_Come si fermò pace dal re d’Inghilterra a’ Franceschi, e’ patti e le
convegne ebbono insieme._
Avendo come nell’addietro narrato avemo lo re d’Inghilterra il verno
tutto e parte della primavera co’ figliuoli e col cugino cavalcato
tutto il reame di Francia senza contasto alcuno, nè però potuto
acquistare alcuna buona terra, ed essendo stati sopra Parigi ad assedio
con niente profittare, standosi a Ciartres, il detto re come savio
e pratico prencipe, pensando e conoscendo i difetti e i pericoli che
sogliono e possono occorrere nelle continuanze delle guerre, vedendosi
il sovrano in arme e nell’onore del reame di Francia, e in caso di
poter prendere suo vantaggio nella pace, si dispose al tutto non volere
più sua fortuna tentare: onde essendo presso a Ciartres a due leghe il
cardinale di Pelagorga e l’abate di Clugnì legati del papa a cercare
la pace tra’ detti due re, lo re d’Inghilterra loro fece sentire,
ch’attenderebbe al trattato della pace cercato per loro dove per lo
governamento e’ reggenti di Francia si dovesse mandare trattatori: li
detti legati ciò inteso di presente mandarono al reggente significando,
che s’attendere volea alla pace cercata per loro per avventura la
potrebbe avere. In questo i detti legati col re d’Inghilterra elessono
per luogo comune una villa detta Beeragnì, la quale è presso a
Ciartres a una lega: lo reggente di Francia per la sua parte mandò il
vescovo di Brevagio, il conte di Trinciavilla, il quale era prigione
degl’Inghilesi, il maliscalco di Francia e più altri signori e prelati,
i quali partirono di Parigi a dì 17 d’aprile, e a dì primo di maggio
quivi co’ detti legati e con loro per la parte del re d’Inghilterra
s’accozzarono, il duca di biancastro, il conte di Norentona, il conte
di Vervich, e ’l conte di Cosmoforte, e altri signori e cavalieri in
numero di ventidue, e a dì 8 di maggio per la grazia di Dio furono
d’accordo, fermando la pace in sostanza nell’infrascritto modo. In
prima che ’l re d’Inghilterra con quello che tenea in Guascogna abbi
per quel modo le tenea il re di Francia l’infrascritte città, contee
e paesi, oltre a quelle che tenea in Ghienna e Guascogna, la città
e castella di Poittiers, e tutta la terra e ’l paese di Poittu, e ’l
fio di Tomers, e la terra di Bellavilla, la città e castello di san
Reose di Santes, e tutte le terre e paesi d’Essa; la città e castella
di Pelagorga con sue terre e paese, la città, castella, terre e paesi
di Limogia, la città, e castella, terre, e paese di Caorsa, la città
e castella, terre e paese di Tarbes; la terra e il paese e la contea
di Bigorece, la città, terre, e paese di Gaure; la città terra e
paesi di Goulogm la città terra e paesi di Rodes, la contrada e paese
di Rovergne: e se v’è alcuno signore come il conte di Foci, il conte
d’Armignacca, il conte dell’Isole, il conte di Pelagorga, il visconte
di Limoggia, o altri che tenghino alcuna cosa de’ detti luoghi e paesi,
fare debbino omaggio al re d’Inghilterra, e tutti altri servigi e
doveri per cagione di loro terre alla maniera che l’hanno fatto nel
tempo passato, e più tutto ciò che il re d’Inghilterra o alcuno di loro
tennono nella villa di Monstreul in sul mare, e più tutta la contea di
Ponthieu, salvo lo alienato per lo re d’Inghilterra ad altri che nel re
di Francia, e salvo se il re di Francia l’avesse in cambio per altre
terre, nel quale caso lo re d’Inghilterra gli dee liberare la terra
data in cambio: e se terre alienate per lo re d’Inghilterra ad altrui,
le quali poi fossono venute nelle mani del re di Francia, lo re di
Francia dare le dee a persone che ne facciano omaggio, e che rispondano
a quello d’Inghilterra. E più deve avere il detto re d’Inghilterra la
villa e castello di Galese, la villa castello e signoria della Marca,
la villa castello e signoria di Sangato, Golognegi, Amegoie con tutte
terre, vie, maresi, riviere, rendite, signorie, case, e chiese, e tutte
appartenenze e luoghi intrachiusi con tutti i loro confini, e più la
villa e tutta intera la contea di Ginis, con tutte le ville terre
e fortezze e diritture di quelle come tenea il conte diretanamente
