Fu a Parigi che avvenne ciò che Nancy già da tempo vagamente aspettava e
paventava.
Ella era sola all'albergo, nel suo salotto. Fräulein era andata con
Anne-Marie--e con un grosso volume sulla Rivoluzione Francese sotto al
braccio--al Giardino delle Tuileries.
Il ragazzo del «lift» bussò alla porta e annunciò una visita; subito,
senza attendere consenso, un signore entrò. Era Aldo! Aldo, colla barba
quadrata, e un occhialetto pendulo--Aldo, immacolato e irreprensibile,
col cilindro in mano.
Egli si fermò sulla soglia, guardando in viso a Nancy. Poi si avanzò,
depose il cappello su una sedia, stese ambe le mani ed esclamò con voce
bassa e fervida:
--~Nancy!~
Nancy era balzata in piedi, ed ora, col respiro rapido ed affannoso, gli
stava innanzi pallida e sottile nella chiara vestaglia. Egli fece un
altro passo verso di lei, sempre con le braccia tese. Allora Nancy
avanzò una mano diffidente che suo marito afferrò e strinse tra le sue.
Sul dito mignolo di Aldo brillava un anello di brillanti.
Egli chinò il lucido capo nero sulla fredda manina di Nancy, e la baciò.
--Sia ringraziato Iddio!--mormorò, e si abbandonò sopra una seggiola.
Nancy si domandò confusamente per che cosa egli ringraziasse Iddio.
Veramente neppur Aldo lo sapeva esattamente; ma gli pareva una frase
appropriata alla situazione; e d'altronde non ne aveva altra di pronta.
Vi fu un imbarazzante silenzio. Aldo lo ruppe:
--Nancy! sono ritornato!
Nancy disse:
--Sì.
E i suoi pensieri si aggirarono sconnessi intorno alla sua barba e al
suo anello di brillanti.
--In tutto questo tempo cosa avrai pensato di me? Chi sa quali crudeli
pensieri hai avuto!
No. Nancy non aveva avuto dei crudeli pensieri.
--Ed ora non mi ami più!
Nancy lo guardò con espressione smarrita, e sorrise, senza quasi sapere
perchè.
Aldo non volle accorgersi del sorriso; e disse:
--Nancy! Nancy! Non potrai mai perdonarmi?
--Ma sì, ti perdono,--disse Nancy, e sorrise ancora.
Le pareva di sognare. Le pareva una cosa strana e comica che questo
signore colla barba quadrata e l'occhialetto ciondolante fosse qui a
domandarle perdono e a parlarle d'amore. Nulla in lui le pareva
menomamente noto familiare. I suoi capelli, che prima soleva portare
divisi in mezzo, ora erano spazzolati indietro dalla fronte e
ondeggiavano lisci e lucidi in una gran massa nera; la sua barba a
ventaglio gli trasformava la faccia, e gli dava un'aria di pittore
francese; persino il suo cappello, alto, quadrato, coll'orlo piccolo,
giacente sulla sedia, aveva in sè qualche cosa di assolutamente alieno e
straniero.
--Perchè ridi?--disse Aldo.
E il tono di vanità offesa nella sua voce, scosse e ridestò la memoria
di Nancy, e la richiamò alla realtà delle cose.
--Non rido,--disse.
E d'un tratto cominciò a piangere.
Era questo l'atteggiamento che Aldo si era aspettato, e a cui sapeva
tener testa. Una donna silenziosa e fredda, con occhi vitrei e un
sorriso ambiguo, era un essere inquietante che lo metteva a disagio. Ma
una donna piangente--Aldo ne aveva visto tante, e sapeva come
confortarle.
Subito le fu accanto chinandosi sopra il viso nascosto, cingendole con
un braccio le spalle sottili.
--Nancy! non piangere, te ne prego! Sono stato un infame, una canaglia;
ma, te lo giuro! ho creduto di far bene. Ed espierò, espierò. Ti renderò
in tanta felicità le tue sofferenze di questi anni passati!
Ella piangeva sempre, colla faccia chiusa tra le mani e le spalle scosse
dai singulti.
--Sono ricco,--continuò Aldo.--Ho tanti denari, che non sapremo come
spenderli.
Le sussultanti spalle cessarono d'un tratto di muoversi. Parevano
aspettare, ascoltare... V'era molta diffidenza in quelle esili spalle
aspettanti.
