IV.

Il giorno in cui Nancy compì i tre anni, e che intorno al suo

«birthday-cake»--la focaccia del giorno natalizio--furono accese

solennemente le tre candele d'uso, Edith mise i gomiti sulla tavola e

disse:

--E dunque, che cosa sarà Nancy?

--Buona,--saltò su a dire la piccina,--molto, molto buona. Dammi un

altro di quei dolci che fanno ~pum~! Nonna, tienimi le orecchie.

Edith le tese un salterello avvolto di carta d'oro e adorno di

figurette; e Nancy, con le mani della nonna sulle orecchie e con gli

occhi chiusi, lo tirò con molti strilli di gioia e di spavento.

Edith, ora alta e sottile, e di cui le due treccie si erano fuse in una

sola, appuntata sulla nuca da un gran nodo di nastro, ripetè la sua

domanda.

--Che cosa vuoi dire?--le chiese la signora Avory.

--Spero bene,--disse Edith con gravità,--che non vorrete farne

semplicemente una ragazza come tutte le altre!

Allora Valeria parlò timidamente:

--Veramente, ho pensato qualche volta che desidererei... che fosse... un

genio!

Ed esprimendo questo audace pensiero, Valeria arrossì.

Edith approvò col capo, serenamente. La signora Avory guardò dubbiosa la

figuretta della sua nipotina, intenta ora a tirar giù la tovaglia per

arrivare ai salterelli. La piccola Nancy s'accorse subito di quello

sguardo indulgente e si avvicinò alla nonna.

--Turami le orecchie,--disse,--e dammi un altro di quei dolci che fanno

~pum~.

La signora Avory con mano carezzevole aggiustò il nastrino celeste che

fermava in cima alla piccola testa il ciuffo di ricci neri.

--Perchè vuoi che ti turi le orecchie?--chiese sorridendo.

--Perchè i dolci col ~pum~ mi fanno paura.

--E allora perchè li vuoi?

--Perchè mi piacciono.

--E perchè ti piacciono?

--Perchè mi fanno paura,--disse Nancy, con un adorabile sorriso. Tutti

trovarono questa risposta straordinariamente profonda, e la

conversazione ritornò sull'argomento del genio di Nancy.

--Certo,--osservò Edith,--avrà talento per la pittura. Suo padre, povero

caro Tom! era un paesista meraviglioso. E credo che anche nella figura

abbia fatto delle bellissime cose. Vero, Valeria?

Ma Valeria aveva nascosta la faccia nelle mani e scoteva la testa:

--Oh Dio! spero di no; spero di no!--singhiozzò, e subilo le lacrime le

piovvero dagli occhi.

La mite signora Avory parve ferita e addolorata.

--Ma perchè no, Valeria?--domandò.--Non negherai che il mio povero

figlio avesse un ingegno non comune...

--Non è questo, non è questo!--singhiozzò Valeria.--Ma... non so io...

l'odore dei colori... e... le... le modelle! Oh Dio! non potrei, non

potrei sopportarlo!... Oh mio Tom! mio caro Tom!--e mentre sua suocera e

Edith tentavano di calmarla, Valeria continuava a singhiozzare

convulsamente. Allora Nancy ruppe in alte grida, e siccome non cessava

di strillare dovettero rimandarla nella nursery; dove Fräulein Müller,

la governante tedesca da poco succeduta a Wilson, le diede, non

impunemente, qualche schiaffetto.

In salotto la conversazione s'aggirava ancora intorno al genio di Nancy.

--Non potrebbe essere un genio musicale?--domandò Valeria, asciugandosi

tristemente gli occhi.--Mia madre era una grande musicista; suonava

l'arpa, ed ha anche composto delle belle romanze. E quando l'ho perduta

e sono andata a vivere collo zio Giacomo a Milano, ho studiato molto la

musica anch'io. Suonavo sempre del Chopin per lo zio Giacomo, che del

resto detestava la musica... E poi... quando mi sono sposata...

Tom...--qui Valeria ruppe in nuovi singhiozzi--mi diceva sempre... che

preferiva me... a... a... Pachman... e a tanti altri...

Edith, commossa, l'abbracciò.

