CAP. LXXXVI.

_Come il re d’Inghilterra si strinse a Parigi, e combattè Corboglio._

Essendo l’oste del re d’Inghilterra alquanti dì soggiornata a

Corboglio, e divisa, come di sopra dicemmo, in modo da potersi in

piccolo tempo raccogliere insieme quando fosse bisogno, all’ottava

della Pasqua di Resurrezione, il re con gran parte di sua oste si mosse

e avvicinossi a Parigi con le schiere fatte, e tanto che gli scorridori

si misono in sulle porti della città, facendo con parole e con atti

assai oltraggio a’ Franceschi, ma però di Parigi non usciva persona:

e ciò fu riputato gran senno, perchè uscendo, come suole il popolo

voglioso e male ordinato, e in fatti d’arme poco uso, il pericolo

era grandissimo, e il re con i suoi Inghilesi altro non desiderava,

facendo sagacemente tutto ciò che poteano per attrarli di fuori.

Veggendo il re dopo lungo stallo, che per aizzamento che fatto fosse

a’ Franceschi nè gente usciva della terra nè porta s’apriva, fatto

danno d’arsione per più sdegnare i nemici e animare a vendetta, si

trasse indietro: il prenze di Guales tornato al re senza frutto di suo

pensiero, per non lasciare niente che secondo il sottile provvedimento

del re per ottenere suo proponimento fare si dovesse, esso in persona

colla gente fresca ch’era rimasa nel campo con bell’ordine si mise a

combattere il castello di Corboglio. La battaglia fu aspra e animosa,

perocchè gli Inghilesi che erano montati nell’onore e pregio dell’arme

alla disperata senza curare la vita si metteano a ogni pericolo; i

Franceschi che conosceano che essendo vinti vituperavano il nome loro,

ed erano carne di beccheria, si difendeano francamente ributtando

i nemici; molti e dall’una parte e dall’altra ne furono morti e

fediti; in fine gl’Inghilesi non potendo niente approdare si levarono

dall’impresa. Come il duca avea fatto a Corboglio, così il conte di

Lancastro e poi la persona del re cercarono di più altre castella e

fortezze, e nulla poterono ottenere, sì bene erano in apparecchio a

difesa; e queste cose furono gran cagione di recare gl’Inghilesi a

concordia, come a suo luogo e tempo diremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 201 / 233 题