Una notte, nella sua casa a Milano, il vecchio architetto Giacomo
Tirindelli--lo zio Giacomo di Valeria--mise sbuffando e brontolando le
brevi gambe fuori del letto, e andò nella camera di suo figlio Antonio
per vedere se c'era.
Non c'era. Già, suo padre se l'aspettava! Ma non per ciò fu meno
indignato al cospetto della stanza vuota e del letto intatto.
Accigliato e scrollando il capo andò alla finestra ed aprì le imposte.
Milano dormiva. Deserta e silenziosa la via Principe Amedeo si stendeva
davanti a lui; ogni alterno fanale spento indicava che la mezzanotte era
passata. Un melanconico gatto traversò la via, rendendola più vuota con
la sua presenza.
Lo zio Giacomo richiuse la finestra, e si diede a camminare in su e in
giù nella stanza del figlio assente. Sulle pareti, sui tavoli, sul
caminetto, sugli scaffali, stavano delle fotografie: Nunziata Villari,
nella parte di «Teodora» in rigide vesti regali. Nunziata Villari nella
«Cleopatra», vestita di soli gioielli. Nunziata Villari nella
«Margherita Gauthier», in camicia da notte--o così parve ai torvi
sguardi dello zio Giacomo.--La Villari da «Norah», la Villari da
«Saffo», la Villari da «Francesca»... Più in là, in disparte, un
ritrattino da ragazzetta guardava da una vecchia cornice, e sotto alla
figuretta rigida, stava una dedica sbiadita: «Al caro Antonio, la sua
cugina Valeria».
Lo zio Giacomo si fermò con un sospiro davanti al ritratto della sua
nipote prediletta, ch'egli aveva un giorno sperato di chiamare figlia.
--Stolta creatura,--brontolò, fissando il gaio visino vacuo,--stolta
creatura che è andata a sposare quel pover'uomo d'inglese, quando poteva
invece sposare quel cretino ingrato di mio figlio!
Qui un altro profilo di Nunziata Villari gli saltò agli occhi, e poi
ancora Nunziata Villari tutta capigliatura e sorriso...
Egli ebbe il tempo di imparare a memoria ogni lineamento di quella
strana faccia ardente, prima che il portone di casa si aprisse e i
rapidi passi di suo figlio echeggiassero sulla scala.
Antonio, che già dalla strada aveva visto il lume in camera sua, entrò
con baldo sorriso.
--Ciao, papà! Perchè non sei a letto?
Accolse l'inevitabile contro-domanda con una scrollatina di spalle e un
gesto d'ambe le mani un po' meridionale (un gesto che piaceva tanto a
Theodora!).
--Ma babbo mio! io ho ventitrè anni, e tu... no.--E battè con gesto
affettuoso e irritante sulla spalla tonda di suo padre.
--«Jeune homme qui veille, vieillard qui dort, sont tous deux près de la
mort»,--citò suo padre, tetro e severo.
--Eh, babbo mio!--E Antonio rise (di quel suo riso arguto e sottile che
Cleopatra trovava irresistibile!).--Se la vita è breve, che sia almeno
bella!--E accese una sigaretta.
Giacomo fremeva. Aveva anche freddo ai piedi, e la sua veste da camera
gli era stretta. Suo figlio, gaio e soddisfatto di sè, lo esasperava.
--Non ti vergogni?--disse additando drammaticamente le file di
fotografie.--Quella vecchia commediante cinquantenne...
--Scusa,--trentottenne!--corresse Antonio, mettendosi a sedere
nell'unica poltrona.
--Una marionetta, un'arlecchina, che ogni facchino di piazza può andare
a contemplare a piacer suo per cinquanta centesimi! Una donna di cui il
marito, piuttosto che starle vicino, è scappato in capo al mondo...
--Scusa, in America,--interpose Antonio.
--... colla cuoca!--E lo zio Giacomo emise un grugnito d'indignazione.
--Temo infatti che Nunziata faccia una esecrabile cucina,--disse
Antonio, inarcando le sopracciglia e sporgendo le labbra per soffiarne
il fumo a cerchietti (nella maniera che Phaedra trovava così
suggestiva!).
--Insomma, basta così,--disse suo padre.--Sono venuto per dirti che
partiamo domani per l'Inghilterra. Régolati.
