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Nancy si mosse, sospirò!... poi lenta aprì gli occhi. Era sveglia.
Nella camera attigua Valeria singhiozzava tra le braccia dello zio
Giacomo, e la zia Carlotta baciava Adele, e baciava Aldo, che, pallido
con gli occhi rossi, stringeva la mano a tutti.
Attraverso la porta socchiusa Nancy udiva le loro voci sommesse e
bisbiglianti; e ne sentì un vago e languido piacere. Ma ecco che un
altro suono le colpì l'orecchio: un suono dolce, staccato, regolare--che
pareva il lento battito d'una pendola. Quel suono le dava un senso di
calma profonda e soave. Volse il capo sui guanciali e guardò. Era la
culla!
Accanto vi sedeva, sonnecchiando, la Suora, reggendosi la fronte con una
mano, mentre coll'altra, posata sulla sponda della culla, faceva, anche
nel dormiveglia, la dolce mossa automatica del ninnare.
Nancy sorrise e richiuse gli occhi. Quel battito regolare la sopiva, e
la riconduceva verso il sonno. Ella si sentiva ineffabilmente
tranquilla, illimitatamente felice.
Era finita l'attesa; erano passati i timori. Ora la vita si apriva più
vasta sopra più vasti orizzonti. L'anima sua era placata, appagata e
senza desiderio.
Ed ora, con un sommesso tremito di gioia, le tornò nella memoria il suo
Libro; il suo Libro che la aspettava, fermo dove ella lo aveva lasciato
quella sera in cui l'avvenire aveva pulsato entro il suo seno. L'opera
che doveva vivere la chiamò con voce piana, e le ripiegate ali
dell'aquila fremettero...
Nel crepuscolo oscillante della culla la creatura aprì gli occhi e
pianse:
--~Ho fame.~