ERMINIO _e_ DETTI.
ERM. (_dietro la rete_) Sei già qui? Scusa non ti ho sentito. E tu
Edvige non m’hai avvisato subito. (entra in scena)
GREG. Impiantasti un bersaglio nel solaio.
ERM. (_mostrando una vecchia pistola a due canne_) Con questo
ferravecchio.
GINA. Voi altri due farete del male a qualcuno con la vostra pistola.
GREG. (_sorridendo_). Ti sei dunque dato alla caccia?
ERM. (_sorridendo_) Ogni tanto ammazzo qualche coniglio per
divertimento.
GREG. Gli uomini sono singolari ma i loro divertimenti sono più
singolari ancora.
ERM. È vero.... Abbiamo la fortuna di non avere vicini; non disturbiamo
nessuno. (_mette la pistola in un cassetto della scansia_) Edvige bada
di non toccarla, una canna è ancora carica.
GREG. (_Guardando attraverso la rete nel solaio_) Hai anche un fucile
da caccia?
ERM. Un vecchio schioppo di papà, ma non serve più a nulla per quanto
quel povero vecchio perda delle intere giornate per pulirlo.
EDVIGE. (_avvicinandosi a Gregorio_) Ora potete vedere bene l’anitra
selvatica.
GREG. (_guardando sempre_) È bella, ma perchè tiene quell’ala così
distesa?
ERM. Vi ricevette i pallini di tuo padre.
GREG. Ma trascina anche una zampa?
ERM. Un poco.
GREG. Fu la zampina che il cane gli ha addentato nel portarla a me.
ERM. È meraviglioso che dopo un colpo di fucile, che dopo essere stata
addentata da un cane abbia da stare ancora benone, nevvero?
GREG. Già.
GINA. (_che si sarà sempre occupata nell’apparecchiare la tavola
andando e venendo dalla cucina_) Povera bestia, e dopo essere stata
anche nel fondo del mare.
ERM. Ebbene si va a tavola?
GINA. Tra pochi minuti. Edvige vieni ad aiutarmi. (_Edvige e Gina vanno
in cucina_)