DETTI _meno_ EKDAL.
GINA. (_ridendo ed accennando ad Erminio_) Va ad accendere la pipa!
ERM. Lasciamo che faccia quello che vuole. La riparazione la faremo
domani.
GINA. Domani non avrai tempo.
EDVIGE. (_interrompendo_) Ma sì, mamma.
GINA. Pensa che domani hai da ritoccare quelle copie per quegli
stranieri di faccia. Mandarono qui già parecchie volte.
ERM. (_sbuffando_) Domani saranno finite. Vennero nuove ordinazioni?
GINA. Disgraziatamente no, domani non hai che quel lavoro.
ERM. Null’altro... già è chiaro quando nessuno se ne occupa...
GINA. Perchè parli così? Anche oggi fui per una inserzione sui giornali.
ERM. Sì, i giornali, i giornali... vedo quanto servono. Per la stanza
non è venuto nessuno?
GINA. Non ancora.
ERM. Lo prevedevo... Non ve ne prendete cura! non ve ne prendete
cura!...
EDVIGE. (_si alza e va presso Erminio_) Vuoi il flauto papà?
ERM. No, non voglio nulla (_passeggia concitato_). Domani lavorerò, non
dubitate, tornerò a lavorare come un negro perchè non abbiate a mancare
di nulla.
GINA. Caro Erminio, non parlare così; io non intendevo dirti quanto
pensi.
EDVIGE. (_con voce carezzevole_) Vuoi un poco di birra?
ERM. (_sempre passeggiando_) No, non mi seccate (_dopo breve pausa_).
Cosa hai detto, birra?
EDVIGE. È buona, papà, e fresca.
ERM. (_brusco_) Dammela allora. (_Edvige corre saltellando verso la
cucina, Erminio appoggiato alla stufa la contempla, quando è vicina
all’uscio con voce dolce_) Edvige!
EDVIGE. (_con gioia_) Oh! papà mio. (_corre nelle sue braccia_).
ERM. (_accarezzandola_) Non mi chiamare così. Io ero a una tavola ricca
e non mi sono ricordato di voi. Non ho portato nulla a te, bambina mia.
E mentre io mi divertivo, voi altri due qui....
GINA. (_che è seduta vicino al tavolo, commossa_) Non dire sciocchezze.
ERM. Ma non siete in collera con me, voi sapete che io vi amo.
EDVIGE. (_abbracciandolo_) E noi ti adoriamo.
ERM. Se talvolta sono irragionevole, nervoso, ingiusto....
compatitemi.... mio Dio, ho tanti pensieri per il capo (_asciugandosi
furtivamente una lagrima_) No, non voglio birra, dammi il flauto.
(_Edvige corre alla scansia e prende il flauto che dà ad Erminio_)
Grazie.... tra voi due e col mio flauto mi sento felice anch’io.
(_Edvige si siede vicino a Gina abbracciandola, Erminio comincia
a suonare una danza boema in tempo largo, dopo poche battute
s’interrompe_).
ERM. (_stendendo la mano sinistra a Gina_) Gina mia, la nostra casa è
piccina, ma ci troviamo bene non è vero?
GINA (_commossa gli stringe la mano_).
(_Erminio ricomincia a suonare, in quella si ode bussare alla
porta_).
GINA. (_alzandosi_) Aspetta Erminio, mi pare abbiano bussato.
ERM. (_deponendo il flauto_) Chi può essere a quest’ora?
(_Gina entra a destra_).