ERM. Accendi la lampada.
(_Gina accende la lampada che mette sul tavolo di destra, mentre
Erminio continua a passeggiare concitato_).
GINA. D’altronde non dobbiamo sapere se è davvero il vecchio. Chi non
ti dice che sia Groberg?
ERM. (_severo_) Che c’entra Groberg.
GINA. (_imbarazzata_) Dicevo solamente che... Eppoi non fui io che ho
cercato lavoro per tuo padre.... Sai fu Berta, la signora Sorbi.... Era
un’amica di casa nostra....
ERM. Perchè la tua voce trema?
GINA. (_mettendo il paralume alla lampada_) La mia voce?
ERM. (_le si avvicina e le prende bruscamente una mano_) E anche la tua
mano.
GINA. (_liberandosi dalla stretta di Erminio, fissandolo
risolutamente_) Sì, mio Erminio, che ti hanno detto di me?
ERM. (_parlando lentamente_) Mi hanno detto che tra te e il vecchio
Werle, vi furono un tempo, troppo intime relazioni, quando eri in casa
sua.
GINA. (_con un grido_) No, non è vero. Chi ti ha detto ciò ha mentito,
e.... (_dopo breve pausa_) Allora seppi resistere; egli, sì, egli mi
perseguitava, ma io non volevo saperne, sua moglie poi, s’era accorta
della passione che aveva per me suo marito, e mi maltrattava, mi
maltrattava tanto. (_con dolore_) Un giorno mi ha anche battuta....
forse era l’effetto della gelosia. Quel giorno abbandonai la casa
Werle.
ERM. E dopo?
GINA. Ritornai da mia nonna.... Erminio è duro quello che sto per dire,
e Dio non voglia farmene colpa, ma fu una madre che con le preghiere,
con le minaccie mi indusse.... Allora il vecchio Werle era vedovo.
ERM. Dunque?
GINA. Ebbene, sì, sappilo pure, perseguitata dall’uno, tormentata
dall’altra sono andata.
ERM. (_con un grido_) E questa è la madre di mia figlia! Come hai
potuto ingannarmi fino ad oggi?
GINA. Ho avuto torto, avrei già dovuto dirtelo.
ERM. Dovevi dirmelo alle prime parole d’amore che ti rivolsi. Dovevi
farti conoscere subito.
GINA. E mi avresti sposata allora?
ERM. E lo puoi pensare?
GINA. Ecco perchè non ti dissi nulla. Io ti amavo, ti ho amato
tanto.... Non era giusto che avessi ad essere infelice per tutta la
vita.
ERM. (_passeggiando concitato_) E questa è la madre della mia
Edvige.... E io non sapevo nulla, non m’ero accorto di nulla, e
di tutto ciò che posseggo debbo essere grato a.... al.... al mio
precedessore.... al Werle!
GINA. Dimmi, Erminio, non furono forse felici questi sedici anni che
insieme abbiamo vissuto?
ERM. (_fermandosi innanzi a lei_) Ma dimmi, non ti sei mai rimproverata
quest’inganno? Non pensasti mai che doveva arrivare il giorno della
spiegazione? — Ma rimorsi non ne provi tu?
GINA. Oh, Erminio, ho tanto da lavorare per accudire alle faccende di
casa e agli affari!!
ERM. Non hai mai gettato uno sguardo al passato?
GINA. No, io l’avevo del tutto dimenticato, fosti tu a ricordarmelo.
ERM. (_con disgusto_) Questa tua freddezza mi fa male.... Non un
pentimento, nulla....
GINA. Ma dimmi, Erminio, cosa saresti divenuto se tu non avessi
incontrato una donna come me?
ERM. Come te?
GINA. Sì, come me che di tutto mi accontentavo, che non ti chiedevo mai
nulla?
ERM. (_parlando tra sè_) Cosa sarebbe avvenuto di me?
GINA. Quando mi hai conosciuta eri sopra una cattiva strada.
ERM. E ora dove sono? Ma pensa a quello che io soffro in questo
momento, io che fino a poche ore fa ero così fiero di te.
GINA. Tu ora sei un buon padre di famiglia, un lavoratore; tu
finalmente, oggi, puoi senza pena, pensare al domani; i frutti della
nostra lotta è ora che li raccogliamo. Ora cominciavamo ad essere
felici....
ERM. Ma questa felicità ha le sue origini nell’inganno.
GINA. E quel maledetto Gregorio è venuto a distruggere il nostro lavoro
di sedici anni.
ERM. È vero.... Nell’inganno ero felice.... Ma era un inganno.... E
come posso ora pensare alla mia invenzione, essa morirà con me, ed è il
tuo passato, Gina, che l’ha uccisa.
GINA. (_rattenendo a stento le lagrime_) Erminio, Erminio non parlarmi
così, tu sai quanto ti ho amato, quanto ti amo.
ERM. I miei sogni sono stati distrutti. Quando io, alla notte, studiavo
per la mia invenzione, sognavo di potere con un ultimo sforzo, coronare
la mia opera, sognavo di ottenere il brevetto e quel giorno che sarebbe
stato il più bello, sarebbe stato anche l’ultimo della mia vita —
sognavo capisci, che tu potessi divenire la ricca vedova di un celebre
inventore.... Oh! Oh! Oh!...
GINA. (_asciugandosi gli occhi_) No, non parlare così, non voglio
restare senza di te.
ERM. (_risoluto_) Ora bisogna venire a una vera decisione. Tra noi due
tutto è finito. Tutto.