_Come messer Niccola gran siniscalco del Regno andò in corte di Roma
per accordare il re con la Chiesa, e fattogli dal papa ciò gli domandò,
e grand’onore, se ne tornò in Lombardia._
Essendo intorno al re Luigi il grande siniscalco il maggiore e il più
ridottato barone, come operare suole l’invidia, comune morte e vizio
delle corti, con false informazioni mosse il re a disdegno contro
messer Niccola. Esso ch’era alla corona fedele, con animo grande
mostrava di non se n’avvedere, e prese cagioni oneste alle sue terre si
riparava, massimamente a Nocea, e provvedeva i fatti suoi. Lo re povero
di savio consiglio per le cose gli occorrevano sovente mandava per lui;
esso preso scusabili cagioni per farlo conoscente ritardava l’andare:
e certo essendo messer Niccola appresso del re niuno de’ baroni osava
alzare il ciglio. E in que’ giorni occorso era che per lo censo debito
alla Chiesa, e non pagato, il Regno era interdetto; il gran siniscalco
avendo voglia d’essere a corte per levarsi dinanzi agl’invidiosi
assalti de’ baroni, e per cercare maggiori cose, alle quali l’animo suo
si dirizzava, e per fare prova di sè, con volontà del re andò a corte
di Roma, ove e dal papa e da’ cardinali fu sopra modo onorato; e in
prima la domenica della rosa il papa commendato di virtù, di nobiltà,
e di valore messer Niccola li diede la Rosa, la quale osava dare al
più nobile uomo che allora si trovasse in corte di Roma, appresso
con lui s’accordò del censo del reame, e levò l’interdetto. Da indi a
pochi giorni il papa di proprio movimento li diede per messer Giovanni
figliuolo di Iacopo di Donato Acciaiuoli suo consorto l’arcivescovado
di Patrasso, essendo i cardinali di più altri solliciti promotori, di
costui nullo intendimento v’era: il papa mostrò come essendo uopo di
braccio secolare al sostenimento di quello beneficio, costui più idoneo
era che un altro per lo consiglio e favore del gran siniscalco, e senza
attendere altra deliberazione, come domandavano i cardinali. d’isso
fatto lo elesse. Di poi di proprio moto del santo padre, l’uficio e
dignità del senato di Roma e tutto esso uficio accomandato fu al detto
messer Niccola a sua vita, e più la rettoria del Patrimonio, e la
contea di Campagna; i quali ufici e rettorie esso messer Niccola per
riverenza del suo signore messer lo re Luigi senza licenza non volle
accettare. E oltre alle predette grazie spontaneamente fatte, molte
petizioni di beneficii il papa liberamente gli segnò, mostrando a tutti
la grande confidenza che nel nobile uomo avea. E avendo messer Niccola
preso licenza del partire dal papa, il papa gli commise ch’andasse
a’ signori di Milano, e con loro cercasse accordo sopra i fatti di
Bologna. Il savio cavaliere per questa sua partita sostenne oneste
cagioni simulando, e intanto ebbe da messer Bernabò perchè altrimenti
nel secreto fare noi volea, pensando non doverne potere avere onore:
partì adunque di corte, e dirizzossi a Milano; quello ne seguì a suo
luogo diremo.