_Come gli Ubaldini si mostrarono tra loro divisi._
In questi tempi, maliziosamente per sagace consiglio la casa degli
Ubaldini si divise, e quelli di Tano da Castello col seguito loro
s’accostarono a messer Bernabò, e quelli di Maghinardo e d’Albizzo
da Gagliano con loro amici tennono col legato in palese, tutto che
in segreto, come ghibellini e antichi nemici della Chiesa di Roma,
s’intendessono, e che con l’animo fossono quello ch’e’ consorti loro;
litigavano per dare materia di rottura alle strade dell’alpe, sicchè
per quelle vie niuno osasse andare a Bologna. Per questa divisa, o
vera o infinta che fosse, l’una parte guerreggiava l’altra, e insieme
si danneggiavano assai; per modo che l’alpe era tutta rotta, e i passi
e le strade serrate in forma, che roba nè persona per que’ luoghi
non poteva ire a Bologna senza gravi pericoli; il perchè grave danno
e disagio ne tornava a’ Bolognesi assediati, che per quelli luoghi
soleano andare e foraggio e aiuto. E parne che sia da notare in questa
guerra lunga e pertinace, la maggiore parte di quello che bisognava per
vita dell’oste sparta, e grande opera quasi venia per Lombardia per lo
passo del Po, il quale il marchese da Ferrara compare di messer Bernabò
gli avea conceduto, pagando la roba il dazio usato, di che gran danaio
ne fece il marchese: e secondo ch’avemmo da persona degna di fede, che
di ciò ebbe degna notizia, tra soldo e vittuaglia e altri fornimenti
l’oste costava al tiranno ogni mese oltre a’ fiorini settantamila
d’oro, e tanto era la sua entrata che niente parea che ne curasse: è
vero che grande tesoro trasse da’ cherici delle terre che gli erano
suggetti, i quali con molti dispetti disordinatamente gravava.