_D’un trattato si scoperse in Bologna, e quello ne seguì._
Essendo alcuni cittadini bolognesi con alquanti forestieri in trattato
co’ capitani dell’oste del Biscione, con impromessa di dare loro
una porta se si appressassero alla città, l’oste subito si mosse, e
venne a Panicale presso a Bologna a due miglia, il perchè i Bolognesi
spaventati ebbono gran paura, onde dì e notte stando in sollecita
guardia sagacemente de’ sospetti cercavano, i quali nel mormorio del
popolo brogliavano. I traditori veggendo che loro malvagia intenzione
ad esecuzione non poteano mandare, e che loro malizia si venia a
scoprire, la notte i più presono consiglio, e si collarono a terra
delle mura, massimamente i caporali; degli altri alquanti presi
ne furono, e messi al macello. Vedendo caporali dell’oste che loro
pensiere venia fallato, e che dov’erano gran soffratta di vittuaglia
sentivano, del mese di giugno si ritrassono addietro, e tornarsi a
Castelfranco; onde dilungati da Bologna miglia ventuno, essendo il
tempo del mietere, tutti i Bolognesi, eziandio quelli che usi non erano
di sì fatto servigio, sollecitamente puosono mano alla falce, e quello
segavano, o grano o biada che fosse, con la paglia con sollecitudine a
guisa delle formiche riponeano nella città. Gl’inimici in questi giorni
soprastettono assai senza fare loro cavalcate, o per disagio che patito
avessono, o perchè attendessono loro paghe, o perchè fossono contenti
che i Bolognesi facessono la state perchè più si mantenesse la guerra,
o perchè per pecunia fossono corrotti, che più credibile fu; e certo i
Bolognesi non furono lenti, ma in pochi dì misono dentro roba da vivere
per un anno, che gran conforto fu a’ poveri lavoratori, e a tutta la
città.