Il giorno seguente, a colazione, la signora tedesca fissò ancora in viso
Nancy, e poi distolse gli occhi. Si mangiava in silenzio quando
Anne-Marie chiese a sua madre:
--Che cos'è questa cosa marcia che mangiamo?
--Zitta, cara,--disse Nancy.--E' buonissimo. E' stufatino.
--Cos'è il stufatino quando è vivo?--chiese Anne-Marie.
Nancy sorrise, e la fossetta le si incavò rosea nella guancia.
Allora la signora tedesca, che aveva visto il sorriso e la fossetta,
disse all'improvviso con voce tremula e agitata:
--Lei si chiama Nancy?
Nancy la guardò stupita. Poi rispose:
--Sì.
E tutti tacquero, guardandole.
--Io sono Fräulein Müller,--disse la signora tedesca, togliendosi dalla
tasca un fazzoletto a orli rosa, e preparandosi alle lagrime.
--Fräulein Müller! Fräulein Müller!--pronunciò Nancy, quasi in
sogno.--Ma allora è lei che mi leggeva Uhland e Lenau, quando ero
piccola....
Allora Fräulein Müller pianse nel suo fazzoletto, e Nancy si alzò e fece
il giro della tavola per andarla ad abbracciare. Poi toccò a Fräulein
Müller di alzarsi e fare il giro della tavola per andare a baciare
Anne-Marie.
Dopo di che la signora dai capelli color zolfo osservò quanto è piccolo
il mondo. E il giovinotto di spirito disse che finirebbero collo
scoprire che lui e lei erano fratello e sorella. Non aveva lei una
voglia di fragola sulla spalla sinistra? No? Ecco! Che strana
coincidenza! Neanche lui. Dunque erano forse gemelli.
Questa fine facezia ebbe un immenso successo, e tutti risero, eccetto la
famiglia distinta che non rideva mai.
Dopo colazione Fräulein Müller invitò Nancy a venire nella sua camera; e
volle tenersi in grembo Anne-Marie.
--Ma se piangi,--disse Anne-Marie,--ho schifo.
Allora Fräulein promise di non piangere più; e anzi le insegnò il giuoco
«Da hast du'nen Thaler, geh' auf den Markt» (Eccoti un tallero, va al
mercato....), che Anne-Marie trovò assai divertente.
Quando potè discorrere un poco in pace con Nancy, Fräulein le narrò le
sue peripezie colla famiglia americana, dove era rimasta tanti anni dopo
aver lasciato la Casa Grigia. E le raccontò che adesso coi suoi risparmi
poteva riposare, e aveva appunto preso in affitto una piccola casa a
Staten Island--una casetta tutta bianca in mezzo a un minuscolo
giardino--dove passerebbe tranquilla il resto dei suoi giorni. La
settimana prossima la casetta sarebbe già pronta a riceverla.
--E a ricevere anche te, mia Nancy, e la tua bambina,--disse Fräulein,
cercando un posto asciutto nel fazzoletto dagli orli rosa.--Verrete a
stare con me. Oh, ~meine kleine~ Nancy! Il nostro piccolo Genio! E cosa
ne è della Poesia?...
La settimana seguente Fräulein Müller lasciò Lexington Avenue per
prendere possesso del suo «Gartenhaus», come chiamava la casetta a
Staten Island. E tre giorni dopo, Nancy e Anne-Marie si recarono a stare
con lei per una quindicina di giorni.
--Che genere di educazione hai dato alla tua bambina?--chiese la vecchia
governante, alla chiusa della prima giornata tutta di miracolose
scoperte per Anne-Marie. (Come? le fragole crescevano sulle piante?
Anne-Marie aveva sempre creduto che non ci fossero che in canestri!)
Ora Anne-Marie era a letto, e Fräulein era sola con Nancy, da basso nel
salottino illuminato.
--Mi pare che sappia ben poche cose,--continuò Fräulein Müller.--L'ho
interrogata un po' sull'aritmetica.... sul sistema metrico decimale.
M'ha detto, sì, sì! che sapeva tutto ciò; e voleva parlar d'altro. Ma
io--disse Fräulein con severo cipiglio--sono stata molto ferma. Le ho
chiesto: Vediamo, per esempio: dove metti i millimetri? Lei non sapeva.
Vanno a destra o a sinistra? Ha fatto una faccia e ha detto: «Ho schifo
dei millimetri.» Ma perchè schifo? Le ho detto: Ricordati che i
millimetri vanno sempre a destra. E lei mi ha risposto: «Allora io andrò
sempre a sinistra.».... Vedi, io ho trovato che quella era una risposta
di una incredibile stupidaggine.
Nancy rise.
--Ma questo è ancora nulla,--continuò Fräulein Müller.--Siccome io
insistevo, lei m'ha detto: «Tu mi farai sognare tutta notte di quelle
bestie.» Ma che bestie? dico io. Cosa credi che siano i millimetri? E
lei m'ha risposto: «Oh Dio, saranno i bambini o i parenti dei
centopiedi».
Nancy scusò la sua piccina descrivendo a Fräulein la scuola che aveva
frequentato nella Settima Avenue. La governante ne fu addolorata.
--Ma la educherò io,--disse.--Certo sarà un genio anche lei.
--Ho paura di no,--sospirò Nancy.--Ma quanto l'avrei desiderato!
Le due donne tacquero. E allora per l'aperta finestra s'udì una voce
limpida e chiara come una cascatella d'acqua montanina. Era la voce di
Anne-Marie nella cameretta di sopra.
--Senti che canta,--disse Fräulein Müller.
--Oh, sì. Canta sempre così, per addormentarsi--disse Nancy--da che ha
sentito una volta un violino. La musica le piace.
E Nancy raccontò della Romance di Svendsen, e del pianto di Anne-Marie.
--Se è così,--disse Fräulein molto risoluta,--le comprerò un violino
domani.
E così fece infatti. Il violino era nuovo e giallo e lucido, e dentro
aveva un'etichetta col nome di «Guarnerius». Costava tre dollari.
Anne-Marie lo accolse con soddisfazione. Spinse l'arco su e giù sulle
corde con molta gioia, ma per poco tempo. Poi divenne impaziente e uscì
in giardino a cercare un grosso sasso....
--.... Mi faceva delle brutte vociacce,--disse Anne-Marie, ritta e
impenitente accanto ai frantumi di legno giallo, mentre Fräulein Müller
e Nancy crollavano le teste, con dolore e rimprovero.--Volevo vedere
cosa c'era dentro che gnaulava così.
Fräulein disse quella sera a Nancy:
--Non credo che la musica sia la sua vocazione. Ma staremo a vedere.