Sulla busta stava scritto: «Venite oggi alle sei.»

Alle sei vi andò, e trovò la signora Van Osten sola. Leggeva. E continuò

a leggere, senza badare a lui, finchè udì arrivare suo marito. Allora

sembrò improvvisamente svegliarsi, e fu tutta sorrisi e movimenti

sinuosi e gesti aggraziati. Quando Aldo le parlava, abbassava le ciglia

bionde, e giocherellava, ansante e timidetta, colla lunga sciarpa rosea

che le avvolgeva le spalle.

Aldo partì sentendosi sbalordito e sconvolto.

Quindici giorni dopo, i Van Osten lo invitarono a pranzo.

In casa Schmidl l'agitazione fu grande.

--Vedi?--spiegò Aldo a Nancy, mentre s'accomodava una immacolata

cravatta alla sommità dell'impeccabile sparato,--ormai Van Osten sente

che può fidarsi completamente di me. Stasera certo mi parlerà del nostro

lavoro.

Nancy, seduta melanconicamente in una vecchia poltrona verde, sospirò:

--Anne-Marie sta poco bene. Ho paura che le minacci la rosolìa.--E si

chinò a baciare la fronte accaldata della sua bambina, che, in piedi

accanto a lei, si divertiva a strappare, con languida mano

febbricitante, l'imbottitura della poltrona.--Pare che la Settima Avenue

ne sia piena.

--E' un quartiere lurido,--disse Aldo, allacciandosi il gilet, e

infilando una catena d'oro matto nella bottoniera; poi, con uno spillo

da balia, ne fissò l'altro capo nel taschino del gilet.--Bisognerà

cambiare alloggio.

--Quella gente che incontri dai Van Osten non ti domanda dove

stai?--chiese Nancy.

--Sì. E ho avuto l'ispirazione di dire al 59 della stessa strada. Sai,

dove ho l'ufficio! Spero che non andranno lì a domandare di me.

Nancy sospirò ancora. Aldo le diede un bacio affrettato; e ad

Anne-Marie, che aveva le mani sudicie e la faccia lagrimosa, fece una

piccola e prudente carezza. Poi uscì in fretta, e saltò su uno

«street-car» che andava nella città alta. Entrò baldo e gaio in casa Van

Osten.

Durante il pranzo non si fece alcuna allusione a cose politiche nè al

lavoro. Vi era una dozzina di commensali, e a un dato momento Van Osten

si rivolse ad Aldo.

--Che cosa fa di bello, lei, a New York, signor Della Rocca?

Aldo, colla coda dell'occhio, vide, in fondo alla tavola, scattar su

come una viperetta disturbata la testa bionda della signora Van Osten.

Ma, senza guardarla, aveva già capito. Questa era una manovra di Van

Osten! Voleva mettere alla prova la prudenza del suo impiegato.

Aldo lo fissò ben dritto negli occhi.

--Faccio un lavoro letterario,--disse. E soggiunse--molto interessante.

Van Osten non disse che:--Ah? davvero?--e poi si volse a parlare con

altri.

Ma Aldo sentì che era contento. Ora, davvero, il congressista sapeva di

avere al suo impiego un uomo di discrezione e intelligenza a tutta

prova.

Terminato il pranzo, quando gli uomini raggiunsero nel gran salone le

signore, Aldo vide gli occhi della signora Van Osten che lo chiamavano.

Egli andò a sedersi al suo fianco e le parlò delle opere di Boito. A

grande sua sorpresa ella si mise a ridere, chinando il capo come se

arrossisse.

--Perchè diamine fa così?--pensò Aldo, e si guardò intorno.

Vide in fondo alla sala il marito che la guardava.

Accanto a lui una donna magra e modernizzante li osservava anche lei.

Aldo la udì che diceva a Van Osten:

--Che bellissimo giovane! Pare quel... quel dio greco, sapete bene... di

quel famoso artista... come si chiama?... in quella tal Galleria... non

ricordo dove.

--Già,--disse Van Osten. E continuò a guardare sua moglie.

