CAP. XCVIII.

_Come si fermò pace dal re d’Inghilterra a’ Franceschi, e’ patti e le

convegne ebbono insieme._

Avendo come nell’addietro narrato avemo lo re d’Inghilterra il verno

tutto e parte della primavera co’ figliuoli e col cugino cavalcato

tutto il reame di Francia senza contasto alcuno, nè però potuto

acquistare alcuna buona terra, ed essendo stati sopra Parigi ad assedio

con niente profittare, standosi a Ciartres, il detto re come savio

e pratico prencipe, pensando e conoscendo i difetti e i pericoli che

sogliono e possono occorrere nelle continuanze delle guerre, vedendosi

il sovrano in arme e nell’onore del reame di Francia, e in caso di

poter prendere suo vantaggio nella pace, si dispose al tutto non volere

più sua fortuna tentare: onde essendo presso a Ciartres a due leghe il

cardinale di Pelagorga e l’abate di Clugnì legati del papa a cercare

la pace tra’ detti due re, lo re d’Inghilterra loro fece sentire,

ch’attenderebbe al trattato della pace cercato per loro dove per lo

governamento e’ reggenti di Francia si dovesse mandare trattatori: li

detti legati ciò inteso di presente mandarono al reggente significando,

che s’attendere volea alla pace cercata per loro per avventura la

potrebbe avere. In questo i detti legati col re d’Inghilterra elessono

per luogo comune una villa detta Beeragnì, la quale è presso a

Ciartres a una lega: lo reggente di Francia per la sua parte mandò il

vescovo di Brevagio, il conte di Trinciavilla, il quale era prigione

degl’Inghilesi, il maliscalco di Francia e più altri signori e prelati,

i quali partirono di Parigi a dì 17 d’aprile, e a dì primo di maggio

quivi co’ detti legati e con loro per la parte del re d’Inghilterra

s’accozzarono, il duca di biancastro, il conte di Norentona, il conte

di Vervich, e ’l conte di Cosmoforte, e altri signori e cavalieri in

numero di ventidue, e a dì 8 di maggio per la grazia di Dio furono

d’accordo, fermando la pace in sostanza nell’infrascritto modo. In

prima che ’l re d’Inghilterra con quello che tenea in Guascogna abbi

per quel modo le tenea il re di Francia l’infrascritte città, contee

e paesi, oltre a quelle che tenea in Ghienna e Guascogna, la città

e castella di Poittiers, e tutta la terra e ’l paese di Poittu, e ’l

fio di Tomers, e la terra di Bellavilla, la città e castello di san

Reose di Santes, e tutte le terre e paesi d’Essa; la città e castella

di Pelagorga con sue terre e paese, la città, castella, terre e paesi

di Limogia, la città, e castella, terre, e paese di Caorsa, la città

e castella, terre e paese di Tarbes; la terra e il paese e la contea

di Bigorece, la città, terre, e paese di Gaure; la città terra e

paesi di Goulogm la città terra e paesi di Rodes, la contrada e paese

di Rovergne: e se v’è alcuno signore come il conte di Foci, il conte

d’Armignacca, il conte dell’Isole, il conte di Pelagorga, il visconte

di Limoggia, o altri che tenghino alcuna cosa de’ detti luoghi e paesi,

fare debbino omaggio al re d’Inghilterra, e tutti altri servigi e

doveri per cagione di loro terre alla maniera che l’hanno fatto nel

tempo passato, e più tutto ciò che il re d’Inghilterra o alcuno di loro

tennono nella villa di Monstreul in sul mare, e più tutta la contea di

Ponthieu, salvo lo alienato per lo re d’Inghilterra ad altri che nel re

di Francia, e salvo se il re di Francia l’avesse in cambio per altre

terre, nel quale caso lo re d’Inghilterra gli dee liberare la terra

data in cambio: e se terre alienate per lo re d’Inghilterra ad altrui,

le quali poi fossono venute nelle mani del re di Francia, lo re di

Francia dare le dee a persone che ne facciano omaggio, e che rispondano

a quello d’Inghilterra. E più deve avere il detto re d’Inghilterra la

villa e castello di Galese, la villa castello e signoria della Marca,

la villa castello e signoria di Sangato, Golognegi, Amegoie con tutte

terre, vie, maresi, riviere, rendite, signorie, case, e chiese, e tutte

appartenenze e luoghi intrachiusi con tutti i loro confini, e più la

villa e tutta intera la contea di Ginis, con tutte le ville terre

e fortezze e diritture di quelle come tenea il conte diretanamente

morto, e come tenea il re di Francia, e di tutte le sopraddette città,

castella e luoghi dee il re d’Inghilterra, e sue rede e successori

liberamente avere tutti gli omaggi, obbedienze, sovranitadi, fii,

diritti, saramenti, riconoscenze, fedeli, servigi, e mero e misto

imperio, e tutte giurisdizioni e alte e basse, e padronaggi di

chiese, e ogni signoria e ogni diritto che per qualunque cagione il

re, la corona di Francia o i reali potessono per alcuna ragione o

colore domandare, tutto s’intenda essere trasferito nel re, corona

d’Inghilterra, e sue rede e successori pienamente e perpetuamente:

