_Come il conticino da Ghiaggiuolo fu da’ figliuoli propri preso e
vituperevolmente tenuto._
Seguita cosa per sua natura non degna di memoria, ma piuttosto di
perpetuo silenzio: l’esempio crudele, disonesto e abominevole ci
forza a porlo intra gli altri nostri ricordi. Ramberto della casa de’
Malatesti da Rimini detto volgarmente il conticino da Ghìaggiuolo, uomo
assai famoso, essendo nell’età di sessantacinque anni e oltre, avea
della figliuola di Francesco della Faggiuola sua donna due figliuoli,
l’uno per nome Francesco, l’altro Niccolò, giovani costumati e di
gentile aspetto, e che in vista mostravano di più alto animo che non
mostrarono per opera. Costoro essendo col padre in arme al servigio
di santa Chiesa, eziandio contro i consorti loro allora nimici di
santa Chiesa, e contro il capitano di Forlì, presono Santarcangiolo e
altre terre, e le ridussono all’ubbidienza di santa Chiesa, e presono
la guerra contro al capitano di Forlì. In un assalto amendue questi
giovani furono presi; e avendo il conte di Lando con sua gente servito
il capitano, e dovendo da lui avere danari assai, intra gli altri
pagamenti questi due giovani gli furono assegnati in parte di pagamento
per fiorini seimila, ed egli li si prese, seguendo il proverbio, dal
male pagatore o aceto o cercone. Il padre sentendo ch’erano nelle
mani del conte di Lando, e fuori delle mani dell’antico e crudele
nemico capitano di Forlì, con molta sollecitudine e arte cercò di
riscuoterli, e infine pagati fiorini mille cinquecento gli riebbe.
È vero che essendo la madre de’ detti Francesco e Niccolò attempata
e datasi allo spirito, il detto conticino pubblicamente si tenea
in casa un’amica, e di lei avea cinque figliuoli d’assai vezzoso e
gentilesco aspetto, il maggiore d’età di dodici anni. Il conte, ch’era
nell’età che detto avemo, grande affezione mostrava a questi bastardi,
il perchè la loro madre prendea di baldanza più non si convenia; e
pertanto era in uggia e crepore a’ detti Francesco e Niccolò, non di
manco il conte i madornali e loro madre onorava quanto si convenia
teneramente, lasciando a loro madre in dominio la rocca di Ghiaggiuolo
e ’l castello, stimando in suo concetto lasciare di sua masserizia
alcuna cosa a’ bastardi, e il retaggio a’ madornali. Lo giorno di
Pasqua rosata, a dì 23 di maggio, avendo il conte e’ figliuoli desinato
insieme di buona voglia, e stando gran pezza a sollazzare insieme,
e ito il conte a dormire, e poi ritornato a festeggiare con loro, e
stando a vedere loro giuochi, un fedele del conte, fante assai pregiato
e fidatissimo a lui, lo prese di dietro; il conte pensando cianciasse,
com’era usato, niuno riparo prese, e un altro intanto sopraggiunse che
gli levò il coltello dal lato, e alandolo all’altro tenere lo gittarono
in terra; i figliuoli con le funi nelle mani, ne’ piedi con tutta
l’altra persona strettamente il legarono, come si suole di ladroni, e
così legato lo feciono portare, e nella sua propria camera in un fondo
che v’era l’incarcerarono, e sotto buona e fidata guardia il teneano,
e tanto per più giorni lo tennono legato facendolo imboccare e fare gli
altri servigi, che feciono fare una stanga di ferro, e buove, le quali
pesanti fuori d’ordine gli misono in gamba, mettendoli i piedi la notte
ne’ ceppi. La sua femmina detta Rosina nel fiumicello di Chiusercole
con un sasso al collo feciono annegare; i bastardi cacciarono tutti,
i quali con vergogna de’ madornali in piccolo tempo presono cattivo
viaggio. Lo padre facendo sovente di parole schernire, e rimprocciarli
la Rosina e’ suoi bastardi; costui pazientemente tutto portando, e
umilmente spesso domandando misericordia, con volere far ciò che i
figliuoli sapessono divisare, i lor cuori più indurando a giornate,
lungo tempo lo tennono in sì orribile vita. Io ho letto e riletto,
mai tanta crudeltà non trovai ne’ cuori de’ salvatichi barbari, e
non so a quali fiere selvaggie gli potessi assomigliare. I figliuoli
sogliono essere teneri del padre, e di sua gloria e onore; fede ne fa
Valerio Massimo per l’esempio di Manlio, il quale essendo dal padre
villanamente trattato, sentendo che il padre volea essere accusato,
andò alla casa dell’accusatore, il quale graziosamente lo ricevette
pensando che volesse favorare l’accusa contro il padre, il giovane
riduttolo in luogo segreto gli strinse il coltello sopra il capo, e
si fece promettere e giurare si leverebbe dall’accusare: costoro bene
trattati dal padre, senza cagione, che eziandio qualunque leve pena
meritase, lo crucifissono; e pertanto in perpetua infamia di sì fatti
figliuoli scritto l’avemo.