--Per l'Inghilterra? Domani? Ma cosa dici?--Antonio era scattato in
piedi.--Ma tu sei matto, babbo mio! O fai per scherzo?
Come vide che suo padre aveva l'aria poco scherzosa, continuò, agitato:
--Ma cosa ti viene in mente di voler andare in Inghilterra?
Giacomo tentennò l'irta testa arruffata.
--Ho telegrafato avant'ieri; dopo un certo discorso che mi ha tenuto tua
cugina Adele...
--Quella viperetta gelosa,--mormorò Antonio.
--... Sul conto di questa... Signora,--e Giacomo accennò col mento alle
inconscie ed arridenti Nunziate Villari.--Ho telegrafato, come dico, a
Hertfordshire, dicendo a tua cugina Valeria...
--Ah! Valeria! adesso capisco,--disse Antonio con un risolino
sarcastico.
--Precisamente. Ho telegrafato a Valeria che venivamo a trovarla. Ed
ella ha risposto che ne era felicissima, e che sua suocera ne era
felicissima, e che tutti erano felicissimi. Dunque partiamo. E subito. E
staremo in Inghilterra tre mesi, sei mesi, dieci anni, finchè non ti
sarà passata questa mattana.
--Sì, sì; tu pensi ancora a Valeria, lo so,--disse Antonio ridendo.--Oh,
babbo, babbo! sei un incorreggibile sognatore! Non è mai stato che un
sogno quel tuo desiderio di tanti anni fa. Valeria era tutt'occhi per il
suo Inglese, allora. Ed ora che è morto sarà tutta lagrime per lui.
Vedrai!--Si avvicinò alla corta ed irata figura paterna e gli mise un
braccio intorno al collo.--Sta qui, papà, sta qui. Pensa al viaggio,
come è incomodo. Resta e goditi la tua buona vita calma.
Ma suo padre non voleva saperne di restare nè di godere. Afferrò il suo
candeliere e se ne andò crollando la testa e perdendo per via una
pantofola, e facendo sgocciolare la cera per tutto il tappeto nel
chinarsi a raccoglierla. Offeso e sdegnato se ne tornò a letto. Oh, per
dio Bacco, finalmente leggerebbe in pace il suo «Corriere»!
Ma tuttavia stava in ascolto per sentire se la porta di casa si riapriva
ancora.
Si riaprì.
Battevano le due del mattino quando Antonio svoltò per la via Monte
Napoleone; e il portinaio del 37 lo fece aspettare dieci minuti prima di
aprirgli la porta.
E Marietta lo fece aspettare quindici minuti sul pianerottolo prima di
aprirgli l'uscio. E la signora lo fece aspettare quindici eternità prima
di comparire, leggiadra e spaventata, drappeggiata in raso bianco, e coi
capelli puntati «n'importe comment»--o quasi--sulla graziosa testa.
Antonio le prese le mani baciandole, premendole sui suoi occhi,
dicendole che partiva domani! No, non domani! oggi, oggi stesso! tra
poche ore, per sempre! per l'Inghilterra! per l'orribile, gelida
Inghilterra! E lei, che cosa farebbe? lo tradirebbe? Sì, certo, lo
tradirebbe! Perchè era una infame, perchè era perfida, e lui lo sapeva!
Ed era meglio morire subito tutt'e due, e farla finita!
Nunziata gettò il piccolo grido della «Lucrezia», terzo atto, e si
scostò da lui col brivido del secondo atto della «Marguerite Gauthier».
E indietreggiò a scatti come nella «Fedora», e finalmente gli si
precipitò sul petto come nella «Francesca». Gli sussurrò all'orecchio
cinque parole. Poi lo mandò a casa. Chiamò Marietta che le sciogliesse i
capelli, e Marietta le rifece la treccia, e mise via il resto che non
occorreva, e le diede la lanolina per la faccia. E la signora si mise a
letto come Nunziata Villari d'anni trentotto. Antonio ancora non turbava
i suoi sonni.
Ma Antonio rifece la sua strada per le vie notturne, ripetendo come in
sogno le cinque magiche parole: «Londra--in maggio--dodici
rappresentazioni!»--Ed era marzo!
