_Come mortalità dell’anguinaia ricominciò in diverse parti del mondo._
Non è da lasciare in obliazione la moría mirabile dell’anguinaia in
quest’anno ricominciata, simile a quella che principio ebbe nel 1348
infino nel 1350, come narrammo nel cominciamento del primo libro di
questo nostro trattato. Questa pestilenza ricominciò del mese di maggio
in Fiandra, che di largo il terzo de’ cittadini e oltra morirono,
offendendo più il minuto popolo e povera gente che a’ mezzani, maggiori
e forestieri, che pochi ne perirono, e durovvi infino all’uscita
d’ottobre del detto anno, e così seguitò per l’altra Fiandra. In
Brabante toccò poco, e così in Piccardia, ma nel vescovado di Lieges
fè spaventevole dammaggio, perocchè la metà de’ viventi periro. Di
poi si venne stendendo nella bassa Alamagna toccando non generalmente
ogni terra, ma quasi quelle dove prima non avea gravate, e valicò nel
Frioli e nella Schiavonia; e fu di quella medesima infertà d’enfiatura
d’anguinaia e sotto il ditello come la prima generale, e sì era passato
dal tempo di quella e suo cominciamento a quello di questa per spazio
di quattordici anni, e anni dieci della fine di quella a questa,
essendo alcuna volta tra questo tempo ritocca ora in uno ora in altro
luogo, ma non grande come questo anno, certificando gli uomini correnti
nel male che la mano di Dio non è stanca nè limitata da costellazioni
nè da fisiche ragioni. Addivenne nel Frioli e in Ungheria, che la moría
cominciata in enfiatura tornò in uscimento di sangue, e poi si convertì
in febbre, e molti febbricosi farnetici, ballando e cantando morivano.
E in questi tempi occorse cosa assai degna di nota, che in Pollonia,
nelle parti confinanti con le terre dell’imperio, essendo in esse
grandissima quantità di Giudei, i paesani cominciarono a mormorare,
dicendo, che questa pestilenza loro venia per i Giudei; onde i Giudei
temendo mandarono al re de’ loro anziani a chiederli misericordia, e
fecionli gran doni di moneta, e d’una corona di smisurata valuta; lo re
conservare gli volea, ma i popoli furiosi non si poterono quietare, ma
correndo straboccatamente tra’ Giudei, e quasi a ultima consumazione,
con ferro e fuoco oltre a diecimila Giudei spensono, e alla camera del
re tutti i loro beni furono incorporati.