CAP. CVIII.

_Come il comune di Firenze prese Montecarelli e Montevivagni, e in essi

preso il conte Tano, venuto a Firenze fu decapitato._

Essendo il conte Tano de’ conti Alberti per i suoi difetti e prave

operazioni nemico al comune di Firenze, massimamente per l’accostarsi

che fè con l’arcivescovo di Milano, in cui favore, (quando la gente

del detto arcivescovo, essendone capitano messer Giovanni da Oleggio,

passò in Mugello, e assediò la Scarperia) ribellò il castello di

Montecarelli, caldeggiando l’oste ch’era alla Scarperia, di questa

impresa ne piace dire alcuna piacevole e notabile ricordanza; che

essendo appresso del detto conte un matto giocolaro, un giorno si mise

in un fossato che dividea il contado del conte da quello del comune

di Firenze, e quivi come assalito ad alta boce cominciò a gridare per

molte riprese, accorri uomo, alle cui grida trassono in breve tempo

oltre a cinquecento fanti del contado del comune di Firenze, i quali

per le malizie del conte stavano sempre ad orecchi levati, e simile vi

trasse il conte, e riprese il matto, ed esso riprese lui, dicendoli:

Conte, guarda che a un mio piccolo grido subito sono corsi cinquecento

uomini di quello del comune di Firenze, e niuno tratto ce n’è di quelli

dell’arcivescovo di Milano: in buona fè, conte, tu sonerai il corno

d’Orlando, e in tuo aiuto e favore non trarranno cinque di quelli di

Milano in un anno. Lo detto conte bestiale, o per paura ch’avesse

del comune di Firenze, o per averlo a vile, gli sbanditi del detto

comune ritenea, e coloro ch’erano più rei e famosi di mal fare; per

questo avvenne, che a loro posta entravano nel Mugello, e gli uomini

uccideano e rubavano, e rifuggeano in Montecarelli, e ciò feciono

sconciamente più volte; il perchè il comune ciò fè noto all’arcivescovo

di Milano, il quale rispuose ch’era contro a sua coscienza, e ch’esso

non era favoreggiatore di ladroni, e che il comune di Firenze facesse

quello volesse giustizia e pace del paese; il perchè il comune con

ordinato processo fè sbandire e condannare il detto conte e più altri

nell’avere e nella persona, nonostante che per la pace dal comune

di Firenze all’arcivescovo costui da’ Fiorentini non dovesse essere

gravato. Quivi procedette, che a dì 12 d’agosto detto anno, il comune

di Firenze mandò dugento uomini di cavallo e molti fanti del Mugello

a Montecarelli, avendo trattato con fedeli del conte che il castello

sarebbe dato. Il conte Tano veggendo gli atti de’ fedeli, e di quelli

prendendo sospetto, s’era rifuggito co’ masnadieri che seco avea, e con

gli sbanditi del comune di Firenze in Montevivagni. Come il castello

di Montecarelli fu attorniato dalla gente del comune di Firenze, i

fedeli del conte che l’aveano in guardia seguendo il trattato di subito

s’arrenderono salvi, ricevuti furono nella protezione del comune.

Il castello per diliberazione del comune infino alle fondamenta fu

abbattuto, e il capitano di Firenze fatto capitano dell’oste si dirizzò

all’assedio di Montevivagni; ed essendosi il conte provveduto alla

difesa, per gli suoi sconci peccati perdè il senno a non prendere

accordo col comune di Firenze, che ’l potè avere a vantaggio, solo

dando le ragioni del detto Montevivagni al comune di Firenze, e

prendendo danari, anzi si mise mattamente alla difesa; il capitano

dell’oste gli tolse per forza un poggetto nomato l’Arcivescovo, e ciò

avuto, d’intorno intorno l’assediò infino a dì 8 di settembre. Questo

dì vi cominciò a dare la battaglia, e combattendosi forte, quelli

ch’aveano la guardia della torre domandarono d’essere salvi come

gli altri fedeli del conte, e fatto loro la promessa, cominciarono a

dare delle pietre a’ masnadieri e sbanditi ch’erano alla difesa delle

mura col conte, e per forza gliene levarono; onde il conte con suoi

malfattori fu costretto arrendersi alla misericordia del comune di

Firenze. Fuvvi preso il conte con uno degli Ubaldini, e con quattordici

caporali sbanditi del comune di Firenze, e lasciati liberi i fedeli. Il

conte con i predetti vennono legati dinanzi al potestà e capitano, che

con gran festa fu ricevuto, assai maggiore non si convenia a sì piccolo

fatto. Poi a dì 14 di settembre, il dì di santa Croce, il detto conte

Tano per lo bando che avea fu dicapitato, e seppellito in santa Croce

dirimpetto alla cappella di santo Lodovico a piè delle scalee, quasi

nel mezzo; quello degli Ubaldini a richiesta de’ suoi consorti fu loro

renduto. Gli sbanditi furono tranati e appesi vilmente. Tale fu il fine

della spelonca di Montecarelli, e del suo conte Tano e sua corrotta

fede, in non lieve esempio degli altri vicini del comune di Firenze.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 223 / 233 题