CAP. XCVI.

_Come gli Aretini per baratta ebbono Chiusi e la Rocca._

Essendo Marco di messer Piero Saccone de’ Tarlati in certo trattato col

comune di Firenze di dare delle sue terre al comune per liberare di

prigione e se e’ suoi, la moglie la madre e gli altri suoi fratelli,

con sagacità di chi l’ebbe a conducere, furono messi in altro

trattato, nel quale mostrato fu loro, che se in concordia fossono con

gli Aretini, ove stava il tutto, che i Fiorentini rimarrebbono per

contenti; onde pensando la donna ben fare mossa da questo consiglio, e

per conforto di certi frati minori i quali erano in questo ragionamento

mezzani, non potendo di Chiusi fare a suo senno, che v’era dentro il

figliuolo, si diliberò vogliosamente, come usanza è delle femmine,

di dare Pietramala agli Aretini, con patto che come avessono Chiusi

restituissono Pietramala; e dato Pietramala la donna fè dire al

figliuolo, che se non desse la rocca di Chiusi, come data avea la rocca

di Pietramala così darebbe quella del Caprese, e di tutte altre loro

terre. Il giovane veggendo il male principio, e conoscendo la madre

animosa e costante, diede la rocca di Chiusi agli Aretini, la quale

con sicurtà di stadichi di renderla, se non facessono Marco e gli

altri suoi trarre di prigione, e incontanente alla donna restituirono

Pietramala. Di questa baratta il comune di Firenze concepette non

piccolo sdegno contro agli Aretini, ma non lo dimostrò, aspettando che

essi di loro errore ammendassero, e rendessero al comune di Firenze suo

debito onore; la qual cosa nè vollono nè seppono fare, come col tempo

seguendo nostra scrittura si potrà trovare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 211 / 233 题