--Ma a cosa serve essere la gran moda se non abbiamo da vivere?--disse
Nancy.--Cosa dobbiamo mangiare?
Parlando così essa si sentiva molto brutale, e inestetica, e pedestre.
--Oh, cara mia!--esclamò Mrs Doyle,--una volta che siete la gran moda in
un posto come New York!...
E i suoi rotondi occhi celesti si levarono in estatica eloquenza verso
il soffitto di Frau Schmidl, dove camminavano languide e lente le
mosche.
Ma Nancy la assicurò che ciò non era possibile. Mrs Doyle non potrebbe
invece trovare del lavoro per Aldo?
--Che lavoro?--chiese Mrs Doyle, lasciando vagare lo sguardo azzurrino
sulla bianca fronte stretta di Aldo, sul flutto lucido della nera
chioma, sugli occhi violenti e intensi, e sull'arco scarlatto delle sue
vivide labbra.--Che lavoro sa fare?
--Oh, le solite cose,--disse Nancy, un poco incerta.--I lavori che fanno
tutti gli uomini. E' stato all'università; ha studiato legge. Ha una
laurea... però non ha mai esercitato. Ma certo potrebbe far qualunque
cosa. E' molto intelligente.
--Già,--disse con aria un po' sognante Mrs Doyle.
Mrs Doyle pensava. Pensava, intensamente e seriamente, a una cosa che le
aveva detto sua figlia quella mattina stessa. Improvvisamente si alzò e
li salutò.
Permise ad Aldo di aiutarla a mettere il lungo mantello turchese, e di
cercarle i guanti, e di andarle a prendere una vettura. Rimasta sola con
Nancy ella fece il gesto di aprire la sua borsetta di maglia d'oro;
poi, vedendo l'espressione degli occhi di Nancy, desistette. E, invece,
la baciò.
Quando fu in carrozza, si sporse dal finestrino e agitò in segno di
saluto ad Aldo la grassa mano inguantata di bianco.
--Addio, Apollo!...
Aldo, a capo scoperto, ritto e deferente sul marciapiede, le fece un
profondo inchino. La carrozza partì, portando verso le strade dai numeri
alti Mrs Doyle, colle sue riflessioni e le sue idee eleganti. Quando la
vettura svoltò nella 66.ma Strada, la signora mormorava tra sè e sè:
--Quell'Apollo è ciò che ci vuole per Bertie. E' precisamente ciò che ci
vuole per mettere a posto Bertie. Elegante idea! Come sarà contenta la
mia povera Marge!.. Il conte Della Rocca! Ma è quel che Dio fece per
mettere a posto Bertie!...
Bertie non era a posto, se la propria casa, a mezzanotte, può dirsi il
posto di un marito.
C'era sua moglie--Marge, la figlia di Mrs Doyle--sola e piccola e severa
in mezzo allo sfarzo dell'immenso salone. Leggeva; ma chiuse il libro e
strinse le labbra udendo aprire la porta di casa. Dei passi, smorzati
dal tappeto, salivano le scale; ma non erano gli insubordinati passi del
suo marito, Bertie. Marjorie riconobbe l'indulgente fruscìo delle vesti
materne, che lentamente salivano e s'avvicinavano. La moglie di Bertie
si alzò e mosse incontro a Mrs Doyle.
--Mammà! a quest'ora? Che cosa è stato?
--Niente, Marge, niente! Bertie è in casa?
--No,--e le sottili labbra rosee si fecero più strette.--Non è che la
mezzanotte. Perchè dovrebbe essere in casa?
--Marge, dammi ben retta,--disse Mrs Doyle, sedendosi, vasta e risoluta
in una poltrona, di fronte a sua figlia.--Io ho un'elegante idea. Ho
trovato quel che Dio fece per Bertie. Quel che Dio fece, tesoro mio!
Batteva il tocco quando Mrs Doyle si alzò per partire. Il volto di
ambedue le signore era irradiato da sorrisi.
