_Come gli Aretini per baratta ebbono Chiusi e la Rocca._
Essendo Marco di messer Piero Saccone de’ Tarlati in certo trattato col
comune di Firenze di dare delle sue terre al comune per liberare di
prigione e se e’ suoi, la moglie la madre e gli altri suoi fratelli,
con sagacità di chi l’ebbe a conducere, furono messi in altro
trattato, nel quale mostrato fu loro, che se in concordia fossono con
gli Aretini, ove stava il tutto, che i Fiorentini rimarrebbono per
contenti; onde pensando la donna ben fare mossa da questo consiglio, e
per conforto di certi frati minori i quali erano in questo ragionamento
mezzani, non potendo di Chiusi fare a suo senno, che v’era dentro il
figliuolo, si diliberò vogliosamente, come usanza è delle femmine,
di dare Pietramala agli Aretini, con patto che come avessono Chiusi
restituissono Pietramala; e dato Pietramala la donna fè dire al
figliuolo, che se non desse la rocca di Chiusi, come data avea la rocca
di Pietramala così darebbe quella del Caprese, e di tutte altre loro
terre. Il giovane veggendo il male principio, e conoscendo la madre
animosa e costante, diede la rocca di Chiusi agli Aretini, la quale
con sicurtà di stadichi di renderla, se non facessono Marco e gli
altri suoi trarre di prigione, e incontanente alla donna restituirono
Pietramala. Di questa baratta il comune di Firenze concepette non
piccolo sdegno contro agli Aretini, ma non lo dimostrò, aspettando che
essi di loro errore ammendassero, e rendessero al comune di Firenze suo
debito onore; la qual cosa nè vollono nè seppono fare, come col tempo
seguendo nostra scrittura si potrà trovare.