GREGORIO _e_ VECCHIO WERLE.
GREG. (_dopo breve pausa_) Siamo soli.
WERLE. (_che si sarà avanzato sulla scena_) Nel lasciarmi, ieri sera,
pronunciasti frasi che non ho capito. Poi so che fissi una camera in
casa degli Ekdal.... Gregorio tu hai delle cattive intenzioni contro di
me.
GREG. Voglio aprire gli occhi ad Ekdal; non posso vederlo sceso così in
basso. Ecco tutto.
WERLE. E questo è lo scopo della tua vita al quale alludevi ieri?
GREG. Sì. Tu non me ne hai lasciati altri.
WERLE. Fui io dunque che rovinai il tuo cuore?
GREG. Tu hai rovinato tutta la mia vita... non parliamo, per ora, di
ciò che facesti a mia madre... sei tu, tu solo che io debbo ringraziare
se conduco una esistenza tormentata dai rimorsi.
WERLE. (_stupito_) Dunque la tua coscienza ti rimprovera qualche cosa!
GREG. Io avrei dovuto testimoniare contro te quando ingannasti il
luogotenente EKDAL. Io avrei dovuto dire tutto, io che avevo tutto
capito.
WERLE. (_sardonico_) Già, tu avresti dovuto parlare.
GREG. Non osai, fui vile, ebbi paura di te.
WERLE. Ora però sembrami che tale paura ti sia passata.
GREG. Sì, per mia fortuna. Il delitto commesso da me.... e da altri a
danno di Ekdal, pur troppo non può esser riparato; ma posso però ancora
salvare Erminio dalla vergogna, dal disonore.
WERLE. E credi di fare una buona azione?
GREG. Lo credo.
WERLE. Pensi che Ekdal te ne sarà grato?
GREG. Sì.
WERLE. (_dopo breve pausa_). Lo vedremo.
GREG. Io devo tranquillizzare la mia coscienza ammalata.
WERLE. La tua coscienza non può guarire, fu sempre ammalata.... È
l’unica eredità che tua madre ti ha lasciato.
GREG. (_con riso sardonico_) Non hai dunque perdonato ancora a quella
santa di non possedere quanto tu speravi?
WERLE. Non parliamo di cose che ora non ci hanno a che vedere. Ti
ostini dunque a spingere Ekdal su di una strada che la tua mente strana
crede la migliore?
GREG. Sì.
WERLE. Allora è inutile che ti domandi se intendi ritornare a casa?
GREG. È inutile.
WERLE. E non vuoi diventare mio socio?
GREG. No.
WERLE. Fa quello che vuoi. Però siccome ho deliberato di riprendere
moglie, darò corso ad una separazione giudiziaria dei nostri beni.
GREG. (_risoluto_) È inutile, non li voglio.
WERLE. Non vuoi?
UREO. La mia coscienza non mi permette d’accettarli.
WERLE. (_dopo breve pausa_) Tornerai alle miniere?
GREG. No, e fino da questo momento mi dichiaro sciolto da ogni obbligo
che posso avere contratto verso di te.
WERLE. Che conti di fare dunque?
GREG. Adempiere al compito della mia vita. Null’altro.
WERLE. E dopo? Come farai a vivere?
GREG. Ho dei risparmi.
WERLE. Presto sfumeranno.
GREG. No, dureranno quanto me.
WERLE. Non ti intendo.
GREG. Non ho più nulla a dirti.
WERLE. Allora, addio, Gregorio!
GREG. Addio!
(_Il vecchio Werle se ne va, mentre Gregorio passeggia senza più
guardare il padre_).