--Dovrai andar cauta, mia cara,--disse la madre.--Non essere sbadata, nè
inverosimile, nè troppo generosa. La moglie è una creatura ostinata e
suscettibile, una specie di idealista; sai bene, di quelle che col
pensiero mettono le maiuscole a tutte le parole: l'Arte! il Dovere! la
Dignità! e così via. Bisognerà badare di non urtarla... Quanto a lui, mi
pare che il più semplice sarà di fargli fare ciò che vogliamo senza
lasciargli sapere quello che fa.
--Precisamente,--disse sua figlia.--Mammà, tu sei un portento.
E si abbracciarono ridendo, femminilmente perfide.
L'ignaro Bertie entrò un po' più tardi, preparato ad affrontare le
solite sarcastiche recriminazioni, le consuete tenebrose minaccie.
Fu sorpreso di trovare sua moglie a letto, addormentata--mite come una
colomba, blanda come un agnello--colle increspate chiome affondate
pacatamente nei guanciali, mentre un sorriso fine (era d'indulgenza o di
tradimento?) le errava sulla dolce bocca semi-aperta.
Il giorno seguente Mrs Doyle fece una visita ad Aldo e a Nancy.
Anne-Marie fu presentata, rapidamente e distrattamente accarezzata, e
rimandata in cucina.
--Ho un posto di segretario per voi,--disse Mrs Doyle ad Aldo.--Potete
cominciar subito. Venti dollari la settimana. Non vogliono dare di più.
Aldo se ne compiacque benevolmente; Nancy parve inquieta.
--Il suo inglese è assai imperfetto,--disse.
--Oh, questo importa poco,--disse Mrs Doyle.--Si tratta sopra tutto di
copiare... Saprà pur copiare...?
--Eh, diamine! altro che,--disse Aldo, facendo gli occhi torvi a Nancy.
Nancy chiese tutti i particolari, e Mrs Doyle glieli diede, incrociando
in grembo le grasse mani placide.
Era un posto di fiducia. Egli doveva essere il segretario di sua
figlia... cioè--si corresse Mrs Doyle, incontrando lo sguardo chiaro e
fermo di Nancy--del marito di sua figlia, il signor Van Osten. E il
lavoro era principalmente di carattere politico. Egli dovrebbe...
copiare dei... degli «speech», e... eccetera. Egli avrebbe il suo
studio, non nella casa dei Van Osten, no... ma nella stessa strada...
dirimpetto, poche porte più in giù. Egli non doveva parlare con nessuno
del suo lavoro, perchè... perchè appunto, era di carattere così...
privato.
--Il signor Van Osten è un uomo singolare,--concluse Mrs Doyle.--Ve ne
accorgerete a suo tempo. E così, quando volete cominciare?
--Adesso,--disse Aldo.
Mrs Doyle rise.
--Vediamo un po'. Lunedì prossimo, direi. Nel frattempo,--e Mrs Doyle
tossì,--visto che i Van Osten ci tengono tanto alle apparenze (che
volete? è gente fatta così!), sarebbe forse bene che passaste da
Brooks... che vi... vi... vestirà da capo a piedi; sapete, qui tutti si
vestono a un modo. Passerò io da Brooks,--soggiunse affrettatamente,--a
parlargli di voi, e dirgli come vi deve vestire.
Nancy arrossì e protestò.
--Mio Dio,--esclamò l'americana impazientita.--Non mi seccate così! Mi
ripagherete.
Allora Nancy arrossì e tacque.
E Aldo andò da Brooks e si fece vestire da capo a piedi.
Si fece anche fare dei biglietti di visita con: «Count Aldo Della
Rocca». Ma non vi aggiunse il suo indirizzo perchè era nel quartiere dei
negri.