D'improvviso questa sporse la mano e la mise riversa, col palmo in su,

in quella di Aldo. Egli sentiva tremare sulla sua quella manina fredda e

leggiera. Le parole di lei erano stupefacenti quanto il suo gesto.

--Ebbene,--disse,--poi che insistete tanto, leggetemi nella mano la

ventura!

Aldo non aveva affatto insistito. E non sapeva leggere la ventura. Però

si accinse del suo meglio a fare il chiromante. Seguì colla punta

dell'indice le piccole linee serpeggianti nel palmo roseo, ed ella

rabbrividiva e rideva col mento in fuori e il biondo capo riverso.

Van Osten mosse lentamente attraverso la sala, e venne a loro, poderoso

e deliberato, colle mani in tasca.

Aldo sentiva di fare una figura da cretino con quella piccola mano

fredda sulla sua. Tuttavia continuò:

--Questa è la linea dell'intelletto...

Van Osten pose, come casualmente, una mano sulla spalla di sua moglie, e

ve la tenne. Ella lo guardava di sotto in su; e ancora nei suoi occhi

riapparve l'espressione di gatto e anche di sorcio.

--Ecco ciò che leggo in questa mano...--continuò Aldo.

Van Osten con lenta mossa sporse una ampia scarpa di vernice:

--E in questo piede,--disse,--che cosa leggete?... Calci?--

Sua moglie diede in una squillante e perlata risatina, e ritirò la sua

mano da quella di Aldo.

Anche Aldo rise.

L'unico che parve non trovar molto divertente lo scherzo fu Van Osten

stesso.

Qualche giorno più tardi Aldo, nel suo studio, dopo aver copiato quattro

colonne di un giornale, si gettò indietro nella sua seggiola e trasse un

profondo sospiro. Era irritato e stanco.

Nel calamaio c'era poco inchiostro, e doveva intingere la penna a ogni

seconda parola. Si sentiva esasperato e nervoso. La piccola Van Osten

gli dava sui nervi. Che cosa significava il suo contegno? Che cosa

voleva? Era innamorata di lui... questo era naturale. Nulla di

sorprendente in ciò. Ma sorprendente invero era il suo contegno quando

erano soli. Non gli parlava affatto e lo guardava con verdi occhi,

remoti e agghiacciati, come s'egli fosse un muro o una finestra. Poi

s'alzava, e lo lasciava solo.

Dopo quel pranzo in casa Van Osten egli era tornato a casa sua agitato e

inquieto. Questa donna, certamente, lo amava! Questa ricchissima donna

era pronta a compromettersi per lui. Aldo, cosa doveva fare? Per un

istante l'idea di fuggire con lei gli traversò la mente. Questa biondina

non era certo bellissima; era però originale, e poi, e poi... era

enormemente ricca!

E Aldo ragionava:

--Bisogna pensare a Nancy e alla bambina.

Ora per Nancy e la bambina sarebbe mille volte più vantaggioso se Aldo

si decidesse a un passo simile, che non se restasse a sgobbare tutta la

vita per venti dollari alla settimana. Questo era innegabile. In un

anno, forse anche meno, Aldo potrebbe ritornare a loro in condizioni

agiate e aggradevoli. Già, queste stravaganti americane erano sempre

prodighe e generose...

Aldo fece a piedi quella sera il cammino dalla 66.ma alla 38.ma Strada

per poter pensare a suo agio. I treni dell'«Elevated Railroad» gli

correvano sopra al capo, ma egli colla fronte dava di cozzo nelle

stelle.

E sognava vertiginose corse traverso l'Europa in automobile, e lunghe

fermate nei migliori alberghi, senza mai pagar conti...

Arrivato a casa aveva trovato Frau Schmidl alzata, e Nancy in lagrime, e

Anne-Marie colla rosolìa.

Era rimasto chiuso in casa cinque giorni colla piccina, seduto nella

stanza buia e soffocante, a far scaldare latte e farina di Nestlé su una

lampadetta a spirito, e a cantare delle arie d'opera a Anne-Marie che

non voleva sentir altro.

