GINA — EDVIGE — RELLING — MOLVIK _e_ DETTI _poi il_ VECCHIO EKDAL.
(_Edvige porta tazze di birra, bottiglia di birra e d’acquavite
con bicchieri. Gina del rostbeaf e dell’insalata di acciughe,
formaggio, frutta, che mettono in tavola. — Relling e Molvik
entrano il primo in giacca, il secondo in abito nero, lungo, da
pastore, ambedue senza cappello_).
GINA. (_ordinando i piatti sulla tavola, ai nuovi venuti_) Oh! bravi,
giungono a tempo.
RELLING. Molvik ha sentito l’odore dell’insalata di acciughe e non ha
più resistito, mi trascinò qui a viva forza (_stringe la mano a Gina_)
Addio, Ekdal (_a Erminio_).
ERM. (_a Gregorio_) Permettimi che ti presenti il signor Molvik,
pastore, il dottor Relling.... ma tu già lo conosci.
GREG. Di vista.
RELLING. Chi vedo, Gregorio Werle.... Noi abbiamo avute parecchie liti
alle miniere di ferro, se ne ricorda? Ed ora alloggia qui?
GREG. Da questa mattina.
RELLING. Di sotto abitiamo Molvik ed io — vale a dire il dottore ed il
pastore. Potete vivere tranquillo.
GREG. Troppo gentile. Chissà che non ne abbia bisogno, ieri eravamo in
tredici a tavola.
ERM. Ti prego, non dire di queste sciocchezze.
RELLING. Tranquillizzati, a te certo non toccherà morire, me ne faccio
garante io.
ERM. Voglio sperarlo.... per la mia famiglia. Ma mettiamoci a tavola e
stiamo allegri.
GREG. E tuo padre?
ERM. Preferisce mangiare nella sua stanza. Siediti dunque.
(_Si siedono attorno alla tavola e cominciano a mangiare e a bere
molto abbondantemente. Gina ed Edvige vanno e vengono portando
e mutando piatti e bottiglie di birra che saranno prestamente
vuotate_).
RELLING. Ieri sera Molvik era alquanto brillo, sa signora Gina?
GINA. Davvero? anche ieri.
RELLING. Non ha sentito il chiasso che abbiamo fatto questa notte?
GINA. No.
RELLING. Buon per lei.
GINA. Ma è vero Molvik?
MOLVICK. (_che mangerà a quattro palmenti dell’insalata di acciughe_)
Non ne parliamo.... non ne parliamo (_mangia_) È il mio cattivo genio.
RELLING. (_a Gregorio_) E quando questo cattivo genio lo acciuffa lo
induce a vagare con lui tutta la notte. (_indicando Molvik che beve
molto_) Vede, anche ora è preso dal demonio.
GREG. (_ride_).
RELLING. Le dico che ora è indemoniato? Resisti Molvik, resisti al malo
genio.
(_Tutti ridono, ma Molvik imperturbabile continua a mangiare e
bere_).
RELLING. (_a Gregorio_) E come può ancora resistere alle miniere?
GREG. Fino ad oggi non mi ci trovai male.
RELLING. E trovò discepoli dei suoi nuovi ideali?
GREG. I miei?... (_sospira_) Ah?
ERM. Quali ideali, Gregorio?
RELLING. Mi ricordo che andava girando tutte le case dei minatori
catechizzandoli alla virtù, obbligandoli a leggere un suo libro
«_L’uomo perfetto_».
GREG. Entusiasmi giovanili!
RELLING. Ha ragione, era molto giovane. E se ben ricordo quando io
era lassù del suo «_Uomo perfetto_» non potè mai trovare neppure
un’incarnazione.
GREG. E lo stesso avvenne dopo.
RELLING. Si è dunque persuaso che è meglio rinunciare alla perfezione?
GREG. Mai, quando non trovo di fronte un vero uomo.
ERM. Forse hai ragione.... Gina favoriscimi un poco di burro. (_Gina dà
il burro_).
RELLING. E del prosciutto per Molvik.
MOLVIK. No, no, non si incomodi.... solo se permette.... (_prende un
altro gran piatto d’insalata di aringhe_).
(_Si batte all’uscio del solaio_).