Il lunedì seguente, alle undici e mezzo della mattina, si presentò in
casa Van Osten al numero 8 della 66.ma Strada. Mrs Doyle gli aveva in
modo speciale raccomandato di non arrivare prima di quell'ora. Essa lo
aspettava nel salone, e lo presentò a sua figlia. Il signor Van Osten
non c'era. Il «conte», disse Mrs Doyle, farebbe il suo lavoro per i
primi giorni da solo, poichè il signor Van Osten era molto occupato a
Washington.
Allora le due signore, che avevano già il cappello in testa, uscirono
con lui e lo accompagnarono al numero 59 della stessa strada. Era quasi
dirimpetto al palazzo Van Osten.
Aprirono con una chiave di casa, che poi diedero a lui, e lo
precedettero di sopra all'ultimo piano, dov'era la stanza che doveva
essere il suo studio. Era una vasta stanza chiara, quasi vuota.
Davanti alla finestra era un grande scrittoio. Alcune sedie, un tavolo,
e una libreria semivuota, costituivano quasi tutto il mobiglio.
Sullo scrittoio erano ammonticchiati molte carte, giornali e
manoscritti. E sopra un'altra tavola v'era una macchina da scrivere.
--Oh!--disse Aldo sconcertato, non so scrivere a macchina.
--Non importa!--dissero ad una voce le due signore.
--L'abbiamo messa lì per il caso che sapeste servirvene,--disse Mrs
Doyle. E poi gli mostrò il lavoro che doveva fare.--Ecco; tutto questo
va copiato,--disse, mostrandogli i nitidi fogli manoscritti.--E poi,
farete degli estratti da questi giornali.
--Benissimo,--disse Aldo, e guardò i giornali. Erano della settimana
precedente.
--Dovrete segnare e tagliar fuori tutto ciò che si riferisce al... al
Congo,--disse Mrs Doyle.
Sua figlia volse rapidamente le spalle e guardò fuori dalla finestra.
Aldo non vedeva di lei che il gran nodo del cappello, e la nuca bionda e
le esili spalle. Gli parve una creatura nervosa.
--... Dunque,--continuò Mrs Doyle,--tutto quello che riguarda il Congo,
lo segnerete in inchiostro rosso.
--E non devo tagliarlo fuori, allora?--chiese Aldo.
--Sì, sì, tagliarlo fuori. E poi sottolineerete di rosso il nome del
signor Van Osten tutte le volte che lo vedrete.
--Benissimo,--disse Aldo.
--E poi, tutto ciò che dice Van Osten stesso, gli «speech», capite, li
copierete in questo grande libro.
--Non sarebbe meglio, forse,--azzardò Aldo,--se ritagliassi gli speech,
e li incollassi nel libro?
--No, no, no!--disse Mrs Doyle.--Egli li vuole copiati. Vero, Marjorie?
Sua figlia si volse e disse.
--Sì, sì, li vuole copiati.--E rise.
Aveva gli occhi verdi e frizzanti, e un sorriso strano. I capelli
chiari, molto crespi, le scendevano fin giù sul piccolo naso dritto, e
aveva un vezzo grazioso di gettare all'indietro il capo per guardare di
sotto ai riccioli, che le era particolare. Era vestita come una bambola
francese molto costosa.
--Oh, sì,--ripetè, colla testa gettata all'indietro, e la voce alta e
infantile,--li vuole tutti copiati!--E ancora il sorriso vacillante e
tenue le fluttuò, fine come una fiammella, pel viso. Poi volse le spalle
e tornò a guardare dalla finestra.
Le signore se n'andarono, e Aldo sedette alla scrivania e principiò il
suo lavoro. Egli aveva una bellissima scrittura da commesso
viaggiatore, e il copiare gli piaceva. Uscì alla una, a prendere un
rapido «lunch». Alle quattro udì per le scale un serico stormire di
vesti, che riconobbe appartenere al volatile occidentale.
Era difatti Mrs Doyle che veniva a domandare come procedeva il lavoro.
