CAP. XCIII.

_Come papa Innocenzio levò le riservagioni._

Per lungo spazio di molti anni, cominciando al tempo di papa Giovanni

ventiduesimo, in corte di Roma erano fatte le riserbazioni di tutti i

beneficii cattedrali e collegiali i quali secondo la ragione canonica

riformare si doveano e soleano per i capitoli e collegi delle dette

chiese, e ciò diede ad intendere di fare il detto papa Giovanni per

accogliere moneta e fare il passaggio all’acquisto della Terra santa;

e come uomo sagacissimo e astuto in tutte sue cose, e massime in fare

il danaio, usava questa cautela, che vacando un beneficio di grande

entrata togliea un prelato di più basso beneficio e lo promovea al

maggiore, e un altro di minore beneficio a quello di colui cui avea

promosso al maggiore, e così d’un beneficio vacato in corte cinque o

sei ne facea vacare, avendo i frutti dell’anno, e con grande spendio

di quelli ch’erano promossi; e fece il detto papa tesoro di diciotto

milioni di fiorini in moneta coniata, e più di sei milioni in gioielli.

Il quale ben seppe secondo il mondo Clemente sesto colla contessa di

Torenna, la quale tra le poppe portava le supplicazioni, e aprendo

il seno le porgea al santo padre; il quale in cacciare, e uccellare,

e altri diletti mondani la maggior parte de’ suoi giorni spese. Ed

era la corte tanto corrotta di simonia, che il più per simonia o

per grazia de’ signori temporali e cardinali gl’indegni e scellerati

cherici erano promossi, e i buoni e onesti ributtati, non senza loro

vituperio e vergogna. Per le quali inconvenienze Innocenzio papa mosso

da spirito diritto e buono zelo, in quest’anno 1360, per suo decreto

fatto consiglio, e con volontà del collegio de’ cardinali, levò le

riserbazioni, rilasciando le elezioni e postulazioni delle chiese

cattedrali e collegiate alla grazia dello Spirito santo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 208 / 233 题