SCENA III.

DETTI _e il_ VECCHIO EKDAL.

EKDAL. (_a Erminio_) Sei tornato?

ERM. Or ora.

EKDAL. Non mi avevi visto?

ERM. No, ma appena seppi che tu eri stato là, ti volli seguire.

EKDAL. Va bene, va bene. — E chi erano quegli invitati?

ERM. C’erano dei consiglieri, dei ciambellani.

EKDAL. (_assentendo col capo_) Senti Gina, è stato con dei consiglieri,

con dei ciambellani.

GINA. Era dunque una festa di gala?

EDVIGE. (_ingenuamente_) E cosa hanno fatto questi signori Consiglieri,

hanno cantato? Hanno letto?

ERM. No, hanno detto molte sciocchezze. Volevano che io declamassi.

EKDAL. E non hai voluto?

ERM. No! non ero mica andato là per divertirli, a loro tocca far

divertire, loro che passano la vita a pranzi e colazioni.

GINA. Non avrai detto ciò a loro?

ERM. Sotto altra forma. (_sprezzante_) In fine, poi, per poco non si

accendeva una discussione sul Tokai.

EKDAL. Oh! il mio vino favorito!

ERM. Ma non parliamo più di ciò... del resto erano persone amabili e

ben educate.

EDVIGE. (_accarezzando Erminio_) Papà, come sei carino in marsina.

ERM. Nevvero? Pare sia fatta per me, solo mi è stretta di spalle, dammi

la mia giacca.

EDVIGE. Subito (_corre all’attaccapanni e prende una giacca che Erminio

si infila dopo essersi levato il frak_).

ERM. (_a Gina_) Domani mattina subito mandala a Moldik.

GINA. Non dubitare. (_dà ad Edvige il frak che l’appende

all’attaccapanni_).

ERM. così sto più comodo, eppoi è più adattata a me. Nevvero Edvige?

EDVIGE. Sì, papà.

(_Il vecchio Ekdal va alla poltrona innanzi alla stufa di ghisa e

si siede_).

ERM. E sono bello lo stesso anche se mi levo questa cravatta che mi

strozza, dillo tu. (si leva la cravatta).

EDVIGE. Sei sempre bello con questi baffoni e coi tuoi capelli ricci.

ERM. (_sorridendo_) Dì piuttosto arruffati. (bacia Edvige).

EDVIGE. (_tirando per la giacca_) Papà.

ERM. Cosa vuoi?

EDVIGE. Tu lo sai quello che voglio.

ERM. Non so niente io.

EDVIGE. (_con voce piagnucolosa_) Non farmi penare, brutto cattivo.

ERM. Cosa vuoi?

EDVIGE. Cosa mi hai promesso?

ERM. (_battendosi la fronte_) Scusami piccina mia, me ne sono

dimenticato.

EDVIGE. Tu vuoi scherzare, ma non ci credo.

ERM. No, non scherzo, ti prego scusarmi. Però ho qualche cosa per te

(_va alla marsina e ne prende una carta_) Prendi.

EDVIGE. Ma questo è un pezzo di carta.

ERM. È il _menù_; qui sta la lista di tutto ciò che ho mangiato. — Via

Edvige, per poche ghiottonerie non mettere il broncio.

EDVIGE. Grazie. (_caramente prende il menù e si siede sul divano senza

leggerlo, Gina le fa dei cenni ed Erminio se ne accorge_).

ERM. Ebbene cosa c’è? Un padre di famiglia per esser buono, per essere

perfetto non può nemmeno dimenticarsi la più piccola cosa. Per cosa

da nulla si devono vedere visi lunghi e corrucciati. Ciò non voglio,

non voglio. (_fermandosi vicino a Ekdal_) Papà hai guardato là dentro?

(_accenna nel fondo_).

EKDAL. E puoi dubitarne? È andata nel cesto.

ERM. Sì? Allora comincia ad addomesticarsi.

EKDAL. Però dobbiamo fare dei miglioramenti.

ERM. Vieni qui allora babbo, parliamo sul da farsi.

EKDAL. Ora no; lascia che vada ad accendere la pipa. (_entra nella sua

stanza_).

L'anitra selvatica · 第 18 / 72 题