Procedeva benissimo.
Alle sei Aldo tornò a casa.
Per tre giorni copiò, sottolineò, ritagliò e ingommò. Nel pomeriggio del
quarto giorno non gli restava più niente da copiare, nè da sottolineare,
nè da ritagliare, nè da ingommare. Fumò delle sigarette e guardò dalla
finestra.
Poi prese dalla libreria un romanzo di Gyp--non c'erano che romanzi
francesi su quegli scaffali--e lesse per un'ora. Finalmente si decise a
uscire ed andare al numero 8, la casa Van Osten, a domandare istruzioni.
Non aveva ancora visto il congressista, suo principale, e Aldo--come
tutti quelli che sono sicuri della loro persona e del loro sarto--amava
le nuove conoscenze.
Suonò al numero 8.
Il servitore che gli aprì, lo guardò in faccia e dubitò.
--«Foreigner,»--disse fra sè. Poi gli guardò il taglio degli
abiti.--«All right.»--E lo aiutò a togliersi il soprabito. Poi gli porse
un piccolo vassoio d'argento sul quale Aldo depose il biglietto da
visita.
Il domestico lesse, poi aprì una porta e pronunciò forte:
--«Count Aldo Della Rocca.»
Un sommesso rumorìo di voci e di tazze cessò, e in quel momentaneo
silenzio Aldo s'avanzò nel salotto.
Sulla porta fece un profondo inchino--inchino di segretario--perchè non
voleva offendere la sua patronessa. Quando alzò il capo, vide da lontano
il verde sfavillìo degli occhi, e l'ondeggiante sorriso della signora
Van Osten, che dal sofà gli faceva segno di avvicinarsi. Il rapido
occhio di Aldo vide che era nervosa.
--Oh, conte Della Rocca, buon giorno!--disse, e stese verso di lui la
piccola mano affettata,--arriva proprio a tempo per una tazza di thè!
Aldo s'avanzò, passando davanti a quattro o cinque signore e a un
vecchio, che sedevano intorno a lei, e si chinò a baciarle la mano. Ah,
non doveva essere il segretario? Benissimo. Non era il segretario. Era
il conte.
--Ma forse--continuò la giovane signora--a lei non piace il thè? Nel suo
bel paese a quest'ora si prende il vermouth, o l'assenzio, non è vero?
Così dicendo gli porgeva una tazza di thè, col capo un po' indietro e i
ricciolini negli occhi.
--Oh, signora!--disse Aldo.--Ma ciò che ricevo qui, da una così bella
mano, è nettare!
Tutte le americane sorrisero, approvando.
--Ahi! lusinghe latine, caro conte,--disse la sua ospite; e lo presentò
ai suoi amici.
Una o due volte egli notò ch'essa lo guardava, un po' incerta, un po'
ansiosa, come temendo ciò ch'egli potesse fare o dire. Ma Aldo, memore
del carattere privato e politico delle sue mansioni, si guardò bene dal
farne parola.
Le signore partirono a una a una, poi partì anche il vecchio signore.
Rimasta sola, la signora Van Osten volse ad Aldo un piccolo viso freddo
e duro:
--Perchè siete venuto qui?--disse.
Aldo sentì subito di essere ridiventato il segretario, e si scusò
umilmente:
--Non avevo più lavoro,--disse.--Non sapevo cosa fare.
--Ah, vedo. Lo dirò a mia madre... cioè, a mio marito.
In questo punto entrò Mrs Doyle. Sua figlia la trasse presso alla
finestra e le parlò a bassa voce. Mrs Doyle rise e disse:
--Tanto meglio! Proprio non sapevo come si sarebbe cominciato.
E volse verso Aldo uno sguardo di approvazione.
Egli, rigido e segretariale, le si inchinò.
--Avete fatto bene a seguire... l'imbeccata, cioè il cenno... insomma...
le mute indicazioni della signora Van Osten, e a conformarvi ad esse.
