_Della gravezza fatta per messer Bernabò ai cherici e laici, rotto il
trattato della pace._
Vedendo messer Bernabò che la Chiesa si sforzava alla difesa di
Bologna, e che l’intenzione sua non si empieva tosto come pensava,
e che la spesa cresceva, fece stimare tutte le rendite e’ beni de’
prelati e cherici che erano sotto sua tirannia, e fatta la tassazione
ebbe per nome e sopra nome tutti i secolari poderosi vicini alle
prelature, benefiche chiese, e comandamento fece, che qualunque
vicinanza infra certo tempo avessono pagato alla camera sua quelli
danari che il beneficio era tassato, e il beneficio rispondea alla
tassazione, che pagassono, e così convenne che fatto fosse, per modo
che in tre mesi, luglio, agosto e settembre, ebbe nella camera sua
de’ beni de’ cherici per questa via oltre a trecento trenta migliaia
di fiorini d’oro, e di secolari sudditi suoi oltre alle sue rendite
ordinate in sussidio di trecentosettanta migliaia di fiorini d’oro,
e ciò per sostenere e fornire l’impresa fatta, e che fare intendea
dell’oste sua sopra la città di Bologna: e convenne che così fatto
fosse perchè il volle, e nel tempo, stimandosi il superbo tiranno di
vincere per stracca la città di Bologna, e la Chiesa che presa l’avea.
Essendo messer Niccola Acciaiuoli grande siniscalco del regno di Puglia
con messer Bernabò per trattare accordo da lui alla Chiesa de’ fatti di
Bologna, e venuto al legato, e trovatolo con più animo fermo contro al
tiranno che non si stimava, avendo il legato ordinato certe convegne
da trattarsi nella pace, e per uno famigliare del gran siniscalco le
fece mandare a messer Bernabò, il quale volle che a capitolo a capitolo
gli fossero lette, e leggendosi, a catuno capitolo rispondea, e io
voglio Bologna, e così al tutto rimase il trattato rotto, con arrota
di più villane novelle di parole dal tiranno al legato. Ed era in
questi giorni la città di Bologna molto stretta, e pativa disagi e
gravezze assai, ma di fuori si procacciava il soccorso per il legato
con molta sollicitudine, e messer Bernabò continovo tenea un trattato
d’impacciare il legato nella Marca e nella Romagna.