RACCONTO.

Con passo frettoloso e col viso allegro e giulivo un giovane studente

per nome Edmondo Derval si avviava ad un convegno per andare con diversi

suoi amici a fare una scampagnata. Ma fu arrestato durante il suo

cammino da un crocchio di gente che attorniavano un poveretto steso al

suolo. A tal vista Edmondo si avvicinò, e vista la faccia smunta e

macilente di quel giovane infelice domandò alla folla che gli era

accaduto. È ubbriaco, dicevano gli uni; è uno stratagemma per carpirci

qualche soldo; è colto da apoplessia, dicevano gli altri. Derval lo

esaminò attentamente, e disse indignato a chi osava ingiuriare il

poveretto:

--Largo, signori, concedetegli un po' di aria; quest'uomo è estenuato

dalla fame.

E siccome nessuno lo soccorreva, rivoltosi a tre giovanetti vicini:

--Animo, disse loro, aiutatemi a portare questo disgraziato nella vicina

osteria; gli faremo ingoiare qualcosa.

E seguiti dalla folla che benedicevano quel giovane pietoso, entrarono,

e deposto l'affamato su una banca, Edmondo domandò una tazza di brodo e

un bicchier di vino del più buono. Appena bevuto un sorso di quel brodo

vivificante, l'infelice aprì gli occhi, sollevò un po' la testa e

compreso cosa eragli accaduto:

--Grazie, disse ad Edmondo con uno sguardo languido, ma espressivo, Dio

ve ne compenserà.--E a lenti sorsi trangugiò il resto della bevanda

ristoratrice. Derval gli fece anche portare un bel pezzo di vitello, e

raccomandato al suo protetto di mangiare lentamente, chiamò l'oste, gli

diede una moneta da 5 lire, dicendogli di pagarsi e di consegnare il

resto a quel povero giovane, e tra i ringraziamenti i più sinceri uscì.

Intanto l'ora del convegno era trascorsa, ed il borsellino s'era

impicciolito, ma egli lungi dal rimpiangere la gita perduta, tornò a

casa col cuore soddisfatto di avere fatto una buona azione. L'indomani

a' suoi amici, che gli domandavano perchè non era intervenuto a una così

bella gita, raccontò il fatto, ed essi lo approvarono dicendo che una

così rara soddisfazione valeva meglio che i folli piaceri d'una

scampagnata.

--Ma tu hai dato tutto il tuo gruzzolo al poverello? gli domandò un

amico.

--Sicuro, era l'ultimo pezzo da lire 5 che mi rimaneva, rispose egli.

--Ebbene, noi siamo amici; mancano quattro giorni alla fine del mese,

puoi abbisognare di qualche cosa. La mia borsa non è tanto ben fornita,

ma io la metto a tua disposizione!...

* * * * *

Pochi anni dopo, la rivoluzione del 1789 scoppiava. La plebe inferocita

sfogava il suo furore da lungo tempo represso su tutto ciò che le pareva

colpevole. L'aristocrazia fuggiva, il re era prigione, l'esercito

disfatto. Nel decimo giorno circa del furore plebeo un giovane

elegantemente vestito si difendeva a stento dalle ingiurie e pur troppo

dalle busse dei popolani, e certamente non sarebbe uscito di là colle

proprie gambe se un giovane operaio, fattasi la via a forza di gomiti,

non avesse fatto il largo attorno al nostro eroe con due poderosi pugni.

E presolo per mano gridò: «Guai a chi lo tocca! Questi è un amico del

povero, un consolatore degli afflitti; senza di lui io sarei morto di

fame» E rivoltosi al giovane, dissegli: «Venite, vi condurrò a casa,

questo quartiere non è sicuro per voi!» Quell'operaio era l'affamato

dell'osteria, quel giovane elegante era Edmondo Derval!

Igiene dei piaceri secondo le età, i temperamenti e le stagioni · 第 7 / 145 题