_Come il legato richiese d’aiuto il re d’Ungheria alla difesa di
Bologna._
Già era quasi certa e indubitata speranza a’ pastori della Chiesa di
Dio, e a’ governatori d’essa, sì di là come di qua da’ monti, della
difesa della città di Bologna, e il legato d’ogni parte in qualunque
modo potea cercava aiuto sollecitamente: com’a Firenze avea mandato,
così all’imperadore e al re d’Ungheria sommovendoli al soccorso
dell’onore di santa Chiesa intorno a’ fatti di Bologna; per questo lo
re d’Ungheria richiesto, e non volendo, se prima non sapeva il come
e perchè, con più certo e diliberato consiglio fare l’impresa, come
gonfaloniere e difensore di santa Chiesa, al cui bisogno dicea non
potere senza soccorso passare, lettere fece e sua ambasciata mandò
a’ signori di Milano, loro pregando si partissero dall’offesa di
santa Chiesa, e gli ammoniva sotto protesto d’aiuto che si partissono
dall’impresa. I signori di Milano sentendo che suo movimento era pigro,
e con lunga tratta di tempo, a’ suoi ambasciadori mostrarono, e a lui
scrissono con assai apparenti ragioni che loro impresa era giusta e
ragionevole, e che in corte di Roma palesemente se ne disputava, e che
la ragione per loro parte rispondea, e così la sentenza attendeano; e
però lo pregavano che contro a loro non prendesse il torto, che giusto
il podere loro ne prenderebbono difesa, e gli ambasciadori di grande
riverenza onorarono, e di molti e ricchi doni.