morto, e come tenea il re di Francia, e di tutte le sopraddette città,
castella e luoghi dee il re d’Inghilterra, e sue rede e successori
liberamente avere tutti gli omaggi, obbedienze, sovranitadi, fii,
diritti, saramenti, riconoscenze, fedeli, servigi, e mero e misto
imperio, e tutte giurisdizioni e alte e basse, e padronaggi di
chiese, e ogni signoria e ogni diritto che per qualunque cagione il
re, la corona di Francia o i reali potessono per alcuna ragione o
colore domandare, tutto s’intenda essere trasferito nel re, corona
d’Inghilterra, e sue rede e successori pienamente e perpetuamente:
e tutti quelli che giurato avessono per dette cagioni nelle mani del
re, o d’alcuno de’ reali, da’ detti saramenti s’intendessono essere
liberi e quitati, rimanendo al re d’Inghilterra come e’ sono appresso
del re di Francia. E tutte dette città, terre castella e luoghi, il
re e la corona d’Inghilterra perpetualmente deve in loro franchigia
tenere, e perpetuale libertà, come signore diritto e sovrano, e come
buono vicino al re di Francia e reame, e senza fare riconoscenza
alcuna alla corona di Francia. E deve il re di Francia dare e pagare
al re d’Inghilterra tre milioni di scudi d’oro, di Filippo gli due, i
quali vagliono un obole d’Inghilterra, de’ quali al re d’Inghilterra,
o a’ suoi commessarii, secentomigliaia quattro mesi appresso che
’l re di Francia sarà in Calese, dove il pagamento far dee; e infra
l’anno prossimo avvenire quattrocento migliaia nella città di Londra,
e ciascuno anno appresso quattrocento migliaia, tanto che compiuti
sieno di pagare i detti tre milioni di scudi. E per osservanza del
detto trattato e predette e infrascritte cose, de’ prigioni presi alla
battaglia di Poittiers devono rimanere per stadichi al re d’Inghilterra
gl’infrascritti, e più ancora degli altri, ciò sono: messer Luigi conte
d’Angiò, messer Gianni conte di Poittiers figliuoli del re di Francia,
il duca d’Orliens fratello del re; e del numero de’ quaranta che ’l
re di Francia dee dare, sedici de’ presi alla battaglia di Poittiers,
i compagni del re di Francia de’ nuovi staggiai nomi sono: il duca di
Borgogna, il conte di Broig o il fratello, il conte d’Alanson o messer
Piero suo fratello, il conte di san Polo, il conte di Ricorti, il
conte di Pomeu, il conte di Valentinese, il conte di Brame, il conte
di Baluldemonte, il visconte di Belmonte, il conte di Foreste, il
sire da Iara, il sire di Fiene, il sire de’ Pratelli, il sire di san
Venante, il signore de’ Culetiers, il Delfino di Daluyernia, il sire
di Angestiem, il sire di Montener, e messer Guglielmo di Raon, messer
Luigi di Ricorti, messer Gianni de’ Lagni. I nomi de’ sedici presi
sono questi: messer Filippo di Francia, il conte d’Eia, il conte di
Largavilla, il conte di Ponthieu, il conte di Trinciavilla, il conte
di Logamb, il conte della Serra, il conte di don Martino, il conte
di Ventado, il conte di Salisbruc, il conte di Vedasme, il signore di
Truoy, il signore di.... il signore de Vali, il maliscalco di Donam,
il sire d’Ambrignì. Dati li detti staggi, e venuto il re di Francia
a Calese, e liberato di sua prigione, infra li tre mesi seguenti lo
re d’Inghilterra dee lasciare libere al re di Francia la villa e la
fortezza della Roccella, le castella e ville della contea d’Agenes e
loro appartenenze, e il re di Francia tre mesi appresso che partito
sarà da Calese dee rendere in Calese quattro persone della villa di
Parigi, e due persone di ciascuna villa, ciò sono; Santo Omer, Aranzon,
Amiens, Belvaggio, Lilla, Tornai, Doaggio, Long, Rems, Celona, Tors,
Ciartres, Tolosa, Lione, Campigno, Roano, Camo, Trasiborgo de’ più
sufficienti di dette ville per compimento del trattato. E dee il detto
re di Francia e suo primogenito rinunziare ogni diritto e sovranità,
e ogni ragione che sopra e nelle città, castella e luoghi potessono
usare come vicini, senza appello o quistione per sovranità per lo detto
re e reame di Francia, o avere potesse, sopra le dette contee, città,
castella, terre, e luoghi, o loro appartenenze, le cede e doni al re
