Valeria aprì gli occhi. Vide la faccia colle ali, un po' lontana, che
teneva lo sguardo fisso sulla faccia dell'uomo cogli occhi rossi; questi
era vicinissimo e chino sopra di lei. Due altre faccie erano, anche
loro, chine a guardare qualche cosa che Valeria non vedeva, perchè
quella cosa doveva essere sul suo cuscino.
La faccia colle ali muoveva le labbra. Valeria sapeva bene cosa faceva
movendo le labbra così, ma non poteva ricordarlo...
L'uomo rosso disse ancora:--Inutile!--e si drizzò.
«Inutile». Quella parola non comunicò nulla di preciso alla coscienza di
Valeria; ma nel suo corpo vi fu qualche cosa che fremette in responso a
quel verdetto. Colpo su colpo il cuore le cominciò a martellare, rapido
e forte, più rapido e più forte, talchè lo si sentiva per tutta la
stanza. Colpo su colpo, forte e più forte, quel cuore rullava come un
tamburo.
Valeria girò gli occhi spaventati all'intorno, e disse alla faccia rossa
vicina a lei:
--Fermate il mio cuore! Non lo lasciate battere così!
Ma certo nessuno la udì. Stavano tutti immobili ad ascoltare quel cuore;
allora Valeria capì che non aveva parlato.
Il cuore rimbombava e rullava. Era spaventoso. Valeria girava gli occhi
atterriti implorando soccorso.
Allora la suora disse al chirurgo:
--Oh provi, provi! L'aiuti, povera creatura!
E ancora l'acqua sgorgò e scrosciò, e qualche cosa fu spinto,
scricchiolante e stridente, sul pavimento di marmo.
--L'étere,--disse il chirurgo.
Una delle faccie gialle s'abbassò su di lei, e le avvicinò al viso una
reticella scura fatta come una maschera.
E d'improvviso Valeria fu sveglia. Era tornata in sè. Si rizzò a sedere
urlando, e sbattè coi pugni sulla faccia gialla che voleva metterle la
maschera. Vide i due dottori, e il vecchio chirurgo, e la suora di
carità. Parlò, e la voce le uscì dalla bocca spalancata e lacera. Voleva
dire: «Salvatemi, salvatemi!» Ma sentì che le parole che diceva erano:
--Faccio a tempo a traversare!
Poi volle spiegare del sacchetto viola e dei denari. Ma le parole che
urlò erano:
--Nancy! Nancy!
Allora il chirurgo si volse iroso a quello che teneva la maschera, e gli
parlò con voce concitata.
Ma la suora si chinò su Valeria e fece sopra di lei il segno della
Croce.
--Giù, giù! cara! Si metta giù! La Madonna aiuta! Vedrà! vedrà!
E Valeria si mise giù.
L'impazzato tamburo del suo cuore rullava.
--Adesso, ferma!--disse il chirurgo.--Non si muova. Conti!... conti fino
a venti.
Valeria si dibattè--voleva alzarsi--la maschera nera le era sopra il
viso.
--Brava, cara; brava!--diceva la voce della suora.--Conti, come me:
uno.... due.... tre....
--Respiri profondamente,--disse qualcuno.
E Valeria obbedì.
.... Poi si ricordò che le avevano detto di contare. Ma si era perduto
tempo..... dunque non si poteva più cominciare dall'«uno».... bisognava
cominciare più in là....
--.... Nove,--disse Valeria, respirando profondamente,--dieci....
Essa era su un'immensa altalena--un'altalena favolosa, appesa nel
vuoto--che la lanciava traverso lo spazio, avanti e indietro, nella
vastità bianca dell'aria.
--Undici....--disse Valeria.--Dodici....--E pensò:--Adesso.... devo dire
in fretta il tredici.... perchè... numero sfortunato!... Tredici........
quattordici....
L'altalena aerea la lanciava a volo libero, al di là di tutti i monti.
Le persone intorno a lei le parevano giù, giù, lontano, nella piccola
stanza bianca.... Come la udrebbero? Come la udrebbero, lei già così
distante?
--QUINDICI!--gridò Valeria urlandolo forte più che poteva traverso la
lontananza.
Poi un'onda immensa l'innalzò, la sospinse.... la lanciò fuori della
vita.
Era finito.
Valeria era piombata nell'eternità.
--Sapevo bene che era inutile,--disse il chirurgo scotendo irosamente il
capo.
Il viso fu coperto, e la barella portata via.
Un'ora dopo, lo zio Giacomo, Nino, e la zia Carlotta arrivarono pallidi
ed esterrefatti.
Era finito. Sì. Pur troppo.
La zia Carlotta piangeva torcendosi le mani. La suora la confortò
accertandole che non vi era stata sofferenza alcuna.
--Voglio vederla, voglio vederla,--singhiozzò la zia Carlotta.
--No, no!--disse la suora.--Meglio no.
E lo zio Giacomo, col viso rigato di lagrime, le disse:
--No, cara, no!
Nino senza dir parola uscì con uno dei giovani dottori, che lo condusse
in una sala fredda e vasta, che pareva vuota. In fondo, vicino al muro,
Nino vide due barelle portante ciascuna un lungo fardello velato,
ricoperto e immobile.
--E' questo,--disse il dottore (colui che aveva tenuto la maschera).
Nino guardò, e gli si fermò il respiro.
--Dio! Dio!--disse, e volse via lo sguardo.
La zia Carlotta entrava sorretta dalla suora. Nino con le labbra livide
le disse:
--Vieni via. Non guardare.
E le afferrò la mano.
Ma Carlotta, col viso nel fazzoletto, singhiozzò:
--E' la figlia di mia sorella! Dell'unica mia sorella! Devo chiuderle
gli occhi.
E si fece avanti.
Nino uscì rapido.
La suora condusse Carlotta alla barella più discosta, e scoperse il viso
di Valeria. Allora un urlo echeggiò nella fredda sala vuota, un urlo
spaventoso e agghiacciante, che lacerò il silenzio dei vasti corridoi, e
giunse fino alle corsìe dove, apatici ed egoisti, giacevano gli ammalati
nei loro letti. Altri urli seguirono, strazianti, stridenti,
spaventevoli....
Ma le due quiete figure distese sulle barelle non ne furono disturbate.
Valeria fu sepolta a Nervi, accanto a Tom.