_Come papa Innocenzio levò le riservagioni._
Per lungo spazio di molti anni, cominciando al tempo di papa Giovanni
ventiduesimo, in corte di Roma erano fatte le riserbazioni di tutti i
beneficii cattedrali e collegiali i quali secondo la ragione canonica
riformare si doveano e soleano per i capitoli e collegi delle dette
chiese, e ciò diede ad intendere di fare il detto papa Giovanni per
accogliere moneta e fare il passaggio all’acquisto della Terra santa;
e come uomo sagacissimo e astuto in tutte sue cose, e massime in fare
il danaio, usava questa cautela, che vacando un beneficio di grande
entrata togliea un prelato di più basso beneficio e lo promovea al
maggiore, e un altro di minore beneficio a quello di colui cui avea
promosso al maggiore, e così d’un beneficio vacato in corte cinque o
sei ne facea vacare, avendo i frutti dell’anno, e con grande spendio
di quelli ch’erano promossi; e fece il detto papa tesoro di diciotto
milioni di fiorini in moneta coniata, e più di sei milioni in gioielli.
Il quale ben seppe secondo il mondo Clemente sesto colla contessa di
Torenna, la quale tra le poppe portava le supplicazioni, e aprendo
il seno le porgea al santo padre; il quale in cacciare, e uccellare,
e altri diletti mondani la maggior parte de’ suoi giorni spese. Ed
era la corte tanto corrotta di simonia, che il più per simonia o
per grazia de’ signori temporali e cardinali gl’indegni e scellerati
cherici erano promossi, e i buoni e onesti ributtati, non senza loro
vituperio e vergogna. Per le quali inconvenienze Innocenzio papa mosso
da spirito diritto e buono zelo, in quest’anno 1360, per suo decreto
fatto consiglio, e con volontà del collegio de’ cardinali, levò le
riserbazioni, rilasciando le elezioni e postulazioni delle chiese
cattedrali e collegiate alla grazia dello Spirito santo.