SCENA III.

GREGORIO _e_ ERMINIO.

ERM. (_che ha udito il discorso del vecchio Werle, avvicinandosi a

Gregorio_) Non dovevi invitarmi (_si siedono su un divano_).

GREG. Il pranzo fu dato in mio onore, almeno così hanno detto, e non

dovevo invitare il mio migliore amico?

ERM. Ti ringrazio, ma ciò deve aver recato dispiacere a tuo padre; io

non vengo mai in casa tua.

GREG. Lo so. Ma io volevo vederti, parlarti; presto ripartirò e sono

tanti anni che siamo divisi.

ERM. Quasi sedici anni.

GREG. Lascia che ti guardi, sei diventato un pezzo d’uomo, della salute

non puoi lagnarti.

ERM. (_triste_) Il fisico non ha sofferto, ma il cuore!... (_si passa

una mano sulla fronte_) La sciagura che mi è toccata.

GREG. (_triste anch’esso abbassando la voce_) Lo so.... e ora come sta

tuo padre?

ERM. Ti prego, non parliamone. L’infelice vecchio vive presso di

me.... non ha nessun altro al mondo.... parliamo delle tue miniere sarà

meglio.

GREG. Sì hai ragione, (_si siedono su due poltrone in faccia al

camino_) Nelle mie miniere, nella mia cara solitudine io pensavo a te,

alla nostra amicizia.

ERM. (_interrompendolo e stringendogli la mano_) Grazie, grazie, ora

sono certo che sei sempre lo stesso Gregorio.

GREG. Che intendi dire?

ERM. Dubitavo che dopo.... la disgrazia che mi colpì.... del resto

sarebbe stato naturale.... per un pelo tuo padre non fu immischiato in

quel losco affare.

GREG. E per questo io avrei dovuto amarti meno? Chi ti mise mai simili

idee pel capo?

ERM. So che è vero, eppoi anche tuo padre me lo disse.

GREG. (_sorpreso_) Mio padre!... (_dopo breve pausa_) Ecco perchè non

ti facesti più vivo.

ERM. Già....

GREG. T’intendo sei diventato fotografo?

ERM. Fu tuo padre che mi consigliò di non avvertirti.

GREG. (_presto_) Forse ha avuto ragione. Ma ora, almeno, sei contento

della tua nuova professione?

ERM. (_sospira_) Perchè no? Oramai mi ci sono avvezzato. Sul principio

l’osso era duro a rodere.... ho dovuto troncare i miei studi.... Tutto.

Dopo la disgrazia di mio padre non m’era rimasto un soldo.... Ah!

Gregorio che vergogna!... che vergognai...

GREG. Lo so, lo so.

ERM. Di tutto quanto avevamo non restava che una obbligazione verso tuo

padre.

GREG. (_scuote mestamente il capo_).

ERM. Capii che per sdebitarmi dovevo cambiar vita. Il signor Werle mi

consigliò ed anzi mi ha aiutato.

GREG. Mio padre?

ERM. Sì, fu lui che mi ha dato i denari per impiantare il mio

laboratorio.... Ed è costato caro sai? Credevo te l’avesse scritto.

GREG. No, si sarà dimenticato, ci scrivevamo solo per affari.... Dunque

fu lui.

ERM. Sì, lui ha pensato a tutto, ed ha anche combinato il mio

matrimonio. Questo lo sapevi?

GREG. No. (_stringendogli la mano_) Ma le tue parole mi fanno piacere,

mi persuadono che anche mio padre ha....

ERM. Del buon cuore, sì molto ne ha....

GREG. (_stringendogli forte la mano_) Grazie, grazie.... E spero che

tua moglie ti farà felice....

ERM. Sono felice, è una buona e brava donna che non manca di educazione.

GREG. (_tra sè_) No, non può essere lei.

ERM. Se tu mi verrai a trovare, sono certo che non riconoscerai più la

Gina.

GREG. (_meravigliato_) La Gina?

ERM. Non ti ricordi, quella giovane che fu dama di compagnia di tua

madre?

GREG. (_fissando Erminio negli occhi_) Gina Hansen; quella che

assistette la mia povera mamma.

ERM. Appunto. (_con un sorriso_) Vedi che il signor Werle ti aveva

scritto qualche cosa.

GREG. (_alzandosi e passeggiando_) Sì, sì.... mi pare, mi pare, (_si

siede sul bracciale della poltrona dov’è seduto Gregorio_) E fu mio

padre che ti fece conoscere lei?

ERM. Gina non restò molto tempo in casa tua, erano gli anni in cui tua

madre stava male; un anno o due prima della sua morte.

GREG. (_serio_) L’anno stesso. Continua.

ERM. E poi ritornò presso sua madre che faceva l’ostessa, fu appunto in

casa sua che tuo padre affittò per me una stanza.

GREG. Vi siete conosciuti?

ERM. E ci siamo amati.

GREG. (_torna ad alzarsi e passeggia di nuovo_) E fu quand’eri già

fidanzato che.... che ti diede i mezzi per aprire una fotografia?

ERM. Sì, voleva vedermi a posto. Che dovevo fare?... E poi avevo il

vantaggio che a quest’arte Gina non era del tutto estranea.

GREG. Tutto vi andava a meraviglia.

ERM. (_alzandosi_) Era così ben combinato!

GREG. Hai ragione.... Mio padre per lei fu una provvidenza.

ERM. (_commosso_) Egli non ha abbandonato nella sventura il figlio del

suo vecchio amico. Credimi, ha cuore.

L'anitra selvatica · 第 8 / 72 题