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«Miniera di San Juan.
«_Nancy_,
«E' finita l'attesa. Gli anni sono passati, i neri, tristi anni
d'assenza e di solitudine.
«Parto di qui, per ritornare a te.
«Tu mi verrai incontro a Genova. E siederemo ancora su quel balcone
dove--or sono tanti anni--tu mi dicesti del tuo Libro non scritto, del
tuo Libro che temevi dovesse morire, come un bimbo non nato, nel tuo
seno. Vengo a condurti a Porto Venere, bianca nel sole, come una Naiade
che bagni la punta del piede nelle celesti acque marine. E il tuo Libro
vivrà, vivrà alfine.
«E noi, anche, vivremo!... O Nancy, Nancy! Io sono da tanti anni così
muto e solitario, che il mio amore non ha più parola. E nella mia vita
buia e vuota la gioia entra come una piccola ombra spaurita, già pronta
a volar via.
«Io l'afferro e la stringo, e le grido: «Resterai! Hanno termine alfine
la solitudine e l'esilio!» Ma essa, la piccola ospite straniera, non lo
crede.
«Anch'io non oso credere alla mia felicità, da troppi, troppi anni
sospirata. Ma poi dico a me stesso che il cuore di Nancy non è un cuore
che possa mutare. Nancy avendomi amato un giorno, m'ama, e m'amerà.
«E le parole che anni or sono, la trassero traverso l'Oceano a me, oggi
ancora, oggi ancora me la riporteranno:--«Nancy, vieni a me!»
«Alle mie vuote braccia, al mio triste e solitario cuore! Vieni, Nancy.
Vieni subito. E per sempre».