_Come il comune di Firenze prese Montecarelli e Montevivagni, e in essi
preso il conte Tano, venuto a Firenze fu decapitato._
Essendo il conte Tano de’ conti Alberti per i suoi difetti e prave
operazioni nemico al comune di Firenze, massimamente per l’accostarsi
che fè con l’arcivescovo di Milano, in cui favore, (quando la gente
del detto arcivescovo, essendone capitano messer Giovanni da Oleggio,
passò in Mugello, e assediò la Scarperia) ribellò il castello di
Montecarelli, caldeggiando l’oste ch’era alla Scarperia, di questa
impresa ne piace dire alcuna piacevole e notabile ricordanza; che
essendo appresso del detto conte un matto giocolaro, un giorno si mise
in un fossato che dividea il contado del conte da quello del comune
di Firenze, e quivi come assalito ad alta boce cominciò a gridare per
molte riprese, accorri uomo, alle cui grida trassono in breve tempo
oltre a cinquecento fanti del contado del comune di Firenze, i quali
per le malizie del conte stavano sempre ad orecchi levati, e simile vi
trasse il conte, e riprese il matto, ed esso riprese lui, dicendoli:
Conte, guarda che a un mio piccolo grido subito sono corsi cinquecento
uomini di quello del comune di Firenze, e niuno tratto ce n’è di quelli
dell’arcivescovo di Milano: in buona fè, conte, tu sonerai il corno
d’Orlando, e in tuo aiuto e favore non trarranno cinque di quelli di
Milano in un anno. Lo detto conte bestiale, o per paura ch’avesse
del comune di Firenze, o per averlo a vile, gli sbanditi del detto
comune ritenea, e coloro ch’erano più rei e famosi di mal fare; per
questo avvenne, che a loro posta entravano nel Mugello, e gli uomini
uccideano e rubavano, e rifuggeano in Montecarelli, e ciò feciono
sconciamente più volte; il perchè il comune ciò fè noto all’arcivescovo
di Milano, il quale rispuose ch’era contro a sua coscienza, e ch’esso
non era favoreggiatore di ladroni, e che il comune di Firenze facesse
quello volesse giustizia e pace del paese; il perchè il comune con
ordinato processo fè sbandire e condannare il detto conte e più altri
nell’avere e nella persona, nonostante che per la pace dal comune
di Firenze all’arcivescovo costui da’ Fiorentini non dovesse essere
gravato. Quivi procedette, che a dì 12 d’agosto detto anno, il comune
di Firenze mandò dugento uomini di cavallo e molti fanti del Mugello
a Montecarelli, avendo trattato con fedeli del conte che il castello
sarebbe dato. Il conte Tano veggendo gli atti de’ fedeli, e di quelli
prendendo sospetto, s’era rifuggito co’ masnadieri che seco avea, e con
gli sbanditi del comune di Firenze in Montevivagni. Come il castello
di Montecarelli fu attorniato dalla gente del comune di Firenze, i
fedeli del conte che l’aveano in guardia seguendo il trattato di subito
s’arrenderono salvi, ricevuti furono nella protezione del comune.
Il castello per diliberazione del comune infino alle fondamenta fu
abbattuto, e il capitano di Firenze fatto capitano dell’oste si dirizzò
all’assedio di Montevivagni; ed essendosi il conte provveduto alla
difesa, per gli suoi sconci peccati perdè il senno a non prendere
accordo col comune di Firenze, che ’l potè avere a vantaggio, solo
dando le ragioni del detto Montevivagni al comune di Firenze, e
prendendo danari, anzi si mise mattamente alla difesa; il capitano
dell’oste gli tolse per forza un poggetto nomato l’Arcivescovo, e ciò
avuto, d’intorno intorno l’assediò infino a dì 8 di settembre. Questo
dì vi cominciò a dare la battaglia, e combattendosi forte, quelli
ch’aveano la guardia della torre domandarono d’essere salvi come
gli altri fedeli del conte, e fatto loro la promessa, cominciarono a
dare delle pietre a’ masnadieri e sbanditi ch’erano alla difesa delle
mura col conte, e per forza gliene levarono; onde il conte con suoi
malfattori fu costretto arrendersi alla misericordia del comune di
Firenze. Fuvvi preso il conte con uno degli Ubaldini, e con quattordici
caporali sbanditi del comune di Firenze, e lasciati liberi i fedeli. Il
conte con i predetti vennono legati dinanzi al potestà e capitano, che
con gran festa fu ricevuto, assai maggiore non si convenia a sì piccolo
fatto. Poi a dì 14 di settembre, il dì di santa Croce, il detto conte
Tano per lo bando che avea fu dicapitato, e seppellito in santa Croce
dirimpetto alla cappella di santo Lodovico a piè delle scalee, quasi
nel mezzo; quello degli Ubaldini a richiesta de’ suoi consorti fu loro
renduto. Gli sbanditi furono tranati e appesi vilmente. Tale fu il fine
della spelonca di Montecarelli, e del suo conte Tano e sua corrotta
fede, in non lieve esempio degli altri vicini del comune di Firenze.