VIII.

In una lucente giornata autunnale Valeria, a Milano, in casa della zia

Carlotta con cui viveva, ricevette la lettera di Nancy, la triste

lettera scritta a New York durante quelle prime settimane di angoscia e

di miseria.

La fine della lettera era lieta e piena di speranza. Aldo aveva una

occupazione dignitosa e rimunerativa. Anne-Marie stava bene. Dunque, che

la mamma non si tormentasse.

«_God's in His Heaven, all's well with the world!..._»

Ma Valeria si tormentò. Valeria possedeva alcuni titoli che le davano

una meschina rendita di duecento lire al mese, amministrati dallo zio

Giacomo con la massima puntualità; rendita che ella, con la stessa

puntualità, pagava alla zia Carlotta in compenso del suo vitto e

alloggio. Si riserbava, scusandosene, trenta o quaranta lire ogni mese

per le modeste sue spese personali.

Quando ricevette quella lettera da New York, Valeria si chiuse in camera

per leggerla.

E quando l'ebbe letta s'inginocchiò davanti alla Madonna dal viso di

zingarella del Reni. La Madonna doveva aiutare Nancy.

Anche lei, Valeria, doveva aiutare Nancy. Lo zio Giacomo non darebbe

nulla che potesse cadere nelle mani di Aldo. Carlo, meno che nulla. Non

farebbe che rimproveri e recriminazioni. Nino avrebbe pur dato, ma non

aveva nulla da dare. La zia Carlotta avrebbe forse prestato cinquecento

lire con grande difficoltà, e molti ammonimenti.

Non restava dunque a Valeria che una cosa da fare: avrebbe venduto

qualcuno dei suoi titoli di rendita, e si sarebbe contentata di

un'entrata un po' minore per qualche anno. Bisognava pur mandar denari a

Nancy!

Dunque Valeria si vestì per uscire; mise il cappello colle viole, la

giacca di seta nera colla cravatta di pizzo; i guanti neri di suède; poi

prese l'ombrellino e la borsetta di cuoio viola, e uscì ad affrontare

una inevitabile e certo tempestosa intervista con lo zio Giacomo.

L'intervista fu infatti tempestosa. Il vecchio pativa l'asma, e il suo

carattere non aveva migliorato coll'andar degli anni. Valeria tremava e

piangeva per paura che l'ira ch'ella gli cagionava potesse fargli del

male alla salute; ed era straziata da rimorsi mentre raccontava allo zio

delle oscure menzogne per giustificare la sua necessità di denaro.

Sapeva che se avesse detto che era per Aldo, lo zio si sarebbe

formalmente opposto alla vendita dei titoli; quindi Valeria fu tetra e

misteriosa, accennando a cupe possibilità, piangendo e minacciando; e

finalmente lasciò nell'animo dello zio Giacomo la convinzione che essa

si era messa in qualche grave pasticcio finanziario, di cui le cause non

erano confessabili.

Il vecchio, muto di indignazione e di dolore, prese dalla cassa forte

dei titoli per seimila lire; e Valeria, tremante e umiliata, li chiuse

nel suo sacchetto viola. Poi, baciato in fronte lo zio, che scuoteva la

vecchia testa arruffata, scese rapidamente le scale.

--Ah, queste donne!--brontolò lo zio Giacomo, seguendo dalla finestra i

passi affrettati di Valeria, che tenendo con mani confuse l'ombrellino,

la borsetta e le lunghe sottane, s'accingeva a traversare la strada

senza badare alle carrozze nè ai tram.

A un certo punto parve allo zio Giacomo ch'ella fosse proprio sotto il

naso di un cavallo; ma il vetturino, con una strappata di redini e molte

bestemmie, riuscì a schivarla.

--Ah, queste donne! queste misere donne!--mormorò lo zio Giacomo, e

tornò rabbiosamente al suo lavoro.

Valeria andò a una Banca, e dopo molte spiegazioni superflue e

confusionarie da parte sua, ne emerse un quarto d'ora dopo con cinque

mila lire e dell'oro, dell'argento e del rame chiusi nella rigonfia

borsetta.

--Ora,--disse Valeria tra sè,--andrò da Cook, che me li cambierà in

denari americani. O forse si può spedire in qualche altro modo.

Domanderò.

E Valeria traversò la piazza del Duomo e prese per via Santa Margherita,

pensando a Nancy. Povera piccola Nancy senza un soldo! Povera piccola

innocente mamma dell'ancora più innocente Anne-Marie! Come erano

difficili le cose pratiche della vita!

--Mio Dio!--sospirò Valeria,--vorrei che ci fosse Tom ad aver cura di

noi!--e scese dal marciapiede per attraversare la via Manzoni.

Se Tom ci fosse stato, le avrebbe detto: «Aspetta!» Le avrebbe preso il

gomito, con quell'aria un po' rude di padronanza che aveva, e l'avrebbe

ricondotta un passo indietro per lasciar passare il tram che veniva

dalla destra, e una carrozza, e dietro alla carrozza un automobile (oh,

ancora lontano!), che veniva liscio e rapido dalla sinistra.

