DETTI _e_ GREGORIO.
GREG. Posso entrare?
ERM. Ah! Sei tu? Vieni pure, vieni.
GREG. (_Gregorio entra e va a stringere la mano ad Erminio e Gina_)
Ebbene amici miei. (_li guarda entrambi, poi all’orecchio di Erminio_)
Non avete concluso nulla?
ERM. (_a voce forte_) Tutto è fatto, Gregorio, fu il quarto d’ora più
terribile della mia vita.
GREG. Terribile, sì ma anche il più nobile. Ora dunque....
ERM. Tutto è accomodato.
GINA. Dio la perdoni, signor Werle, Dio la perdoni!
GREG. (_meravigliato_) Non capisco. — Una simile spiegazione deve dar
luogo a una vita serena, tutta armonia e concordia.
ERM. Lo so, lo so.
GREG. Io credevo che tanto tu, quanto tua moglie mi veniste a
ringraziare, ed invece piangete, siete desolati.
GINA. (_Sorride tristamente e va a levare il paralume alla lampada_).
GREG. Lei, signora Ekdal è giovane, lei non può o non vuole
comprendermi. (_a Erminio_) Ma tu Erminio, tu sai ciò che devi fare
dopo una simile spiegazione.
ERM. Sì, sì, parli bene tu.
GREG. Non v’è nulla di più nobile, di più generoso del perdono; noi
dobbiamo amare, sollevare il peccatore.
ERM. E tu credi che un uomo possa facilmente ingoiare questo amaro
calice che mi hai dato a bere?
GREG. Per un uomo comune, forse, puoi avere ragione, ma per te.... Tu
non sei un uomo come gli altri....
ERM. Sarò come vuoi, Gregorio, ma per ora le tue dottrine non posso
accettarle.... Chissà col tempo.