Fate sempre così. Ciò è importante. Ed ora, riguardo al signor Van
Osten, ricordatevi di non parlargli mai del vostro lavoro. Mai! Egli non
vuole. A meno che ve ne parlasse lui, voi non farete mai neppure la più
lontana allusione a ciò che fate. E' inteso?
--E' inteso,--disse Aldo, docile ma stupito.
--Soltanto così,--disse solennemente il volatile
occidentale,--riescirete a convincerlo della vostra assoluta
discrezione.
--Capisco,--disse Aldo, solenne anche lui.
La piccola signora Van Osten parve commossa: si coprì gli occhi col
fazzoletto... Rideva?...
--Ed ora,--disse Mrs Doyle con uno sguardo alla pendola,--restate ad
aspettarlo.
Aldo restò. E tentò di tener viva la conversazione con qualche flaccida
e innocua generalizzazione. Ma nessuno gli rispose. Mrs Doyle guardava
nervosamente l'ora. E sua figlia sbadigliava.
Una forte scampanellata li scosse. Si udirono immediatamente i passi
affrettati del domestico, che andava ad aprire la porta al suo padrone.
Aldo si levò in piedi. Allora sentì sulla sua manica un tocco fermo e
leggiero: era la piccola mano ingemmata della signora Van Osten, che lo
spingeva giù a sedere. Egli obbedì istintivamente. La giovine signora
sedette lesta vicinissima a lui, e, china in avanti appoggiando il mento
sulla piccola mano, gli sorrise.
--... Sono convinta che ella è anche musicista,--disse, sorridendogli
negli occhi mentre la porta si apriva davanti al signor Van Osten.
Egli entrò, alto, sbarbato e arrogante, e bello di una calma bellezza
maschia.
--Come va?--disse a sua moglie.--Salute, mamma,--disse a sua suocera.
Poi guardò Aldo. Questi si alzò, lentamente, molto impacciato, non
sapendo cosa fare.
--Bertie,--disse sua moglie alzando gli occhi sul viso di suo marito (e
il suo sguardo era in pari tempo lo sguardo di un sorcio e quello di un
gatto),--questo è il conte Della Rocca di cui ti ho parlato.
Van Osten gli tese la mano poderosa.
--Tanto piacere,--disse.
Subito Mrs Doyle gli si mise accanto e gli parlò.
Allora la signora Van Osten tornò a chinarsi verso Aldo.
--Dunque, ella fa della musica? Non lo neghi. Io lo so, lo sento nel
cuore!
E alzando il piccolo mento fece scintillare sotto le bionde ciglia gli
occhi lunghi e penetranti, come due lame di luce.
A Aldo venne in mente una frase del dottor Fioretti, un amico di Nino.
Gli pareva di udirne la voce incalzante--Fioretti parlava sempre come se
ogni parola fosse tre volte sottolineata--: «La donna americana, amico
mio, credi a me, è isterica a freddo, è pazza per partito preso.»
Aldo si trovò seduto al pianoforte, e, accanto a lui, lanciata in avanti
come una panteretta, la piccola Van Osten, cogli occhi verdi scagliati
nei suoi, tendeva tutto il corpo sottile verso la musica. E
improvvisamente (proprio mentre suo marito dava in una sonora risata per
una frase di Mrs Doyle), ella si levò e disse:
--Addio. Andate via. Tornate qui sabato. Adesso andate via. Subito!
Egli si alzò, stupefatto, e prese commiato.
Descrisse a Nancy la straordinaria visita. Ma Nancy ne fu così
costernata e attonita, che Aldo omise dal suo racconto l'invito per
sabato.
All'indomani egli trovò sul suo scrittoio un nuovo pacco di discorsi
scritti e di giornali vecchi; e riprese coscienziosamente il suo lavoro.
Il sabato mattina trovò, posato in cima alle sue carte, una busta color
lilla, contenente venti dollari.