ERM. Apri, Edvige, il nonno vuol entrare (_Edvige schiude un battente
ed entra il vecchio Ekdal con una pelle di coniglio in mano. Edvige
rinchiude la porta_).
EKDAL. Buon giorno a questi signori e buon appetito. (_mostrando la
pelle_) Oggi sono contento, ne ammazzai uno grosso.
ERM. Perchè l’hai scuoiato da te solo?
EKDAL. E l’ho anche salato. — È una gran carne tenera e buona quella
del coniglio. Buon appetito, signori. (_entra nella sua camera_).
MOLVIK. (_alzandosi presto_) Scusatemi.... scendo un istante....
torno.... scusatemi (_parte di corsa_).
RELLING. (_gli urla dietro_) Prendi dell’acqua di soda ah! ah!
(_ride_) (_a Erminio_) Beviamo dell’acquavite alla salute del vecchio
cacciatore. (_Edvige riempie i bicchieri, i tre si alzano e brindano_)
(_dopo aver bevuto e d’essersi seduto_) Ekdal tu sei un uomo felice...
tu hai uno scopo almeno, pel quale lavori....
ERM. E lavoro, sai, puoi crederlo.
RELLING. Tu hai un modello di moglie, che ti rende cara e dolce la tua
casa.
ERM. Sì, la mia Gina (_rivolgendosi a lei amorosamente_) Tu sei la mia
compagna.
GINA. Via, via, elogi fuori di tempo.
RELLING. Hai Edvige, quell’angelo.
ERM. (_commosso_) Sì.... il mio tutto, Edvige vieni qui.
(_accarezzandole i capelli_) Dimmi, sai qual giorno è domani?
EDVIGE. (_vergognosa_) Non voglio, lo sai bene, non voglio.
ERM. Se potessi fare grandi cose, pur troppo, per la tua festa invece
non ne potrò far poche.
EDVIGE. Ma qualunque cosa tu mi volessi dare non mi colmerebbe di gioia
come il sapere che pensi a me.
RELLING. Abbi pazienza EDVIGE. che Ekdal abbia terminata la sua
invenzione e poi...
ERM. Sì, io a me non penserò, non voglio pensare che al tuo avvenire e
ai vecchi giorni di mio padre. Ecco ciò che chiede il povero inventore.
EDVIGE. (_circondando con un braccio la vita di Erminio_) Caro, buon
papà. (_lo bacia e si alza_).
RELLING. (_a Gregorio_) E lei non dice nulla? non le desta un
sentimento di contentezza questo quadro di felicità domestica?
ERM. Quest’ora è la più bella della mia vita.
GREG. Cosa vuole, negli ambienti infetti io non mi ci trovo bene.
ERM. (_ridendo_) Oh! finiscila una buona volta.
GINA. Ma signor Werle, qui aria infetta non ce n’è, ogni mattina
spalanco le vetriate.
GREG. (_alzandosi_) L’infezione di cui parlo non si può mandare via in
tal modo.
GINA. Che ne dici tu, Erminio?
RELLING. Non è forse lui che ne porta l’aria infetta delle mine?
GREG. No, no, sono io che la porterò alle mine.
RELLING. (_alzandosi e avvicinandosi a lui_). Temo che le ubbie del suo
«_Uomo perfetto_» non sieno del tutto scomparse dal suo cervello.
GREG. No, le porto in petto.
RELLING. Le porti dove vuole, solo la consiglio a non volere fare il
moralista qui.
GREG. E se tale fosse la mia intenzione malgrado i suoi consigli?
RELLING. Penserei io a mandarlo in istrada, ma con un salto solo.
ERM. (_alzandosi_) Ma Relling?...
GREG. (_a Relling incrociando le braccia_) Provatevi.
GINA. (_intromettendosi_) Relling moderatevi, in quanto a lei, signor
Werle, scusi, se l’aria qui non è troppo pura, lei ne è la colpa... fu
la stufa della sua stanza....
EDVIGE. (_che avrà cominciato a sparecchiare la tavola_) Mamma,
picchiano all’uscio.
GINA. Vado a vedere (_entra, ma subito indietreggia spaventata_) Oh!
oh!...