Ma Tom, o ciò che restava di Tom, giaceva nel cimitero di Nervi colle

mani incrociate. E nessuno disse a Valeria: «Aspetta»! Dunque ella scese

lesta e leggiera dal marciapiede, tenendo stretto in una mano la

borsetta viola, e nell'altra l'ombrellino e la veste. Vide il tram che

s'avvicinava sul binario opposto e si disse che aveva tempo di passargli

davanti. Fece di corsa tre o quattro passi, poi vide a sinistra la

carrozza già vicinissima a lei.

Comprese che non avrebbe potuto passare, e indietreggiò, rapida.

La carrozza passò... ma perchè il vetturino gesticolava così?... Perchè

faceva quella faccia terribile?... Ah! hanno dei gran cattivi caratteri

i vetturini, pensò Valeria (il pensiero è rapido)... Poi qualche cosa la

urtò nella schiena, e il pensiero si fermò, si spense. Un istante di

folle clamore e confusione, di strepiti e urli, in cui le parve che

urlasse anche lei... poi il silenzio, nero, chiuso, completo.

... Valeria sentiva un movimento cadenzato, oscillante, ed aprì gli

occhi. Non vide nulla. Sopra di lei un tetto di tela grigia, intorno a

lei dei muri di tela grigia... Ah, ma i muri ondeggiavano, si aprivano

un poco, e lasciavano penetrare la luce. Valeria vide delle case che

passavano... e dei pezzi di negozio... e delle persone... La portavano

per la strada... Che cosa aveva alla bocca? Valeria alzò la mano nel

guanto nero di suède e si toccò la bocca; e si toccò la guancia dove

sentiva qualche cosa d'insolito. Cos'era? Il guanto pareva non toccarle

la guancia ma i denti... poi qualche cosa di caldo e viscido le corse

giù nel palmo della mano e lungo il braccio... D'un tratto ella ricordò

il sacchetto viola, rigonfio di denari. Dov'era? Allora cercò di dire:

«Dov'è? dov'è? E' per Nancy!» Le parve di averlo gridato forte, ma non

udiva che un gorgoglìo, un gorgoglìo e dei soffi, che le uscivano dalla

bocca... Poi il nero silenzio si richiuse su lei.

... Adesso era in una piccola stanza chiara. Intorno a lei tutto era

chiaro e bianco. Tutto era bianco. Vide dapprima la soffitta. Era di

vetro bianco smerigliato... La gente era bianca, eccetto le loro faccie

che erano scure e brune sopra le vesti candide.

Una faccia si chinò su di lei, molto vicina. Poi un'altra. Poi una

faccia un po' più chiara, con delle ali intorno alla testa. Valeria

sapeva cos'era, ma non poteva ricordarsi... Volle sorridere a quella

faccia--e sorrise; ma la faccia colle ali non parve accorgersene.

Continuava a guardarla, vicina, colle labbra che movevano; e Valeria

sentì che una mano le ravviava i capelli. Si provò ancora a sorridere...

Ma cosa vedeva quella faccia al posto del sorriso di Valeria?...

Venne un'altra faccia rossa, energica, con gli occhi un poco iniettati

di sangue, e dei corti baffi grigi. Valeria sentì che qualcuno le

toccava il capo e lo girava di qua e di là. La faccia rossa parlava.

Diceva:

--Inutile. Ma possiamo sempre tentare...

Poi un fruscìo d'acqua che corre; uno scrosciar d'acqua... uno scrosciar

d'acqua... Valeria stese la mano per fermarlo.

Subito la faccia con le ali comparve sopra di lei:

--Sì, cara! Sì! Coraggio... brava, brava!

Valeria le disse di fermare quell'acqua, ma la faccia non pareva

sentire, sorrideva dolce e diceva:

--Sì, sì, cara! non sarà niente. La Madonna aiuta! Brava, brava,

poverina!...

Un'altra faccia, e una voce:

--Devo lavare qui, professore?

Poi qualche cosa le sgorgò caldo e salato sulla guancia, e le sgocciolò

in gola. Qualcuno--era lei?--si strozzava, soffocava... poi d'un tratto

nella stanza c'era un dolore, un dolore stridente, lancinante,

spaventevole. Una voce d'uomo diceva:

--Lasci stare, lasci stare. Non serve. Guardi qui.

E ancora Valeria sentì che le voltavano il capo; e poco dopo un

crepitìo, come se le tagliassero i capelli. E lo scrosciar dell'acqua...

La testa di Valeria era voltata lateralmente, ed ora vedeva davanti a

lei la schiena d'un uomo vestito di bianco, colle maniche rovesciate,

che si lavava le mani sotto un robinetto d'argento. Le piacque

guardarlo. Egli si volse scotendo nell'aria le mani bagnate. Era lui che

aveva la faccia rossa e gli occhi sanguigni e i baffi grigi. Vedendo gli

occhi aperti di Valeria egli le fece un cenno amichevole col capo e

disse:

--Bene, bene. Un po' di pazienza.

Valeria gli sorrise; ma sentendo che la sua bocca non si muoveva, gli

ammiccò cogli occhi; e la faccia rossa le rispose con espressione

amichevole.

Qualcuno le teneva il polso; e per un po' tutto fu silenzio. Ah! ancora

quel dolore, quello spaventoso, lancinante dolore.

I divoratori: romanzo · 第 54 / 90 题