XXVII.

* * * * *

«Miniera di San Juan.

«_Nancy_,

«E' finita l'attesa. Gli anni sono passati, i neri, tristi anni

d'assenza e di solitudine.

«Parto di qui, per ritornare a te.

«Tu mi verrai incontro a Genova. E siederemo ancora su quel balcone

dove--or sono tanti anni--tu mi dicesti del tuo Libro non scritto, del

tuo Libro che temevi dovesse morire, come un bimbo non nato, nel tuo

seno. Vengo a condurti a Porto Venere, bianca nel sole, come una Naiade

che bagni la punta del piede nelle celesti acque marine. E il tuo Libro

vivrà, vivrà alfine.

«E noi, anche, vivremo!... O Nancy, Nancy! Io sono da tanti anni così

muto e solitario, che il mio amore non ha più parola. E nella mia vita

buia e vuota la gioia entra come una piccola ombra spaurita, già pronta

a volar via.

«Io l'afferro e la stringo, e le grido: «Resterai! Hanno termine alfine

la solitudine e l'esilio!» Ma essa, la piccola ospite straniera, non lo

crede.

«Anch'io non oso credere alla mia felicità, da troppi, troppi anni

sospirata. Ma poi dico a me stesso che il cuore di Nancy non è un cuore

che possa mutare. Nancy avendomi amato un giorno, m'ama, e m'amerà.

«E le parole che anni or sono, la trassero traverso l'Oceano a me, oggi

ancora, oggi ancora me la riporteranno:--«Nancy, vieni a me!»

«Alle mie vuote braccia, al mio triste e solitario cuore! Vieni, Nancy.

Vieni subito. E per sempre».

I divoratori: romanzo · 第 78 / 90 题