SCENA XI.

ERMINIO — RELLING _poi_ GINA _ed_ EDVIGE _e_ DETTO.

ERM. (_guardando nella camera_) Se ne è andato?

GREG. Sì.

(_Erminio e Relling entrano, dopo poco dalla cucina vengono Gina ed

Edvige_).

RELLING. Dunque la colazione è finita.

GREG. (_risoluto_) Erminio, vatti a vestire, dobbiamo fare una lunga

passeggiata.

ERM. Che voleva tuo padre? Ti parlò di cose che mi riguardavano?

GREG. Vieni, dunque. — Dobbiamo parlare a lungo. Vado a vestirmi,

aspettami nella strada, passerò dall’altra parte. (_esce a destra_).

GINA. (_agitata_) Erminio, no, non andare.

ERM. (_andando all’attaccapanni si muta la giacca, si infila il

pastrano e prende il suo cappello di feltro grigio_) Che significa ciò?

Avrà da confidarmi qualche cosa.

RELLING. Mandalo al diavolo... non ti sei accorto che quello è un pazzo?

GINA. (_c. s._) Anche sua madre, sai, troppo sana di mente non era.

ERM. È una ragione di più perchè un uomo abbia a consolarlo. (_a

Gina_) Procura che il pranzo sia pronto per le sette. (_bacia in fronte

Edvige, saluta Relling e Gina, e parte — Edvige si siede sul divano_)

RELLING. Peccato che quell’uomo non sia rimasto sotto qualche frana

alle miniere!

GINA. Che dice mai, Relling?

RELLING. Se parlo così ho le mie ragioni.

GINA. Crede dunque che il figlio Werle sia pazzo davvero?

RELLING. Pur troppo non è un pazzo come noi intendiamo, ma soffre di

una malattia terribile.... la febbre dell’onestà.

GINA. (_sempre agitata_) Che malattia è?

RELLING. È rara.... molto rara. (_salutando Gina_) Grazie della

colazione signora Gina, addio Edvige (_partendo_).

GINA. (_passeggia concitata poi si lascia cadere su una sedia_) Oh!

questo Gregorio Werle.... Questo Gregorio Werle.... fu sempre un

cattivo soggetto.

EDVIGE. (_alzandosi dal divano e avvicinandosi alla madre dice

lentamente tra sè_) Tutto ciò è strano. (_si china e bacia Gina_).

L'anitra selvatica · 第 42 / 72 题