Aldo proseguì:
--Non aver paura. Non ho giocato; non ho fatto nulla di scorretto o di
disonorante. Il denaro mi è stato lasciato--egli s'avvide che le esili
spalle erano immobili, rigide nell'attesa--da una... da una vecchia
persona, a cui ho potuto essere utile. Questa persona è morta e mi ha
lasciato tutto il suo patrimonio. L'ho meritato. Sono stato molto buono
per lei...
Le spalle ondeggiarono in un profondo sospiro. Sospiro di sollievo o di
disperazione? Aldo ne era incerto.
--Dunque ora avranno fine le tue pene, Nancy mia. Ho già assegnato a te
e alla bambina una somma importante... Così non sarai più obbligata a
sfruttare Anne-Marie.
Nancy balzò in piedi, sfuggendo a lui; e lo guardò atterrita. Che cosa
aveva detto? «Sfruttare Anne-Marie!»... _Sfruttare Anne-Marie?_ Lui
poteva credere questo? Altri potevano credere questo?..... che ella
sfruttasse Anne-Marie?
Nancy si coprì il viso e scoppiò in disperato, irrefrenabile pianto.
Singhiozzava e gemeva, torcendosi le mani. Aldo, guardandola, comprese
che questo non era il pianto che egli era avvezzo a udire e a
comprendere. In questo pianto erano tutte le speranze infrante di Nancy;
tutte le sue aspirazioni perdute; tutto ciò che per amore di Anne-Marie
ella aveva sacrificato e soffocato, e cercato con preghiere e
flagellazioni di scordare. Il suo lavoro, il suo Libro, le sue speranze,
i suoi sogni di gloria--tutte le cose che aveva messo sotto ai piedini
di Anne-Marie e che essa, correndo alla celebrità, aveva così gaiamente
calpestato--risorsero nella sua memoria come spettri di esseri
trucidati. Nancy ricordò le splendide ali del suo proprio Genio ch'essa,
per dar libero volo ad Anne-Marie, si era divelte penna a penna--e le
ferite s'aprirono e sanguinarono ancora.
--Non è vero ch'io abbia sfruttato Anne-Marie,--disse, levando verso
Aldo le iridi acquarellate di pianto;--tutto il denaro che ha guadagnato
nei suoi concerti è stato messo via per lei. E' sacrosanto. Nessuno lo
ha toccato.
--Allora come avete vissuto?--chiese Aldo.
--Ho preso dei denari a prestito,--diss'ella con occhi di collera e di
sfida.--Tanti denari, che renderò quando potrò.
--A chi?--chiese Aldo, aggrottando le ciglia.
Nancy non rispose.
--Puoi ripagarli subito,--diss'egli col viso cupo.
E non parlò più. La frivola pendola sul caminetto suonò le quattro con
tintinnante cariglionetta.
--Dov'è la bambina?--chiese Aldo a bassa voce.
--E' uscita.--Il viso di Nancy si fece duro come la pietra.--Non voglio
che tu la veda. Non voglio che sia turbata e agitata.
--Nancy!--esclamò Aldo, e il suo viso si scolorò;--io devo vederla. Tu
non puoi vietarmelo! Nancy, non sarai così spietata! Da più di sei anni
mi struggo giorno e notte pensando a lei. Non ho sognato altro, non ho
desiderato altro che rivederla! Ogni notte sono stato sveglio delle ore
e delle ore pensando a questo incontro. Mi dicevo: quando sarò ricco,
quando sarò libero--Nancy fremette e rabbrividì--andrò a cercarle... Le
troverò povere, derelitte, in lotta colle necessità dell'esistenza... E
allora arriverò... nella meschina strada dove esse stanno... arriverò in
una carrozza a due cavalli, due bei cavalli bianchi che piaceranno ad
Anne-Marie...--gli occhi di Aldo erano pieni di lagrime, ma Nancy lo
guardava fredda, attonita, quasi non potendo credere a tanta puerile
incoscienza.--E allora...--la voce di Aldo si ruppe in un
singulto--pensavo: guarderanno dalla finestra e mi vedranno... E io
allora dirò: Sono venuto a portarvi via!... via dalla povertà, dalla
miseria, dalla solitudine... a portarvi via per sempre con me!
