CAP. XCIX.

_D’un trattato si scoperse in Bologna, e quello ne seguì._

Essendo alcuni cittadini bolognesi con alquanti forestieri in trattato

co’ capitani dell’oste del Biscione, con impromessa di dare loro

una porta se si appressassero alla città, l’oste subito si mosse, e

venne a Panicale presso a Bologna a due miglia, il perchè i Bolognesi

spaventati ebbono gran paura, onde dì e notte stando in sollecita

guardia sagacemente de’ sospetti cercavano, i quali nel mormorio del

popolo brogliavano. I traditori veggendo che loro malvagia intenzione

ad esecuzione non poteano mandare, e che loro malizia si venia a

scoprire, la notte i più presono consiglio, e si collarono a terra

delle mura, massimamente i caporali; degli altri alquanti presi

ne furono, e messi al macello. Vedendo caporali dell’oste che loro

pensiere venia fallato, e che dov’erano gran soffratta di vittuaglia

sentivano, del mese di giugno si ritrassono addietro, e tornarsi a

Castelfranco; onde dilungati da Bologna miglia ventuno, essendo il

tempo del mietere, tutti i Bolognesi, eziandio quelli che usi non erano

di sì fatto servigio, sollecitamente puosono mano alla falce, e quello

segavano, o grano o biada che fosse, con la paglia con sollecitudine a

guisa delle formiche riponeano nella città. Gl’inimici in questi giorni

soprastettono assai senza fare loro cavalcate, o per disagio che patito

avessono, o perchè attendessono loro paghe, o perchè fossono contenti

che i Bolognesi facessono la state perchè più si mantenesse la guerra,

o perchè per pecunia fossono corrotti, che più credibile fu; e certo i

Bolognesi non furono lenti, ma in pochi dì misono dentro roba da vivere

per un anno, che gran conforto fu a’ poveri lavoratori, e a tutta la

città.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 214 / 233 题