CAP. XCV.

_Come messer Niccola gran siniscalco del Regno andò in corte di Roma

per accordare il re con la Chiesa, e fattogli dal papa ciò gli domandò,

e grand’onore, se ne tornò in Lombardia._

Essendo intorno al re Luigi il grande siniscalco il maggiore e il più

ridottato barone, come operare suole l’invidia, comune morte e vizio

delle corti, con false informazioni mosse il re a disdegno contro

messer Niccola. Esso ch’era alla corona fedele, con animo grande

mostrava di non se n’avvedere, e prese cagioni oneste alle sue terre si

riparava, massimamente a Nocea, e provvedeva i fatti suoi. Lo re povero

di savio consiglio per le cose gli occorrevano sovente mandava per lui;

esso preso scusabili cagioni per farlo conoscente ritardava l’andare:

e certo essendo messer Niccola appresso del re niuno de’ baroni osava

alzare il ciglio. E in que’ giorni occorso era che per lo censo debito

alla Chiesa, e non pagato, il Regno era interdetto; il gran siniscalco

avendo voglia d’essere a corte per levarsi dinanzi agl’invidiosi

assalti de’ baroni, e per cercare maggiori cose, alle quali l’animo suo

si dirizzava, e per fare prova di sè, con volontà del re andò a corte

di Roma, ove e dal papa e da’ cardinali fu sopra modo onorato; e in

prima la domenica della rosa il papa commendato di virtù, di nobiltà,

e di valore messer Niccola li diede la Rosa, la quale osava dare al

più nobile uomo che allora si trovasse in corte di Roma, appresso

con lui s’accordò del censo del reame, e levò l’interdetto. Da indi a

pochi giorni il papa di proprio movimento li diede per messer Giovanni

figliuolo di Iacopo di Donato Acciaiuoli suo consorto l’arcivescovado

di Patrasso, essendo i cardinali di più altri solliciti promotori, di

costui nullo intendimento v’era: il papa mostrò come essendo uopo di

braccio secolare al sostenimento di quello beneficio, costui più idoneo

era che un altro per lo consiglio e favore del gran siniscalco, e senza

attendere altra deliberazione, come domandavano i cardinali. d’isso

fatto lo elesse. Di poi di proprio moto del santo padre, l’uficio e

dignità del senato di Roma e tutto esso uficio accomandato fu al detto

messer Niccola a sua vita, e più la rettoria del Patrimonio, e la

contea di Campagna; i quali ufici e rettorie esso messer Niccola per

riverenza del suo signore messer lo re Luigi senza licenza non volle

accettare. E oltre alle predette grazie spontaneamente fatte, molte

petizioni di beneficii il papa liberamente gli segnò, mostrando a tutti

la grande confidenza che nel nobile uomo avea. E avendo messer Niccola

preso licenza del partire dal papa, il papa gli commise ch’andasse

a’ signori di Milano, e con loro cercasse accordo sopra i fatti di

Bologna. Il savio cavaliere per questa sua partita sostenne oneste

cagioni simulando, e intanto ebbe da messer Bernabò perchè altrimenti

nel secreto fare noi volea, pensando non doverne potere avere onore:

partì adunque di corte, e dirizzossi a Milano; quello ne seguì a suo

luogo diremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 210 / 233 题