--Hai ragione. Scegliamo la musica. E' anche più bello.--E baciò con

entusiasmo la faccia accesa di Valeria.--Del resto, la piccina sa già

cantare «Onward, Christian Soldiers», e «Schlaf Kindchen».... Fräulein

Müller dice che è intonatissima. E' già una cosa straordinaria, non vi

pare?

Allora si fece subito ritornare Nancy; che apparve piccola e terribile,

col broncio. La conduceva per mano Fräulein Müller, che aveva un graffio

sulla guancia.

Nancy fu pregata di cantare: «Schlaf, Kindchen, schlaf, da draussen

steht ein Schaf»; ed essa lo fece con molta mala grazia e con poca voce.

Ma in seguito a forti e servili applausi da tutti, compresa anche

Fräulein, la piccina si degnò di far udire tutto il suo repertorio,

compresa una canzone plebea «There'll be razors a-flyin' in the air»

imparata incidentalmente dal superbo e inavvicinabile garzone del

giardiniere, Jim Brown.

Fu dunque deciso che Nancy sarebbe un grande Genio musicale e si procurò

subito un pianoforte a piccola tastiera, e molti libri di teoria,

d'armonia e di contrappunto. Edith raccomandò a Valeria di studiare

questi libri con attenzione e poi d'insegnarne il contenuto a Nancy,

facendo però in modo che la piccina non se ne avvedesse.

Ma Nancy se ne avvide. Anzi dopo qualche giorno bastava che vedesse

entrare sua madre in una stanza, perchè ella ne fuggisse, strillando e

pestando i piedi.

Fräulein Müller, con astuzia e diplomazia, e secondo un Nuovo Metodo

Tedesco, si accinse ad insegnarle in pari tempo l'alfabeto e le note

musicali.

--A, b, c, d... niente di più semplice,--disse Fräulein.

E cominciò a spiegare. Il «fa» era dunque l'A, e, in inglese, si

pronunciava «e». Il «si» era B; il C si pronunciava «si», ed era il

«do». E così via. Niente di più semplice.

Ma il risultato fu sconcertante. Nancy insisteva a voler compitar

sillabe e fabbricar parole al pianoforte, e non trovava l'«o», e non

trovava l'«u», e non trovava niente. Valeria accresceva la confusione

chiamando «si» il B, e «mi» l'E, e il G «sol». Era un pandemonio.

Nancy divenne irosa e diffidente. In ogni parola che le si rivolgeva le

pareva di fiutare una nuova trappola per introdurre in lei delle nozioni

musicali. Non si fidava più di nessuno; e non voleva più parlare che col

nonno o con Jim Brown.

Infine, un giorno che sua madre le disegnava degli omettini neri molto

simpatici, e che questi d'un tratto si rivelarono essere non altro che

delle aborrite semiminime, Nancy, cieca dall'ira, si cacciò la mano nei

capelli e se ne strappò una ciocca. Valeria gettò un grido; prese ed

aprì il piccolo pugno della sua bambina e vi vide il morbido arruffìo di

capelli strappati.

--Oh! béby, béby! Che cosa orribile!--gridò.--Come puoi affliggere così

la tua povera mamma?

Ma con ciò ebbe termine l'educazione musicale. Ogni volta che una nota

ergeva il tondo capo nero sull'orizzonte di Nancy, ella alzava rapida la

mano e si strappava una ciocca di capelli. Poi apriva il pugno e lo

mostrava a tutti. Il pianoforte fu chiuso; i libri sull'Armonia, la

Teoria e il Contrappunto furono messi via.

Non più la sera al suo lettino la Fräulein le cantava del Beethoven

travestito da ninna-nanna. Ma bensì i suoi due vecchi amici, «Bel Popò»

e «Menton Fleuri» tornarono al suo capezzale; e l'accompagnarono come di

consueto alla buia e lontana Isola del Sonno. Con loro ella s'imbarcava,

meno timida, sulla grande nave dei sogni che ogni sera con vele stellate

l'aspettava, galleggiante sull'oscurità.

«Bel popò, fa la nanna, fa la nanna, bel popò...