Aldo si coprì il volto colle mani, e le lagrime piovvero sull'anello di
brillanti.
--Ma allora... invece, ho saputo... ho letto... nei giornali... dei
successi di Anne-Marie! E avrei voluto correre a sentirla. Ma come
potevo vedere la mia bambina... la mia bambina... lì, davanti a mille
estranei... mentre io, io... suo padre...--l'angoscia lo rese
incoerente.--E dire che non l'ho mai udita, non l'ho mai
udita!--singhiozzò.
Le labbra di Nancy rimasero chiuse. Il suo cuore era chiuso. Non parlò.
Aldo fissò in lei le inondate pupille, e avrebbe voluto che anche lei
piangesse.
--Non mi perdoni? non mi perdoni?--singhiozzò.
Nancy col capo fece cenno di sì.
--Ma non vuoi più che si torni insieme? Non potremo mai più essere
felici tutt'e tre?
--No,--disse Nancy.
--Mai?--e la barba di Aldo si mosse stranamente.--Mai?
--Mai,--disse Nancy, e un brivido di avversione le fece stringere i
gomiti al corpo.
Allora Aldo pianse e delirò. Da sei anni sognava l'istante di rivedere
lei e la bambina; da sei anni aveva fatto ciò che aveva fatto per amore
di lei e della bambina; aveva fantasticato e macchinato, aveva
pazientato e sofferto per lei e per la bambina; non aveva vissuto che
col pensiero di lei e della bambina; e non potrebbe andare avanti a
vivere--no! non un giorno, non un'ora!--senza di lei e della bambina!
E dicendo tutto questo era sincero, e credeva di dire la verità. E le
sue parole diventavano più vere mentre egli le diceva, e mentre leggeva
sul viso di lei che ogni preghiera era vana.
--Oh, Nancy! Nancy! Nancy!--Egli le afferrò la fredda mano snervata e la
strinse disperatamente,--mi lascerai rivedere la bambina! Deciderà lei
di me, della mia vita. Se lei mi scaccia, andrò via. Ma se lei mi
vuole, se si ricorda di me e mi dice di restare, promettimi, Nancy, che
non mi scaccierai! Promettimi! oh, prometti! Non ti lascerò, non ti
lascerò finchè non avrai promesso!
Ma Nancy non volle promettere.
--Nancy!--singhiozzò Aldo,--ricordati come ci siamo amati! ricordati i
giorni sul Lago Maggiore! ricordati quando scrivevi il tuo Libro, e me
lo leggevi la sera, colla testa poggiata al mio braccio. Ricorda tutto,
Nancy, e promettimi che se la bambina mi dice di restare, lo dirai anche
tu!
Ma Nancy non volle promettere.
--Nancy! Nancy! hai dimenticato i tristi giorni di New York? I giorni di
miseria e di fame che attraversammo insieme? Per la memoria di quei
tristi giorni nella casa dei Schmidl, per il ricordo della mia piccola
stanza buia, che d'allora in poi ho tante volte sospirata e rimpianta,
perchè attraverso la porta socchiusa vedevo te e la piccina che
dormivate... Nancy, in nome di tutte quelle tristezze, prometti!
Ma Nancy non poteva promettere.
--Ma non ti ricordi, Nancy, Nancy! quando Anne-Marie era malata? Aveva
la rosolìa,--singhiozzò Aldo,--e non voleva mangiare che il latte che le
scaldavo io... e non voleva dormire se non mi teneva la mano... Oh,
Nancy! Nancy! non vuoi ricordare... e promettere?
E questo Nancy lo ricordò.--E promise.
Rimasero seduti silenziosamente aspettando il ritorno di Anne-Marie.
Nessuno dei due parlò più. Aldo prese dal tavolo un ritrattino della
bimba col violino, e lo tenne tra le mani, guardandolo lungamente, coi
gomiti appoggiati alle ginocchia. Poi inclinò la testa, e rimase così,
colla fronte stretta alla piccola fotografia di sua figlia.
L'inconscia Arbitra di Destini arrivò correndo per il corridoio; teneva
un pallone del Bon Marché legato con una cordicella al suo polso. Era un
grande pallone rosso colle parole «Bon Marché» in caratteri d'oro
sull'enfiata faccia; ed era stato causa di intensa mortificazione a
Fräulein, per tutto il percorso dell'affollato Boulevard des Italiens.
