CAP. LXXXVII.

_Conta del reggimento de’ Romani, e d’alcuna giustizia fatta._

L’antico popolo e reggimento romano a tutto il mondo era specchio di

costanza, e incredibile fermezza d’onesto e regolato vivere, e d’ogni

morale virtù, e quello ch’al presente possiede le ruine di quella

famosa città è tutto per lo contrario mobile e incostante, e senza

alcuna ombra di morali virtù. Loro stato sovente si muove con vogliosa

e straboccata leggerezza, e cercando libertà l’hanno trovata, ma non

l’hanno saputa ordinare nè tenere, com’addietro nell’opera nostra

si può trovare. All’ultimo, dalla forma e costumi de’ reggimenti

de’ popoli della Toscana che vivono in libertà, e massimamente de’

Fiorentini cui essi appellano figliuoli, hanno preso il modo, e fatti

hanno loro cittadini in similitudine di priori e con simigliante balía,

e riduconsi presso al Campidoglio, e per loro consiglio hanno i capi

de’ Rioni, e a similitudine de’ gonfalonieri delle compagnie di Firenze

fatti hanno banderesi con grande potestà e balía, li quali hanno altri

sotto sè a cui danno i pennoni, e ciascuno de’ banderesi ha il seguito

di millecinquecento popolari bene armati e in punto a seguirli a ogni

loro posta; e così sono circa a tremila gli ubbidienti a’ banderesi.

Questi hanno a fare l’esecuzione della giustizia di fuori contro i

possenti e grandi cittadini che male facessono, o fossono inobbedienti

al reggimento di Roma, o dessono alcuno ricetto ai mali fattori in

loro fortezze o tenute; e contro a coloro che hanno trovato mal fare

cominciato hanno così aspra giustizia, che passano i segni per troppa

rigidezza, il perchè nè principe nè barone è nella giurisdizione del

popolo di Roma che non stia spaventato, e che forte non gli ridotti, e

che per paura non ubbidisca a’ governatori di Roma e’ loro rettori. E

in questo anno occorse, che il Bello Gaietani zio del conte di Fondi,

e Matteo dalla Torre, famosi capi e ritenitori de’ ladroni del paese,

furono presi da’ detti banderesi con più loro seguaci malandrini e

rubatori di strade, e di fatto e senza alcuno soggiorno tutti furono

impiccati, e le loro tenute disfatte e ragguagliate con la terra. Ed

essendo la Campagna in ribellione de’ Romani, e spilonca di ladroni,

e questo popolo infiammato a ben fare, ridottola all’ubbidienza de’

Romani.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 202 / 233 题