_Come la casa reale di Francia feciono parentado co’ Visconti per
danari, con vituperio della corona._
La fortuna, maestra e donna delle mondane delizie, senza torre più
lontano esempio de’ suoi straboccamenti, ce n’adduce nel presente
a narrare uno, lo quale senza stupore di mente chi diritto vorrà
giudicare nè porre si può in scrittura nè leggere. Chi arebbe per lo
passato, considerato la grandezza della corona di Francia, potuto
immaginare, che per gli assalti del piccolo re d’Inghilterra in
comparazione del re di Francia fosse a tanto ridotta, che quasi
com’all’incanto la propria carne vendesse, la qual cosa è nel cospetto
de’ cristiani ammirabile specchio e certissimo dell’infelicità degli
stati mondani. E per più mostrare la grandezza di questa misera
fortuna, torneremo un poco addietro all’origine del presente stocco
regale della casa di Francia. Giovanni lo Sventurato re di Francia
ebbe per moglie la figlia del re di Boemia nata d’Ottachero, e
sorella carnale di Carlo imperadore de’ Romani, della quale avea tre
figliuoli maschi e tre femmine, delle quali l’una era consegrata a
Dio nel nobile e ricco monistero di Puscì, l’altra era donna del re di
Navarra, la terza nome Elisabetta era la donna del re di Francia: ora
esso Giovanni, per soddisfare ai secento migliaia di scudi promessi
di pagare in Calese al re d’Inghilterra per i patti della pace, si
condusse a vendere al tiranno di Milano messer Galeazzo Visconti per
secento migliaia di fiorini la figliuola per giugnerla in matrimonio
con messer Giovanni figliuolo di messer Galeazzo, allora d’età d’undici
anni, lo quale per lo titolo della dote titolato fu conte di Virtù. Il
modo fu questo, che essendo il re di Francia prigione in Inghilterra
del mese di giugno detto anno, e occorrendoli spese molte, e più
avere a pagare i detti secento migliaia di scudi, e trovandosi male
in apparecchio a ciò potere fare, la detta sua figliuola consentì
mogliera del detto messer Giovanni, avendo in dono da messer Galeazzo
trecento migliaia di fiorini d’oro, e comperando nel reame di Francia
dal re baronaggi in nome di dota della detta fanciulla di valuta di
trecento migliaia di fiorini: e ciò fu accecamento, che il re ricevuti
i danari gli diè la piccolissima contea di Vergiù, tutto che di
Virtù volgarmente si titolasse, per coprire la miseria della povera
contea. Lo re di Francia per la detta convegna promise, che avuti
i trecento migliaia di fiorini al mezzo di settembre di detto anno
farebbe la figliuola conducere in Savoia, e ivi la farebbe assegnare
al piacimento di messer Galeazzo. Fermate e stipulate solennemente
le dette convegne tra il re e messer Galeazzo, parendo a’ signori di
Milano avere fatto, quello ch’aveano fatto magnificandosi, mandarono
per tutta Italia ambasciadori a significare il fatto, e a invitare
baroni, signori e comuni che venissono e mandassono alla loro corte e
festa; e cominciarono a ricogliere gioielli, pietre preziose, sciamiti,
drappi, quanti in Italia avere ne poterono, facendo di tutto pomposo
apparecchiamento. Giunta la fanciulla in Savoia, messer Galeazzo con
l’ordine si convenia mandò per lei, e giunta in Milano a dì 8 del mese
d’ottobre, la fanciulla in abito e atto regale si contenne, ricevendo
riverenza e da’ signori e da loro donne, ma il drappo sopra capo non
sofferse, e così stette infino che fu sposata; e da quel punto innanzi
posto in oblio la reale dignità e nobiltà di sangue, reverenza fece e
a messer Galeazzo, e a messer Bernabò, e alle donne loro. Il corredo
cominciò la domenica a dì 11 d’ottobre. con apparecchiamento di molte
vivande alla lombarda, di per sè ordinate le donne in numero di secento
riccamente ornate, e magnificamente servite, e gli uomini dall’altra
parte, essendo gli ambasciadori de’ signori, de’ tiranni, e de’ comuni
in numero di più di mille alle prime tavole servite di tre vivande
copiosamente. La festa durò per tre giorni, facendo nel cortile di
messer Galeazzo del continovo giostre a tre arringhi, e le donne ne’
casamenti d’intorno erano ordinate e alloggiate a vedere; le burbanze
furono grandi di sopravveste e cimieri, tale venne in figura del re
di Francia, tale del re d’Inghilterra, e così degli altri re, duchi
e signori, perchè la festa più onorevole fosse, tutto che valentria
d’arme poco o niente vi si facesse da doverlo pregiare; altre notabili
cose non vi furono; nell’ultimo messer Bernabò fece il convito suo, e
fu fornita la festa. È vero che lungamente dinanzi essendovi giunti gli
ambasciadori italiani tutti onorati furono, e fatte loro larghe spese
da’ signori con sollecita provvedenza. Messer Giovanni era d’età di
dieci anni, il perchè il matrimonio non si potè consumare in questo.
Alquanto avemo il tempo passato per ricogliere insieme la storia di
questo matrimonio, ora torneremo addietro a più spaventevol volto delle
miserie mondane in nostra materia.