--La gente ti riconoscerà,--aveva detto per istrada ad Anne-Marie,--e
allora non ti si prenderà più sul serio; e non si prenderà sul serio
neppure la tua musica. Non è decoroso che una grande artista vada
attorno con quello stupido pallone.
--Questo non è più stupido degli altri palloni,--disse Anne-Marie
colpendone leggermente la turgida testa rossa e guardandolo ascendere
lentamente per tutta la lunghezza della cordicella.
Poi lo tirò giù di nuovo, e un lieve colpo di vento lo mandò a battere
contro la faccia di Fräulein.
Fräulein fu molto irritata.
--Veramente, io non capisco come una persona che eseguisce la Sonata di
Beethoven...
--Quale Sonata?--chiese Anne-Marie che era versata nell'arte di far
girare la conversazione.--La Kreutzer o la Frühling? Io preferisco la
Kreutzer...
Poi introdusse forzatamente le sue dita sotto al braccio rigido e
resistente di Fräulein; e le trotterellò gaiamente a fianco lungo il
Boulevard. E Fräulein era felice. Il pallone picchiava lievemente contro
al suo cappello, ma poco gliene importava. Si limitò a dire che avrebbe
preferito che sul pallone fosse stato scritto «Louvre» invece di «Bon
Marché», che era un negozio così democratico.
... Anne-Marie entrò nel salotto traendosi dietro il pallone.
Fräulein, vedendo che vi era una visita, si ritirò in camera sua.
Anne-Marie era avvezza alle visite; era abituata a trovar gente che la
aspettava. E vedendo questo straniero che era balzato in piedi al suo
apparire, e che ora la fissava con occhi veementi e lagrimosi, ella
stese la tiepida manina a salutarlo. Anne-Marie aveva già visto molti
stranieri, e molti occhi lagrimosi. Non ne fu dunque nè commossa nè
sorpresa.
--«Bonjour», diss'ella, giudicando dalla barba.
Poi si appressò a sua madre.
--Guarda il mio pallone, Liebstes,--disse, facendo scivolare il
cordoncino dal suo polso.
Subito il pallone salì, rapido e lieve, e andò a battere pian piano
contro la soffitta. Gli occhi disperanti di Anne-Marie lo seguirono...
La stanza era alta. La cordicella pendeva lontana, fuori della portata
d'ogni mano umana.
Ma l'uomo colla barba le aveva afferrato il polso, e glielo baciava.
--~Anne-Marie!~
Anne-Marie ritrasse la mano e se la stropicciò lievemente sulla veste.
Egli ripetè:
--Anne-Marie!--con voce rauca, e congiungendo le
mani.--Guardami,--disse.
E, docili, gli occhi celesti lasciarono il soffitto e si posarono sul
volto di lui.
--Bimba mia, bimba mia! Ti ricordi di me?
--Sì,--disse prontamente e inveracemente Anne-Marie.
(In simili occasioni Fräulein l'aveva tante volte rimproverata se
rispondeva «no».
--E' scortese dire: «no» a quel modo. Per non offendere devi dire:
«Forse... non sono sicura... Mi pare di ricordarmi...--ammoniva la
Fräulein.
Ma Anne-Marie amava di essere breve.--Oh! se non devo dire di no, dirò
di sì!
E così fece anche stavolta).
Il sangue era corso come una fiamma sulla fronte di Aldo. Egli cadde in
ginocchio davanti alla bambina e le prese le mani, e se le premette
sugli occhi e sulle labbra:
--Piccola mia! Piccola mia!--e le facili lagrime meridionali gli
piovvero dagli occhi.
Anne-Marie disse a sè stessa:--Questo deve essere un musicista
tedesco.--Finora soltanto i musicisti tedeschi erano stati a questo
punto espansivi ed eccitabili.
Si volse a interrogare con gli occhi sua madre, ma questa teneva chinato
il capo.
--Posso rimanere, posso rimanere, Anne-Marie? Vero, che non vuoi ch'io
torni via tutto solo? Dillo, dillo a tua mamma, che mi lasci restar qui
e aver cura di voi!
Anne-Marie fu molto sorpresa.
--A noi non piace che si abbia cura di noi,--disse. E soggiunse per non
offendere questa strana persona:--Grazie lo stesso.
