DETTI, SORBI, WERLE, INVITATI, SERVITORI, _poi_ GROBERG _e_ EKDAL.
SORBI. (_prendendo per mano Werle padre_) Non una parola di più: a lei
la luce fa male.
WERLE. (_liberandosi dalla stretta della Sorbi a mezza voce_) Non ha
torto.
(_Pietro e Giovanni portano il punch_).
SORBI. (_andando alla porta_) Chi di lor signori vuole il punch
favorisca di qua.
SIG. A. (_sull’uscio_) Mi dica è vero che lei ha proibito di fumare.
SORBI. Verissimo.
SIG. B. E perchè?
SORBI. Perchè l’ultima volta approfittaste troppo del permesso datovi.
SIG. A. E il verdetto è inappellabile.
SORBI. Inappellabile.
(_la maggior parte degli ospiti entrano in scena, distribuendosi a
capannelli: a ciascuno i domestici portano il punch_).
WERLE. (_a Erminio che appoggiato al camino guarda un album di
fotografie_) Cosa studia Ekdal?
ERM. Guardo queste fotografie.
SIG. A. (_che sarà sdraiato in una poltrona_) E non ne portò delle sue?
ERM. No.
SIG. A. Fece male. Se è lecito, perchè?
SORBI. Perchè, caro consigliere, quando si è invitati a pranzo non
s’ama parlare del proprio lavoro (_continua a ridere e scherzare con
gli invitati. Erminio è tornato a sfogliare l’album_).
GREG. (_avvicinandosi ad Erminio_) E tu non parli?
ERM. Perchè vuoi che parli? Ascolto.
SIG. B. (_a Werle_) Il vino di Ekdal fa bene, nevvero?
WERLE. Il tokai che avete bevuto oggi posso garantirvi che è genuino.
Questa fu una delle migliori annate.
SIG. A. Di un gusto squisito.
ERM. (_che si sarà allontanato dal camino, bonariamente dice_) Il gusto
del vino varia di anno in anno?
SIG. C. (_ridendo_) Non ve ne intendete dunque?
WERLE. (_che sarà andato ad appoggiarsi al camino, sorridendo_) Non è
confortante per chi vi procura dare dei migliori vini.
SIG. C. Al vino avviene quello che sapete colle fotografie! Hanno
bisogno del sole, nevvero?
ERM. Di certo, il sole fa il suo dovere.
SORBI. Come per i consiglieri. (_si rivolge ad A. B. C._) Hanno bisogno
di vederci ben chiaro.
SIG. A. Badi, è una malignità questa.
SORBI. Tutt’altro, affermo solo che i vini vecchi sono i migliori.
SIG. C. E metterebbe me tra i vini vecchi? (_sorridendo_) Il cielo me
ne scampi.
SIG. A. Dica la verità, mi annovera tra quali vini?
SORBI. Tra i vini dolci. (_prende un bicchiere di punch e continua a
scherzare_)
WERLE. Signora Sorbi, lei sa tenerli a bada tutti questi signori. (_a
Pietro che è in fondo della scena_) Ma Pietro sta attento ai bicchieri.
(_Pietro torna ad empire i bicchieri_) Gregorio, bevine un altro sorso
con me. (_vedendo che il figlio non si muove_) E lei pure, signor
Ekdal, a tavola non ebbi occasione di brindare con lei.
GROBERG. (_affacciandosi alla porta di destra che dà agli uffici_)
Signor Werle, non posso uscire.
WERLE. Hanno chiuso il portone?
GROBERG. Sì, e il facchino ha portato via la chiave.
WERLE. Passi di qua....
GROBERG. Non sono solo.
WERLE. Non importa.
(_Groberg e il vecchio Ekdal entrano in scena, nel vedere il
vecchio Werle retrocede di qualche passo turbato_).
GREG. Ah!...
(_Gli ospiti cessano dal parlare, Groberg ed Ekdal attraversano la
scena_).
EKDAL. (_inchinandosi_) Mi scusino, mi scusino, (_torna per la porta in
fondo_).
WERLE. (_mormora fra i denti_) Sciocco d’un Groberg.
GREG. (_stupito e fermando Erminio_) Ma quello non è....
SIG. A. Chi è? chi è?
GREG. (_ravvedendosi_) Il segretario di mio padre e un impiegato.
SIG. C. (_a Erminio_) Lo conosceva lei quel vecchio?
ERM. (_con voce spenta_) Io.... no.
SORBI. (_non vista si avvicina a Pietro_) Dà qualche cosa a quel
vecchio.
PIETRO. (_inchinandosi_) Corro. (_parte_).
GREG. (_che si è avvicinato ad Erminio a voce bassa_) Dunque era
proprio lui.
ERM. Sì.
GREG. Era qui, e non l’hai salutato?
ERM. (_con voce commossa_) Ma cosa avrei dovuto fare?
GREG. Riconoscerlo! È tuo padre.
ERM. (_con dolore_) Se tu fossi al mio posto.
(_La conversazione che s’era assopita è tornata a divenire
rumorosa_).
SIG. B. (_avvicinandosi a Gregorio ed Erminio_) Scommetto che rievocate
gli anni in cui eravate studenti. Signor Ekdal posso offrirle un
sigaro.... ah! è vero che qui non è permesso.
ERM. Grazie, non fumo.
SIG. A. Lei, vede, signor Ekdal, dovrebbe declamarci qualche cosa, una
volta era così bravo.
ERM. Mi rincresce, non mi ricordo più di nulla.
SIG. B. Peccato, peccato. (_si allontanano e seguono gli altri invitati
che sono già nella stanza in fondo_).
ERM. (_triste a Gregorio_) Bisogna che me ne vada, saluta tuo padre per
me.
GREG. Vai a casa tua?
ERM. Sì, perchè me lo domandi?
GREG. Più tardi forse verrò da te.
ERM. No, è meglio che tu non ci venga, uscendo da una festa così grande
ti sembrerebbe troppo triste. Ci troveremo in città.
SORBI. (_che viene dal fondo_) Se ne va, signor Ekdal?
ERM. Sì, signora.