Fräulein Müller veniva in città tre volte alla settimana per insegnare
ad Anne-Marie l'aritmetica e la geografia.
D'aritmetica Anne-Marie capiva poco. Di geografia niente.
Con occhi vacui accennava a due punti sulla carta geografica e diceva:
«Skagerrack e Kattegat».
Queste erano le uniche due parole che voleva tenere a mente.
--Ma insomma,--diceva Fräulein,--sei ridicola col tuo Skagerrack e
Kattegat. Questa è la Gran Bretagna....
--Perchè è la Gran Bretagna?--chiedeva Anne-Marie distratta, guardando
fuori dalla finestra.
E Fräulein, molto depressa, diceva a Nancy:
--No, no. La tua figlia non è niente affatto un genio.
Un giorno George e Peg vennero a trovar Nancy nella pensione di
Lexington Avenue. Condussero con loro anche il signor Markowski, timido
e unto, col suo violino.
Nel salone, dopo il thè, Nancy pregò il violinista di suonare. Questi si
alzò subito; andò ad aprire la cassetta del suo violino e tolse
teneramente dal giaciglio di felpa grigio-perla il suo istrumento.
Markowski era polacco, e giovane, e lacero, ma il suo violino era
italiano, e vecchio, e prezioso. Markowski aveva un fazzoletto sudicio,
ma il violino ne aveva uno pulito, morbido, di seta bianca. Markowski
pose un cuscinetto di velluto nero sul collo spelato della sua giacca;
vi poggiò sopra il violino, alzò l'arco e chiuse gli occhi: allora
Markowski divenne un dio!
Conoscete l'angoscia affrettata della «Sonata in fa» di Grieg? Conoscete
le strillanti e scoppiettanti risate della «Ronde des Lutins» di
Bazzini? Il lamento ululante e nostalgico dei non scritti canti tzigani?
Il battito di piedini alati nel «Moto perpetuo» di Ries?
Tutto ciò avvolse nel suo turbine di note la piccola Anne-Marie.
Ritta in mezzo alla stanza, pallida come un lino, immobile, pareva che
la musica le avesse tolto la vita, l'avesse mutata in una piccola morta,
rigida e statuaria. Ah! ecco la bianca statuetta neoterica che Nancy
aveva cercato di fissare nei suoi poemi!
Gli occhi della bimba erano vaghi e fluidi come acqua azzurra versata
sotto le sue palpebre. Le sue labbra scolorite erano socchiuse.
Nancy la guardò. Una subitanea immensa tristezza la invase, un senso
cupo e dolente, come se qualcuno le avesse posto un grande sasso pesante
dentro al cuore. Quella piccola figura smorta, scolorita, trasfigurata,
chi era? Era Anne-Marie? Era la sua piccola Anne-Marie? la bambina
stordita e sciocchina che ella accarezzava e sgridava e metteva in
letto?... la bambina così insensata per l'aritmetica, così ottusa per la
geografia?
--Anne-Marie! Anne-Marie! Parlami!... Che cos'hai! che cosa pensi?
Anne-Marie volse la chiarità sognante dei suoi occhi verso la madre. Ma
in quei larghi occhi l'anima sua non c'era.
L'anima di Anne-Marie era lontana.
Lo Spirito della Musica era sceso su lei, e l'aveva avvolta nel turbine
delle risonanti ali: l'aveva rapita, involata, sommersa nelle favolose
onde del Mistico Mare dei Suoni.