--Basta!--pensava Antonio,--in qualche modo vivrò durante questi atroci
due mesi. ~Aber fragt mich nur nicht wie~,--aggiunse tra sè; perchè
sapeva abbastanza il tedesco per poter citar Heine nell'originale. Aveva
anche letto la «Jungfrau von Orleans» per poterne parlare con la Villari
quando studiava quella parte. La Villari amava discutere le sue parti
con lui e si divertiva a provare su di lui gesti ed atteggiamenti che le
dovevano poi servire in teatro. Egli non se ne avvedeva, e vibrava a
tutte le fantasticherie di lei come vibra un violino che si tiene tra le
mani, al suono d'un altro violino. Quando ella imparava la «Maria
Stuarda» egli fremeva tutto di eroiche aspirazioni. Egli si sentiva
trasformato in Roberto Dudley e sognava una vita eroica e un'epica
morte.
Quando Nunziata si preparava ad interpretare «Clorinda», studiandosi di
adottare linea e posa di quella celebre avventuriera, Antonio fu d'un
tratto scettico e corrotto, e per tre settimane suo padre tremò e
soffrì, vedendolo passar le notti fuori di casa, e udendo dire che
giocava come un forsennato alla «Patriottica». E fu peggio quando la
Villari studiò la «Messalina» assumendone, per esercitarsi, le teorie e
le attitudini. Antonio ebbe allora un periodo di estrema
demoralizzazione e di completo pervertimento. Ma durante le sei
settimane in cui Nunziata cinse la sua mente dei candidi lini della
«Samaritana», egli ridiventò spirituale e puro, rinunziò alla
Patriottica, al gioco, alle notti scarlatte, e andò ogni mattina alla
prima Messa in Duomo.
--Che strano figliolo siete voi!--gli disse la Villari.--Uno di questi
giorni farete qualche grande sciocchezza.--Poi soggiunse,
materna:--Perchè non lavorate?
--Non lo so,--replicò Antonio.--Forse perchè vivo in un ambiente falso.
Non si ha tempo di far nulla. Dopo la trottata della mattina, è ora di
colazione; e dopo colazione si legge, si fuma, si esce; poi è l'ora
delle visite: la marchesa Dina vi aspetta ogni lunedì, la Navarro ogni
martedì, la Della Rocca ogni mercoledì... e così via. Poi è l'ora di
pranzo, e l'ora del teatro, e l'ora di andar a letto. ~Et voilà~!
--Peccato!--disse la Villari, benevolmente materna, scordando per il
momento di essere Messalina o Francesca o Fedora.--Non avete carattere.
Siete buono; siete decorativo; non siete stupido. Ma avete, come si
potrebbe dire, il naso fatto di pasta frolla, di pasta frolla cruda, che
ognuno può prendere e far girare in qua e in là. Ahimè! Voi soffrirete
molto; o farete molto soffrire. Ah sì, certo, farete soffrire... I nasi
di pasta frolla,--soggiunse Nunziata gravemente,--sono fonti di pianto.
Lo zio Giacomo non era uno che avesse il naso di pasta frolla. Quindi,
per quanto odiasse i viaggi, per quante cose perdesse nei treni e
dimenticasse sui battelli, e per quanto la sua presenza fosse pressochè
indispensabile nel suo studio dove si ammucchiavano progetti e disegni
di ponti ed edifici, tuttavia egli aveva deciso di partire e partirebbe.
Spedì sua figlia Clarissa, una personcina briosa e disinvolta, in un
collegio a Bruxelles; disse addio alla sorella Carlotta e alla nipote
Adele--e affannato e incollerito si arrampicò nel treno di Chiasso,
seguito dall'imperturbabile Antonio.
Anzi Antonio pareva rallegrarsi del viaggio a tal punto, che suo padre,
appena in treno, si chiedeva rabbiosamente perchè diamine fossero
partiti! Che la storia narratagli da Adele riguardo all'infatuazione di
Antonio per l'attrice fosse tutta una fandonia? Già le donne esagerano
sempre! In ispecie Adele...
Giacomo osservava con ira crescente suo figlio.
Antonio dormiva, mentre lui stava sveglio. Antonio mangiava, mentre lui
aveva nausea. Giunti a Folkestone, Giacomo, che non sapeva d'inglese che
«rosbif» e «The Times», era frastornato e affranto. Ma Antonio, ilare e
baldo, arricciandosi i baffetti, faceva occhi lunghi e languidi alle
ragazze inglesi, che con rapido sorriso lo guardavano, e poi passavano
in fretta, fingendo di non averlo veduto.