Ed ella rispose: «Impossibile».
Lui: «Ti aspetterò a Interlaken».
Lei: «Impossibile».
Lui: «Incontriamoci a Parigi».
Lei: «Impossibile».
Lui: «Allora, in ottobre, parto pel Transvaal».
Allora, in settembre, ella gli riscrisse:
«Amo di figurarmi il nostro primo incontro.
«Avrà certo luogo nella cornice convenzionale d'un salottino in un
Grand Hôtel. Sarà nel pomeriggio, un po' tardi, perchè siano già accesi
per tutta la stanza i lumi rosso-velati, come fiorellini lucenti in un
racconto di fate.
«Udrò bussare alla porta. E voi entrerete nella mia vita.
«E allora? e allora, caro Sconosciuto?
«Quando le mie mani, come farfalle imprigionate, saranno chiuse nelle
vostre mani, quando i vostri occhi si affonderanno nei miei, che ne sarà
della balda mia sfrontatezza, della mia gaiezza frivola e disinvolta? Io
so che sarò muta e spaventata.
«Già al solo pensarci mi sento pulsar via la vita per l'estasi, e
l'ansia, e la felicità!
«E allora?
«Allora saremo rigidi e compassati e corretti!... L'Usanza, come una
vecchia signora per bene, ci riprenderà per mano e ci ricondurrà a
passeggiare per i giardini della Consuetudine, tra le ben tenute aiuole
e i frequentati viali della Convenzionalità.
«O credete voi forse, ignoto amico mio, che oseremo sfuggirle? Che in
groppa al fantastico destriero della nostra Sorte ci lancieremo al di là
delle barriere e dei divieti, nei fiammanti abissi della passione?
«Addio, mio signore. Ben inteso, non verrò».