SCENA IV.

DETTI _meno_ EKDAL.

GINA. (_ridendo ed accennando ad Erminio_) Va ad accendere la pipa!

ERM. Lasciamo che faccia quello che vuole. La riparazione la faremo

domani.

GINA. Domani non avrai tempo.

EDVIGE. (_interrompendo_) Ma sì, mamma.

GINA. Pensa che domani hai da ritoccare quelle copie per quegli

stranieri di faccia. Mandarono qui già parecchie volte.

ERM. (_sbuffando_) Domani saranno finite. Vennero nuove ordinazioni?

GINA. Disgraziatamente no, domani non hai che quel lavoro.

ERM. Null’altro... già è chiaro quando nessuno se ne occupa...

GINA. Perchè parli così? Anche oggi fui per una inserzione sui giornali.

ERM. Sì, i giornali, i giornali... vedo quanto servono. Per la stanza

non è venuto nessuno?

GINA. Non ancora.

ERM. Lo prevedevo... Non ve ne prendete cura! non ve ne prendete

cura!...

EDVIGE. (_si alza e va presso Erminio_) Vuoi il flauto papà?

ERM. No, non voglio nulla (_passeggia concitato_). Domani lavorerò, non

dubitate, tornerò a lavorare come un negro perchè non abbiate a mancare

di nulla.

GINA. Caro Erminio, non parlare così; io non intendevo dirti quanto

pensi.

EDVIGE. (_con voce carezzevole_) Vuoi un poco di birra?

ERM. (_sempre passeggiando_) No, non mi seccate (_dopo breve pausa_).

Cosa hai detto, birra?

EDVIGE. È buona, papà, e fresca.

ERM. (_brusco_) Dammela allora. (_Edvige corre saltellando verso la

cucina, Erminio appoggiato alla stufa la contempla, quando è vicina

all’uscio con voce dolce_) Edvige!

EDVIGE. (_con gioia_) Oh! papà mio. (_corre nelle sue braccia_).

ERM. (_accarezzandola_) Non mi chiamare così. Io ero a una tavola ricca

e non mi sono ricordato di voi. Non ho portato nulla a te, bambina mia.

E mentre io mi divertivo, voi altri due qui....

GINA. (_che è seduta vicino al tavolo, commossa_) Non dire sciocchezze.

ERM. Ma non siete in collera con me, voi sapete che io vi amo.

EDVIGE. (_abbracciandolo_) E noi ti adoriamo.

ERM. Se talvolta sono irragionevole, nervoso, ingiusto....

compatitemi.... mio Dio, ho tanti pensieri per il capo (_asciugandosi

furtivamente una lagrima_) No, non voglio birra, dammi il flauto.

(_Edvige corre alla scansia e prende il flauto che dà ad Erminio_)

Grazie.... tra voi due e col mio flauto mi sento felice anch’io.

(_Edvige si siede vicino a Gina abbracciandola, Erminio comincia

a suonare una danza boema in tempo largo, dopo poche battute

s’interrompe_).

ERM. (_stendendo la mano sinistra a Gina_) Gina mia, la nostra casa è

piccina, ma ci troviamo bene non è vero?

GINA (_commossa gli stringe la mano_).

(_Erminio ricomincia a suonare, in quella si ode bussare alla

porta_).

GINA. (_alzandosi_) Aspetta Erminio, mi pare abbiano bussato.

ERM. (_deponendo il flauto_) Chi può essere a quest’ora?

(_Gina entra a destra_).

L'anitra selvatica · 第 19 / 72 题