--«Celeste Aida, forma divina»,--cantava Aldo nel buio, tenendo nelle

sue la manina sudata di sua figlia.

--Canta ancora, canta più forte,--diceva Anne-Marie, che sentiva i

brividi della febbre e della musica scorrerle come acqua fresca per la

schiena.

E Aldo cantava ancora, e cantava più forte.

Al sesto giorno la piccola era convalescente e Aldo tornò al suo studio

nella 66.ma Strada.

Nessuno era stato a domandar di lui, ed il suo lavoro giaceva sullo

scrittoio come l'aveva lasciato.

Allora era andato al numero 8, alla casa Van Osten e, aspettando in

anticamera, aveva udito la voce acuta e infantile della signora Van

Osten che diceva:

--No; io non sono in casa.

Ritraversò la strada, convinto che essa, dietro le cortine, lo guardava

e rideva di lui.

Tutte queste cose egli rammentava oggi, intingendo rabbiosamente la

penna nel calamaio mezzo vuoto. Poggiò il calamaio in isbieco contro a

un libro. Il calamaio cadde e si rovesciò, e fu più vuoto di prima. Aldo

pensò di suonare il campanello per domandare dell'inchiostro alla serva;

ma poi ricordò che questa, dopo la prima settimana di amabili premure e

di sorridente zelo, era diventata assai acida e breve. Aldo quindi

rifuggiva dal chiamarla, ed era contento quando non la incontrava per le

scale.

Si guardò intorno in cerca d'una bottiglia d'inchiostro. Aprì cassetti e

tiratoi. Poi aprì un armadio nel muro. In alto, sopra uno scaffale,

ricacciato indietro presso alla parete, vide un pacco di carte che gli

parve di riconoscere. Montando su una seggiola tirò giù il pacco e lo

guardò. Era il suo lavoro della settimana scorsa: cento ottantadue fogli

di nitida scrittura! Cosa facevano lassù?

Stette lungamente a contemplarli, riflettendo. Poi li rimise in cima

all'armadio. Era deciso a fare un esperimento. Suonò il campanello e

ordinò alla inamabile serva di portare dell'inchiostro.

Avutolo, sedette e continuò la pagina del suo lavoro cominciato.

Scrisse:

«Il dibattimento si chiuse colla solita maggioranza per il Governo. La

donna è mobile qual piuma al vento. Sono curioso di sapere se qualcuno

legge le cretinerie che scrivo qui. Ho idea che nessuno le guardi.

Venite all'agile barchetta mia, Santa Lucia, Santa Lucia.»

Finì la pagina e la mise sullo scrittoio colle altre. Poi fumò delle

sigarette e lesse «Autour du mariage» finchè fu ora di uscire a far

colazione.

Durante la sua assenza per il «lunch», un biglietto lilla era stato

lasciato sulla scrivania per lui: «Venite stasera alle otto precise.»

I suoi fogli terminati erano stati portati via, come di consueto; e un

nuovo pacco di giornali lasciato al loro posto, perchè egli li copiasse.

Subito Aldo riaprì l'armadio nel muro e guardò su. Sì, il pacco di carte

era più grande. Aldo trasse a sè i fogli e li guardò. In cima agli altri

era il foglio scritto per l'ultimo, col miscuglio di parole insensate e

di canzoni italiane in mezzo alle notizie politiche!

Allora Aldo prese dal pacco una ventina di fogli scritti e li mise sullo

scrittoio davanti a sè.

Evidentemente era inutile copiarne dei nuovi. Tanto nessuno li leggeva.

Appoggiato allo schienale della sua seggiola, Aldo accese una sigaretta

e riflettè profondamente.

Da quasi un mese egli veniva qui, e copiava, per sette ore al giorno,

delle colonne di vecchi giornali. Era pagato per questo, venti dollari

alla settimana. Perchè?

Mrs Doyle era forse un angelo caritatevole, che desiderava aiutare lui e

la sua famiglia senza esserne ringraziata? No, era convinto che non era

questo.

I divoratori: romanzo · 第 52 / 90 题