e tutti quelli che giurato avessono per dette cagioni nelle mani del

re, o d’alcuno de’ reali, da’ detti saramenti s’intendessono essere

liberi e quitati, rimanendo al re d’Inghilterra come e’ sono appresso

del re di Francia. E tutte dette città, terre castella e luoghi, il

re e la corona d’Inghilterra perpetualmente deve in loro franchigia

tenere, e perpetuale libertà, come signore diritto e sovrano, e come

buono vicino al re di Francia e reame, e senza fare riconoscenza

alcuna alla corona di Francia. E deve il re di Francia dare e pagare

al re d’Inghilterra tre milioni di scudi d’oro, di Filippo gli due, i

quali vagliono un obole d’Inghilterra, de’ quali al re d’Inghilterra,

o a’ suoi commessarii, secentomigliaia quattro mesi appresso che

’l re di Francia sarà in Calese, dove il pagamento far dee; e infra

l’anno prossimo avvenire quattrocento migliaia nella città di Londra,

e ciascuno anno appresso quattrocento migliaia, tanto che compiuti

sieno di pagare i detti tre milioni di scudi. E per osservanza del

detto trattato e predette e infrascritte cose, de’ prigioni presi alla

battaglia di Poittiers devono rimanere per stadichi al re d’Inghilterra

gl’infrascritti, e più ancora degli altri, ciò sono: messer Luigi conte

d’Angiò, messer Gianni conte di Poittiers figliuoli del re di Francia,

il duca d’Orliens fratello del re; e del numero de’ quaranta che ’l

re di Francia dee dare, sedici de’ presi alla battaglia di Poittiers,

i compagni del re di Francia de’ nuovi staggiai nomi sono: il duca di

Borgogna, il conte di Broig o il fratello, il conte d’Alanson o messer

Piero suo fratello, il conte di san Polo, il conte di Ricorti, il

conte di Pomeu, il conte di Valentinese, il conte di Brame, il conte

di Baluldemonte, il visconte di Belmonte, il conte di Foreste, il

sire da Iara, il sire di Fiene, il sire de’ Pratelli, il sire di san

Venante, il signore de’ Culetiers, il Delfino di Daluyernia, il sire

di Angestiem, il sire di Montener, e messer Guglielmo di Raon, messer

Luigi di Ricorti, messer Gianni de’ Lagni. I nomi de’ sedici presi

sono questi: messer Filippo di Francia, il conte d’Eia, il conte di

Largavilla, il conte di Ponthieu, il conte di Trinciavilla, il conte

di Logamb, il conte della Serra, il conte di don Martino, il conte

di Ventado, il conte di Salisbruc, il conte di Vedasme, il signore di

Truoy, il signore di.... il signore de Vali, il maliscalco di Donam,

il sire d’Ambrignì. Dati li detti staggi, e venuto il re di Francia

a Calese, e liberato di sua prigione, infra li tre mesi seguenti lo

re d’Inghilterra dee lasciare libere al re di Francia la villa e la

fortezza della Roccella, le castella e ville della contea d’Agenes e

loro appartenenze, e il re di Francia tre mesi appresso che partito

sarà da Calese dee rendere in Calese quattro persone della villa di

Parigi, e due persone di ciascuna villa, ciò sono; Santo Omer, Aranzon,

Amiens, Belvaggio, Lilla, Tornai, Doaggio, Long, Rems, Celona, Tors,

Ciartres, Tolosa, Lione, Campigno, Roano, Camo, Trasiborgo de’ più

sufficienti di dette ville per compimento del trattato. E dee il detto

re di Francia e suo primogenito rinunziare ogni diritto e sovranità,

e ogni ragione che sopra e nelle città, castella e luoghi potessono

usare come vicini, senza appello o quistione per sovranità per lo detto

re e reame di Francia, o avere potesse, sopra le dette contee, città,

castella, terre, e luoghi, o loro appartenenze, le cede e doni al re

d’Inghilterra perpetualmente. E lo re d’Inghilterra e suo primogenito

debbono rinunziare al nome e diritto della corona di Francia, e

all’omaggio, sovranità e dominio della duchea di Normandia, della

duchea di Torenna, della contea d’Arom, e al dominio, sovranità, e

omaggio del ducato di Retognac, e alla sovranità e omaggio della contea

