Non fu più concesso ad Aldo di suonare il pianoforte, perchè disturbava
Nancy nel suo lavoro. Egli doveva anche stare in casa per ricevere
chiunque venisse, perchè Nancy non fosse importunata.
Quando all'ora di pranzo ella non voleva interrompere il corso dei suoi
pensieri venendo a tavola, era Aldo stesso che, in punta de' piedi, le
portava i pasti; perchè la domestica dal passo pesante e dal viso
stupefatto la irritava e la distraeva. Un silenzio riverente regnava
sulla casa.
Baldelli, della casa editrice di Roma, ebbe sentore del Libro e venne a
Milano per sapere se era possibile averlo. L'editore milanese del Ciclo
di Liriche, che distrattamente aveva omesso di pagare le ultime due
edizioni di quel libriccino fortunato, mandò, senza che glielo si
domandasse, un «chèque» quasi inverosimile, e suggerì per la nuova opera
una edizione di lusso rara e ricercata.
Nancy non rispose a nessuno, non badò a nessuno. Il Libro, come un
falco, le teneva gli artigli conficcati nel cuore.
Era una sera d'inverno; sotto la lampada accesa Nancy scrisse al sommo
di una pagina bianca: «Capitolo XVII». Ella scrisse questa intestazione
accuratamente, devotamente, disegnando i numeri romani con penna
amorosa. Questo era il capitolo culminante del Libro. Per raggiungerlo,
l'opera si era andata lentamente innalzando, in ripida e audace ascesa.
Ma da quel punto il poema doveva fluire e precipitare, in largo,
irrefrenabile torrente fino alla sua portentosa chiusa. Questo capitolo
era il sommo, l'apogeo e la corona.
Nancy si passò rapidamente la mano sulla fronte, ricacciando
all'indietro i morbidi capelli scompigliati. Poi guardò nervosamente
Aldo. Egli sedeva all'altro lato del tavolo con dei fogli di carta da
musica davanti a sè. Il cerchio di luce della lampada gli pioveva
pacatamente sul lucido capo chino. A Nancy parve ch'egli avesse l'aria
tediata e triste.
--Che c'è, Aldo?--gli chiese, stendendo verso di lui attraverso la
tavola una mano affettuosa.
Nella esuberante gioia dell'ispirazione, essa si sentiva molto tenera e
pietosa.
--Oh, niente, niente,--sospirò lui.--Avevo l'idea di scrivere un
preludio. Ma non posso far nulla senza provarlo al pianoforte. E ciò ti
disturberebbe. Non importa, non importa! Non curarti di me.
--Ma certo che mi curo di te,--disse Nancy; e alzatasi gli andò vicino e
si chinò su di lui, posandogli con affetto una mano sulla spalla. E
vedendo sul foglio davanti a lui una riga di minime e di semiminime,
sorrise, ricordando che nella sua infanzia le parevano ometti che
s'arrampicassero sopra uno steccato orizzontale.
--Sai bene,--disse Aldo passando e ripassando la penna sulla faccia di
uno degli ometti e facendolo diventare più grande e più nero degli
altri,--sai bene che Ricordi pubblicherà quelle mie romanze; ma credo
che le abbia accettate solamente perchè le parole sono tue... Allora ho
pensato di scrivere una cosa che fosse tutta mia... una specie di
preludio, come l'«Après-midi d'un Faune». Ma sarebbe proprio necessario
che lo provassi al pianoforte...
--Lo so, povero caro,--disse Nancy, accarezzandogli i morbidi
capelli.--Lo so, che sono una cattiva e perfida egoista che mette a
soqquadro tutto, con questo mio Libro. Ma abbi pazienza, abbi
pazienza!--E Nancy gettò uno sguardo di appassionato desiderio verso
quel «Capitolo XVII» che, in grandi caratteri, le arrideva capovolto sul
foglie bianco dall'altra parte della tavola. L'inchiostro ancora bagnato
del «XVII» luccicava e le faceva cenno di affrettarsi.--Aspetta che
abbia finito il mio Libro. Vedrai, vedrai allora! Farai tutto quello che
vorrai. Ce ne andremo a passare dei giorni azzurri in campagna; e saremo
felici, ultracelestialmente felici!--E poi soggiunse, per fargli
piacere:--E saremo anche ultramericanamente ricchi!
Egli levò su di lei i neri occhi profondi, ed ella pensò che somigliava
al San Sebastiano del Murillo.
--Il tuo Libro ha inghiottito tutto il bene che mi volevi!--disse Aldo.
--Ma no,--disse Nancy, e gli accarezzò la bella fronte.--Ma se sei tu,
se è la tua presenza, la tua arcangelica bellezza che mi ispira e mi
aiuta a scrivere!
Aldo sospirò.
--Eh, lo so che sono una nullità!... E non mi resta che a rallegrarmi
che, per il fatto che non sono un mostro, ti ho aiutata a scrivere il
tuo Libro.
Nancy sentì una fitta di rimorso.
--Non dire delle cose amare, cuor mio,--pregò.--Devo, devo essere
egoista per un po' di tempo ancora! Se non scrivo mi pare di avere nel
cervello un demone pazzo che strepita e stride per venir fuori... Ed oh!
Aldo! quando mi veggo davanti la carta lucida e bianca, piena di
abbaglianti promesse, sento d'un tratto in me l'urto dell'ispirazione, e
la chiamata! Allora dalla vecchia penna d'avorio balza e scaturisce la
parola, facile, rapida, piana.. E mi pare di essere una fonte d'acqua
montanina che lancia in fulgido zampillìo la sua vita al sole.
Aldo prese ed attirò a sè il dolce viso acceso.
--Lavora dunque,--disse, e la baciò.--Nulla deve interrompere la tua
opera.
--No, no, nulla al mondo!--disse Nancy.
Nel dirlo uno strano brivido passò in lei, un rapido battito le scosse
il cuore, e sentì la radice dei suoi capelli rizzarsi come tante piccole
spine. Poi più nulla.
La strana sensazione svanì, ed essa si volse per tornare al suo posto;
si fermò ritta accanto alla tavola, e chinò lo sguardo sul «Capitolo
XVII». L'inchiostro ancora umido brillava sulla cifra. Ma Nancy
aspettava--aspettava di sentirsi ripetere sotto al cuore quel palpito
strano, trillante, indescrivibile. Volse lo sguardo ad Aldo. Egli stava
pingendo pensosamente la faccia di un'altra semiminima, facendola
diventare grande e nera.
Allora Nancy sedette, e intinse la penna d'avorio nella bocca spalancata
del calamaio. Ah! ~Ecco!~ ancora! Ecco, il battito! il battito! Come una
piccola mano morbida che la colpisse nel cuore! Ed ora, un fremito
lungo, un tremolìo, come d'uccelletto imprigionato!
--Aldo! Aldo!--gridò, e cadde avanti, col viso nascosto sulle braccia.
E i suoi capelli diffusi ondeggiarono sul «Capitolo XVII», e sfregiarono
la bianca pagina aspettante.