... _Menton fleuri, menton fleuri, kikiriki, kikiriki!_»

*

* *

Fräulein Müller sedeva nel parco, leggendo. Nancy con una bambola in

braccio, sedeva sull'erba ai suoi piedi; e la osservava, divertendosi a

veder ballare sul cappello di Fräulein Müller due piume nere che

oscillavano come su di un piccolo carro funebre, segnando il ritmo di

qualche cosa che Fräulein leggeva.

--Che cosa leggi, Fräulein?--domandò Nancy.

Fräulein Müller continuò a nicchiare col capo e lesse forte, col suo

esecrabile accento tedesco, il soave verso di Tennyson:

_Shine out, little head, sunning over with curls!...._

(Oh, testolina raggiante, affacciatevi,

Soleggiata di riccioli d'oro)!

--Che belle parole,--disse Nancy.--Leggile ancora.

Fräulein ripetè i dolci versi mattinali.

--Torna a leggere,--disse Nancy.--Leggi più lento.

Fräulein ricominciò. E la ragazzina ripetè i versi piano, tra sè.

Poi disse alla governante:

--Continua a dire quelle parole, sempre quelle, finchè ti dirò di

smettere.

E Nancy chiuse gli occhi.

--Ma perchè?--disse Fräulein.--Cosa ti viene in mente?--Poi visto che la

bimba non rispondeva nè apriva gli occhi, la mite Fräulein Müller,

scrollando il capo, obbedì.

... Quella stessa sera Nancy litigò coi suoi amici Bel Popò e Menton

Fleuri.

Fräulein, nella penombra della nursery, ripeteva quasi sonnecchiando

quei blandi ritornelli, quando al sesto «kikiriki» vide Nancy rizzarsi a

sedere nel letto, colle guancie accese e gli occhi saettanti.

--Non dirlo più,--proruppe.--Guai a te se lo dici ancora. Non voglio più

sentire quelle stupide cose.

Fräulein, attonita, ammutolì.

--Canta qualcos'altro,--disse Nancy.

Ma Fräulein non sapeva che cos'altro cantare. Tentò due o tre

canzonette, con poco successo. Nancy tornò a sedere nel letto:

--Non voglio più sentire quelle parole sciocche che tu dici. Non puoi

cantare solo la musica, senza dire le parole?

Fräulein si accinse con le labbra socchiuse a modulare dei suoni

incerti, e stava appunto per scivolare nel Beethoven, quando Nancy si

rizzò ancora:

--Oh, Fräulein! non far così! Prova a dirmi delle parole senza far quei

brutti suoni. Dimmi tante parole, ma che siano belle!, finchè mi

addormento.

La povera Fräulein dopo essersi provata a dire tutte le parole che le

parevano belle, andò a prendere da uno scaffale un volume di poesia del

Lenau; e, aprendolo al «Waldlieder», lesse ad alta voce a Nancy, finchè

questa si addormentò.

Le sere seguenti lesse «Mischka»; e poi «L'Atlantica.» Quando ebbe

finito il volume del Lenau, prese a leggere le ballate di Uhland. Poi

lesse Körner; poi Freiligrath; poi Lessing.

Chi può dire ciò che Nancy udì? Chi sa quali visioni e fantasmi essa

portò seco ogni notte? Sulla grande nave stellata dei suoi sogni ora non

l'accompagnavano più--blandi e puerili--Bel Popò e Menton Fleuri; bensì

salpavano con lei, grandi e strani, i vecchi poeti tedeschi,

lungo-chiomati, dagli occhi torbidi, dal senso oscuro, dagli epiteti

fulgenti.

Così, ogni sera, durante gli anni della sua puerizia, la piccola Nancy

se ne partì per i suoi sonni con la scorta di liriche e madrigali, di

sonetti e sirventesi, di odi ed elegie, cullata da ritmi cadenzati e da

risonanti rime. E certo in una di quelle sere i poeti gettarono una

malìa su di lei. Condussero la sua giovine anima così lontano, così

lontano, che non le riuscì mai più di ritrovare la riva.

E Nancy non si svegliò mai completamente dai suoi sogni.

I divoratori: romanzo · 第 18 / 90 题