di Fiandra, e di tutte altre cose appartenenti alla corona di Francia,

salvo delle dette contee, città, castella, ville, e luoghi suddetti,

che pervenire debbono al re e corona d’Inghilterra; e dee lo detto

re d’Inghilterra cedere e trasportare nella corona di Francia ogni

ragione somma ove potesse avere. E sì tosto il re d’Inghilterra e suo

primogenito ciò debbono fare, come il re di Francia le città, ville,

castella, e luoghi che il re di Francia tiene delle sue nominate sopra

quelle tiene il re d’Inghilterra avrà date, e consegnate liberamente

al detto re d’Inghilterra, o suoi commessarii, le quali son queste;

la città di Poittiers, e tutta la terra e paese di Poittu, con essa

il fio di Toraci, e la terra di Bellavilla, la città di Gem, la terra

e’ paesi d’Agenes, la città di Pelagorga, la città di Caorsa, la città

di Limoggia, tutta la contea di Gavera con tutte loro castella, terre

e paese. E ciò far dee il re di Francia per infino alla festa di san

Giovanni Batista; e ciò fatto, subitamente appresso, davanti a quelli

che per lo re di Francia a ciò saranno diputati, lo re d’Inghilterra e

suo primogenito debbono rinunziare al reame di Francia, come detto è di

sopra, e farne trasporto, cedizione e lasciamento per fede e saramento

solennemente, e con lettere patenti aperte e suggellate del suggello

reale, le quali lo detto re mandare dee nella natività di nostra

Donna prossima avvenire nella chiesa degli agostini di Bruggia, le

quali devono essere date a quelli i quali il re di Francia vi mandasse

per riceverle. E se nel termine di san Giovanni Batista il detto re

di Francia non potesse dare o consegnare al detto re d’Inghilterra,

o suoi commessarii a ciò deputati, le sopraddette città, castella,

ville i terre, e luoghi, le possa e debba dare e consegnare infra il

termine di tutti i Santi prossimi avvenire a un anno, e fatto ciò,

dee lo re d’Inghilterra infra il termine di sant’Andrea prossimo

seguente fare le dette renunzie, mandare e presentare a Bruggia, come

è detto di sopra. E per simile modo è tenuto e dee lo re di Francia

e suo primogenito renunziare, trasportare e cedere ogni loro ragione

della corona di Francia quali avessono sopra delle città, castella,

ville, e terre, e luoghi, che per vigore del presente trattato aver

dee lo re d’Inghilterra, e quelle mandare al suddetto termine al

luogo degli agostini, dove dare si debbono al re d’Inghilterra, o a’

suoi commessarii a ciò deputati. Nè si dee il re di Francia nè sua

gente armare contro al re d’Inghilterra infino a tanto che fornito

sia, e mandato pienamente ad esecuzione ciò che nel trattato della

pace si contiene e specificato è: e più che durante il detto tempo e

termine nel quale lo re di Francia dee dare e consegnare le suddette

città, castella, ville, terre, e luoghi, il detto re di Francia e suo

primogenito non possano nè debbano in essi usare sovranità o servigio,

nè domandare alcuna soggezione, nè querele, nè appellagioni in loro

corpi ricevere, nè lo re d’Inghilterra si dee nè procedere nè per

altro modo in esse intromettere, nè niente travagliare. Si terminò, e

tal fine ebbe la lunga guerra per spazio di ventiquattro anni o circa

menata tra gli detti due re, con inestimabile e incredibile danno

di persone e di avere degli detti due re e reami, e loro aderenti e

seguaci, e sì de’ mercatanti che praticavano i detti due reami. So che

mi potea con meno scrittura passare, ma fatto son lungo per mostrare

alle genti a quanta viltà venne per allora la corona di Francia. E qui

faremo piccolo tramezzamento d’alcune cose occorse fuori della presente

materia, acciocchè l’animo e l’intelletto faticato sopra una materia,

e quindi avendo preso fastidio, abbi per nuovo cibo ricreazione, e

torneremo alle italiane fortune.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 213 / 233 题