SCENA VII.

GREGORIO _e_ ERMINIO.

ERM. (_a Gregorio che guarda sempre nel solaio gli dice a mezza voce_)

Scusa Gregorio; non guardare ciò che mio padre fa, gli dai soggezione

tu, ed è capace di fare qualche malanno. (_alza la tenda del solaio e

vedesi il vecchio Ekdal chino che lavora, una gallina tenta entrare

in scena_) Via, via, cosa fa qui lei, torni al pollaio. (_chiude i

battenti dell’uscio_) Se non chiudo, queste benedette galline m’entrano

nello studio e Gina non vuole.

GREG. Tu, dunque, fai quello che vuole tua moglie?

ERM. Lascio a lei la direzione della casa, così io posso ritirarmi e

riflettere su cose molto più importanti.

GREG. E sarebbero queste cose importantissime?

ERM. Non te lo dissi ancora, lavoro assiduamente ad una mia invenzione.

Non ne hai mai inteso parlare?

GREG. Mai.

ERM. È naturale, vivendo sempre alle miniere.

GREG. E l’hai finita?

ERM. Non ancora, ma sono già molto, molto avanti. Io non potevo

sacrificarmi per tutta la vita a fare il fotografo.

GREG. Mi diceva ciò anche tua moglie, pochi momenti or sono.

ERM. Io giurai di elevare quest’arte a scienza, ecco lo scopo della mia

invenzione.

GREG. E in che consiste?

ERM. Troppo tempo ci vorrebbe per spiegarla tutta, del resto credo

che non sia la vanità che mi spinge, nè il desiderio di lucro, è per

raggiungere lo scopo della mia vita.

GREG. Lo scopo della tua vita?

ERM. Dimentichi tu mio padre?

GREG. E come c’entra con la tua invenzione?

ERM. Voglio che il nome degli Ekdal torni ad essere onorato.

GREG. Nobile scopo.

ERM. Voglio salvare questo naufrago; egli ha sofferto troppo dal giorno

in cui il giudice per la prima volta l’interrogò. — Hai visto poco fa

quella pistola, con la quale noi tiravamo ai conigli; essa, vedi, ebbe

una gran parte nella tragedia della nostra vita.

GREG. Quella pistola?

ERM. Quando il verdetto dei giurati condannò il luogotenente Ekdal alla

galera, egli impugnò quell’arma, deciso di finirla con la vita....

GREG. Ebbene?

ERM. Non ne ebbe il coraggio. Fu un vile. Perduto, non gli rimaneva

che di uccidersi. — Mi comprendi, Gregorio? Egli si vide crollare e

avvenire e speranze di gloria, tutto. Comprendi tu, come un uomo in

tali condizioni abbia preferito la vita alla morte?

GREG. Io sì lo comprendo.

ERM. E io no. Più tardi.... Egli era in galera.... E io ero solo,

solo al mondo.... Oh! Quelli furono tristi anni, Gregorio; un giorno

vinto dal dolore, mi chiusi in camera mia e mi puntai quella pistola

al petto, ma.... il sole che entrava nella mia camera, il profumo

primaverile che dalle finestre aperte saliva fino lassù alla mia

stanzetta, il rumore delle voci argentine dei bambini arrivavano al

mio orecchio, fecero sì che il mio braccio ricadde.... Che il colpo non

partisse. Fui vile.... Io non so cosa provassi allora, non comprendevo

che altri avessero a ridere mentre io piangevo; mi sentivo solo,

abbandonato, dimenticato da tutti.... Volevo uccidermi, capisci.

GREG. (_triste_) Anch’io ho provato ciò quando è morta la mia povera

mamma.

ERM. Perchè non ho sparato?! Rimasi in vita.... ma credimi ci vuol del

coraggio anche per preferire la vita alla morte.

GREG. È vero, è vero.

ERM. Del resto fu pel mio meglio, se riesco a compiere la mia

invenzione, e il Relling crede che ci riuscirò presto, allora una sola

cosa domanderò al governo: che si permetta al mio vecchio padre, di

rivestire la sua divisa d’ufficiale.

GREG. Egli desidera dunque?...

ERM. Di indossare ancora la sua uniforme. Quando in casa celebriamo

qualche festicciuola egli indossa la sua uniforme ed è felice, ma se

per caso alcuno picchia alla porla, egli per quanto lo permettono le

sue vecchie gambe corre nella sua stanza.... Sempre, capisci, non può,

se tu potessi vedere quanto soffro io allora, è uno strazio all’animo

di un figlio.

GREG. E quando speri avere finito questa invenzione?

ERM. E come puoi chiedere ciò ad un inventore? Tutto dipende

dall’ispirazione, quanto non fai in due mesi puoi compierlo in pochi

minuti, tutto dipende da un’idea, da un ispirazione.... puoi forse

calcolare quando essa verrà?

GREG. Ma vai avanti, almeno.

ERM. Sicuro che vo avanti, io mi occupo costantemente della mia

invenzione e molte sono le notti che passo in camera mia, dinanzi al

tavolo studiando.

GREG. (_accennando al solaio_) E tutte quelle bestie non ti distraggono

troppo?

ERM. No, tutt’altro.... Di qualche distrazione ho pure diletto

anch’io.... eppoi quando le ispirazioni vogliono venire, vengono lo

stesso.

GREG. Erminio, la tua vita ha molti punti di contatto con quella della

tua anitra selvatica.

ERM. Non ti capisco.

GREG. Anche tu scendesti fino al fondo, anche tu ti aggrappasti,

disperato, deciso di morire alle alghe.

ERM. Vuoi tu forse alludere a quel colpo, che come l’anitra, ferì mio

padre, e che ricadde poi su me?

GREG. No, non voglio che tu ne sia stato ferito; ma senza accorgertene

sei caduto in un pantano, senza accorgertene sei attaccato da una

malattia lenta che ti costringerà a morire nell’oscurità.

ERM. (_risentito_) Io? Io morire nell’oscurità? (_con un sorriso_) No,

no.... non dire così.... sono sciocchezze.

GREG. Forse.... perchè io ho giurato di portarti ancora dove l’aria è

pura. Ora ho anch’io uno scopo.... lo trovai ieri.

ERM. Nè io ti cerco quale sia. Solo mi preme farti osservare che ora

io non sono infelice, che le gioie che un uomo può desiderare io ora le

ho.

GREG. Il veleno si è già impadronito di te, Erminio.

ERM. Ti prego, Gregorio, non mi parlare così di lenta malattia, nè di

veleno. Di simili cose disgustose in casa mia non ne parliamo mai.

GREG. Lo credo, lo credo.

ERM. Qui non vi sono emanazioni malsane come tu credi; nella casa del

povero fotografo il letto è basso, la vita è modesta, ma egli è il

solo sostegno della sua famiglia, egli è anche un inventore.... ma non

parliamo più di ciò; guarda, viene la colazione.

L'anitra selvatica · 第 38 / 72 题