d’Inghilterra perpetualmente. E lo re d’Inghilterra e suo primogenito
debbono rinunziare al nome e diritto della corona di Francia, e
all’omaggio, sovranità e dominio della duchea di Normandia, della
duchea di Torenna, della contea d’Arom, e al dominio, sovranità, e
omaggio del ducato di Retognac, e alla sovranità e omaggio della contea
di Fiandra, e di tutte altre cose appartenenti alla corona di Francia,
salvo delle dette contee, città, castella, ville, e luoghi suddetti,
che pervenire debbono al re e corona d’Inghilterra; e dee lo detto
re d’Inghilterra cedere e trasportare nella corona di Francia ogni
ragione somma ove potesse avere. E sì tosto il re d’Inghilterra e suo
primogenito ciò debbono fare, come il re di Francia le città, ville,
castella, e luoghi che il re di Francia tiene delle sue nominate sopra
quelle tiene il re d’Inghilterra avrà date, e consegnate liberamente
al detto re d’Inghilterra, o suoi commessarii, le quali son queste;
la città di Poittiers, e tutta la terra e paese di Poittu, con essa
il fio di Toraci, e la terra di Bellavilla, la città di Gem, la terra
e’ paesi d’Agenes, la città di Pelagorga, la città di Caorsa, la città
di Limoggia, tutta la contea di Gavera con tutte loro castella, terre
e paese. E ciò far dee il re di Francia per infino alla festa di san
Giovanni Batista; e ciò fatto, subitamente appresso, davanti a quelli
che per lo re di Francia a ciò saranno diputati, lo re d’Inghilterra e
suo primogenito debbono rinunziare al reame di Francia, come detto è di
sopra, e farne trasporto, cedizione e lasciamento per fede e saramento
solennemente, e con lettere patenti aperte e suggellate del suggello
reale, le quali lo detto re mandare dee nella natività di nostra
Donna prossima avvenire nella chiesa degli agostini di Bruggia, le
quali devono essere date a quelli i quali il re di Francia vi mandasse
per riceverle. E se nel termine di san Giovanni Batista il detto re
di Francia non potesse dare o consegnare al detto re d’Inghilterra,
o suoi commessarii a ciò deputati, le sopraddette città, castella,
ville i terre, e luoghi, le possa e debba dare e consegnare infra il
termine di tutti i Santi prossimi avvenire a un anno, e fatto ciò,
dee lo re d’Inghilterra infra il termine di sant’Andrea prossimo
seguente fare le dette renunzie, mandare e presentare a Bruggia, come
è detto di sopra. E per simile modo è tenuto e dee lo re di Francia
e suo primogenito renunziare, trasportare e cedere ogni loro ragione
della corona di Francia quali avessono sopra delle città, castella,
ville, e terre, e luoghi, che per vigore del presente trattato aver
dee lo re d’Inghilterra, e quelle mandare al suddetto termine al
luogo degli agostini, dove dare si debbono al re d’Inghilterra, o a’
suoi commessarii a ciò deputati. Nè si dee il re di Francia nè sua
gente armare contro al re d’Inghilterra infino a tanto che fornito
sia, e mandato pienamente ad esecuzione ciò che nel trattato della
pace si contiene e specificato è: e più che durante il detto tempo e
termine nel quale lo re di Francia dee dare e consegnare le suddette
città, castella, ville, terre, e luoghi, il detto re di Francia e suo
primogenito non possano nè debbano in essi usare sovranità o servigio,
nè domandare alcuna soggezione, nè querele, nè appellagioni in loro
corpi ricevere, nè lo re d’Inghilterra si dee nè procedere nè per
altro modo in esse intromettere, nè niente travagliare. Si terminò, e
tal fine ebbe la lunga guerra per spazio di ventiquattro anni o circa
menata tra gli detti due re, con inestimabile e incredibile danno
di persone e di avere degli detti due re e reami, e loro aderenti e
seguaci, e sì de’ mercatanti che praticavano i detti due reami. So che
mi potea con meno scrittura passare, ma fatto son lungo per mostrare
alle genti a quanta viltà venne per allora la corona di Francia. E qui
faremo piccolo tramezzamento d’alcune cose occorse fuori della presente
materia, acciocchè l’animo e l’intelletto faticato sopra una materia,
e quindi avendo preso fastidio, abbi per nuovo cibo ricreazione, e
torneremo alle italiane fortune.