Aldo rise traverso le lagrime.
--Cara, cara adorata!--e le baciò la manica della giacchettina.
Anne-Marie era una persona ragionevole e non le piacevano le emozioni
degli sconosciuti. E poi, aveva fretta.
--Addio,--disse risoluta.--Se volete un autografo ve lo dò.
Aldo l'afferrò per le gracili spalle, fissandole negli occhi lo sguardo
smarrito e disperato.
--Ma, Anne-Marie! Anne-Marie! Non mi riconosci? Hai detto, hai detto che
ti ricordavi di me! Non riconosci tuo papà?
--No,--disse Anne-Marie.
--Ma non ricordi tuo papà, tuo papà che ti cantava «celeste Aida»,
quando eri malata a New York?... Non ti ricordi che ti conducevo la
domenica a vedere gli scoiattoli nel parco? Piccola Anne-Marie, non mi
riconosci, non mi riconosci?
Il viso della bambina s'era fatto rosso, e il suo labbro tremava. Scosse
la testa.
--No,--disse a bassa voce.
Aldo si volse e si coprì la faccia colle mani. La piccina lo guardò un
istante; poi si avvicinò in punta di piedi a sua madre, e le si annidò
nel tenero braccio protettore. Indi i suoi ceruli occhi errarono verso
il soffitto in cerca del pallone. Sì, era lì; colla breve corda pendula,
lontana... Parve ad Anne-Marie che il pallone fosse diventato un po' più
piccolo... Come mai, come mai l'avrebbe ella riavuto?
Nancy volse alla sua bambina un viso angustiato e pallido (anche quello
pareva più piccolo del solito, pensò Anne-Marie) e le parlò a voce
bassa:
--Anne-Marie; egli è tuo padre.
--Davvero?--chiese Anne-Marie dubbiosa, guardando quell'uomo colla barba
e col viso nascosto nelle mani; poi mirò a lungo sulla sedia il cappello
lucido e alto.--Davvero?--ripetè.
--Vuoi ch'egli rimanga con noi?--domandò Nancy, piano, quasi senza
respiro.
--Con noi due?
Le pupille di Anne-Marie si dilatarono. Ricordava l'impresario.
--Sì. Con noi due,--disse Nancy.
--Per sempre?
E il cerulo turbamento dei puerili occhi si fece più intenso.
--Per sempre,--disse Nancy.
Anne-Marie volse un'altra rapida occhiata a quell'uomo e poi al suo
cappello. Indi posò la guancia contro il braccio di sua madre, come
sempre quando chiedeva un favore.
--Piuttosto no, Liebstes,--sussurrò.
L'Arbitro aveva parlato.
Aldo non disse che poche parole a Nancy. Posò la mano sul capo della
bambina e la guardò a lungo. Poi si volse bruscamente, prese il suo
cappello e uscì dalla stanza.
--Che strano uomo!--disse Anne-Marie.--Era davvero mio padre?
Nancy, colle labbra bianche, disse:--Sì.
--Ne sei proprio certa?--domandò Anne-Marie; e, quasi senza volerlo,
rialzò gli occhi verso il pallone.
--Sì, cara,--disse sua madre; e pianse.
Ma Anne-Marie era volata alla porta.
--Papà!--gridò coll'acuta voce argentina.
Aldo, già a metà scala, udì e si fermò. Il cuore gli balzò in gola, e le
sue mani strinsero la ringhiera.
--Papà!
Aldo si volse, esitante, non osando credere, non osando sperare.
E ancora squillò quella soave chiamata infantile:
--Papà!
Aldo si volse, e risalì le scale. Era cieco, era pazzo di felicità.
Barcollando e tremando s'avviò per il corridoio verso la porta aperta.
Sulla soglia, aureolata di luce, lo aspettava la sua bambina.
--Papà,--disse Anne-Marie (e ancora la parola e la voce puerile
strinsero la gola ad Aldo in un singhiozzo di felicità).--Vuoi essere
tanto buono?
--Sì!--disse Aldo, pallido e solenne.
--Allora... prima di andartene tira giù il mio pallone! Tu che sei alto,
ci arrivi...
Aldo tirò giù il pallone. Poi se ne andò. Fuori dalla stanza--fuori
dalla loro vita--fuori dal racconto.
* * * * *