DETTI _e_ SIGNORA SORBI.
SORBI. (_entrando indosserà un elegante abito da passeggio_) Buona sera
a tutti.
GINA. (_stringendo la mano_) Ah! Sei tu Berta! qual grata sorpresa!
(_la conduce a sedere sul divano_)
SORBI. Disturbo forse?
ERM. E può pensarlo? (_tra sè_) Una messaggera di quella casa.
SORB. (_a Gina_) Ti dico la verità, credevo trovarti sola, volevo
chiacchierare un poco con te.... E dirti addio.
GINA. Dirmi addio? Parti dunque?
SORBI. Domattina, vado alle miniere, il signor Werle è partito già da
stamane. (_a Gregorio_) Un saluto da parte sua.
GREG. (_Si inchina molto freddamente_).
ERM. Il.... signor Werle è partito e lei va a raggiungerlo?
SORBI. Dica la verità, le pare strano, ciò?
ERM. Da poco tempo a me nulla pare strano.
GREG. Ti darò io, Erminio, la spiegazione di tutto: mio padre sposa la
signora Sorbi.
ERM. (_stupito_) La sposa?
GINA. Ah! Finalmente, davvero ciò mi fa piacere, Berta mia.
RELLING. (_con voce un poco tremante_) È ciò vero, dica? Signora, è ciò
vero?
SORBI. (_sorridendo_) Sì, caro Relling, Gregorio Werle ha detto il
vero, io sposerò suo padre.
RELLING. Si rimarita?
SORBI. A giorni. — Le nozze le celebreremo modestamente lassù alle
miniere.
GREG. (_sardonico_) Come buon figlio le faccio fino da ora i più felici
auguri.
SORBI. Grazie, essi porteranno fortuna al di lei padre e a me.
RELLING. Le posso assicurare che il vecchio Werle è di gran lunga
migliore del veterinario, non si ubbriaca mai, nè picchia sua moglie.
Questa volta sarà più felice.
SORBI. Lasci dormire in pace il mio primo marito.... aveva anche lui le
sue buone qualità.
RELLING. E scusi, ma è vero che il vecchio Werle ne ha delle migliori?
SORBI. (_sorridendo_) E se fosse?
RELLING. ... Questa sera uscirò con Molvik.
SORBI. No, non esca Relling.... per amor mio!
RELLING. E a che serve essere morigerati.... io non ho nessuno. (_a
Erminio_) Tu vieni?
GINA. (_pronta_) No, grazie, mio marito non esce mai di sera.
ERM. (_piano a Gina e bruscamente_) Taci tu.
RELLING. (_stringendo la mano alla Sorbi_) Signora, addio. (_a
Gregorio_) Buona notte Werle. (_esce_)
GREG. (_alla Sorbi_) Mi pare che lei sia molto amica del dottor Relling.
SORBI. Sì, ci conosciamo da molti anni e vi fu un tempo in cui avevamo
stabilito di sposarci.
GREG. Fu una fortuna non effettuare quel matrimonio.
SORBI. Oggi lo credo anch’io.
GREG. E se mio padre venisse a conoscenza di tale relazione?
SORBI. (_sorridente_) Non mi farebbe paura. Io gli ho già detto tutto.
GREG. Davvero?
SORDI. Suo padre, signor Gregorio, conosce tutta la mia vita, non gli
ho nascosto nulla, ma con tutto ciò vuole sempre sposarmi.
GREG. Signora Sorbi, lei è più sincera di quello che non credessi.
SORBI. Lo fui sempre. È sempre un bene, per la donna, dire la verità.
ERM. E tu Gina, cosa ne dici?
GINA. Oh! Io dico che noi donne siamo tanto differenti l’una
dall’altra..
SORBI. Può essere, io per parte mia credo d’aver fatto bene. Del resto
anche il signor Werle mi ha confessato tutto, e fu appunto questa
confidenza reciproca che ci ha uniti, io del resto non lo abbandonerò
mai, e tra poco, avrà molto bisogno del mio aiuto.
ERM. Molto bisogno del suo aiuto?
GREG. (_interrompendo_) Sì, sì, ma non parliamo di ciò ora.
SORBI. È inutile nasconderlo; è affetto da una malattia che presto lo
renderà cieco.
ERM. (_sorpreso_) Diventerà cieco! (_come colpito da un’idea_) Anche
lui.... è strano.
GINA. Pur troppo tali infermità sono comuni.
SORBI. E per un uomo che ha lavorato tutta la vita deve essere penoso
non vederci più. (_cambiando discorso_) A proposito, signor Ekdal, per
gli affari si rivolga sempre al signor Groberg.
GREG. Credo che Erminio non avrà mai più affari con mio padre.
SORBI. Credevo che una volta.....
GINA. Sì, Berta, una volta.... ma ora.... ora Erminio non ha più
bisogno di nulla.
ERM. (_riparlando gravemente_) Signora Sorbi, voglia salutare per
me il suo futuro sposo e dirgli che presto andrò dal suo procuratore
Groberg....
GREG. Che, Erminio, tu vorresti?
ERM. ... dal suo procuratore Groberg per sapere a quanto ascende il mio
debito.... voglio pagarlo ad usura....
GINA. Ma Erminio, tu sai che ora noi non possiamo.
ERM. (_sempre alla Sorbi_) Le dica che lavorerò con tutte le mie forze,
e che se posso condurre a termine la mia invenzione, impiegherò tutto
quanto potrò ricavare per pagarlo.
SORBI. (_alzandosi_) Signor Ekdal!... Qui è successo qualche cosa di
grave.
ERM. Sì, molto grave, ma molto.
SORBI. Allora mi ritiro, non voglio riuscire importuna. (_a Gina_)
Avrei volentieri passato con te un’ora, pazienza, sarà per un’altra
volta. (_bacia Gina. Gregorio ed Erminio si inchinano — Gina accompagna
la Sorbi fino sull’uscio_) Non uscire Gina.
(_La Sorbi bacia ancora Gina ed esce. Gina chiude l’uscio quindi va
a sedersi su una sedia attorno al tavolo colla testa tra le mani_).