_Di un trattato menato in Forlì contro alla Chiesa._
Messer Bernabò per l’impresa ch’avea fatto il legato della città
di Bologna era molto stizzito o infocato, e come signore animoso e
vendicativo non posava, e senza riguardo di spesa del continovo suo
oste cresceva, e sollecitava i suoi capitani a fare buona guerra a’
Bolognesi, e dovunque potessono ne’ terreni della Chiesa. Occorse in
questi giorni, che la gente ch’era alla guardia di Forlì gran parte
n’erano ad accompagnare infino a Fermo messer Giovanni da Oleggio;
questo caso diede materia a un messer Stefano giudice, e a un nipote
di messer Francesco degli Ordelaffi per addietro capitano di Forlì,
nato d’una sua figliuola bastarda, di cercare trattato in Forlì; questi
due matti baldanzosi, piuttosto per presuntuoso animo che per savio
consiglio, tenuto trattato col capitano della gente di messer Bernabò,
vedendo la terra sfornita di gente di soldo, sotto ombra di cavalcata
gran parte della migliore gente da cavallo e da piè dell’oste del
tiranno feciono appressare a Forlì, in luogo che per sua vicinanza
non gittasse tanto sospetto che al popolo fosse necessità prendere
l’arme, e d’onde partendosi la notte potessono entrare nella terra;
e tanto aveano predetta la cosa, che avendo i detti di sopra con
alquanti loro amici rotte in due parti le mura della città, ed essendo
condotti millenovecento barbute e fanti assai al tempo che loro era
dato alle dette rotture, poco accorti i traditori abbagliati della
voglia disordinata, tra gli steccati e le mura che fatti aveano ne
condussono tra gli ortali dentro e a piè delle mura oltre a trecento
cavalieri e dugento pedoni, anzi che dentro se ne sentisse niente, e
non presono avviso che i detti ortali erano tutti affossati, e senza
vie spedite che mettessono nelle strade mastre, il perchè ne seguì,
che nel ravvilupparsi disordinatamente e poco chetamente in quel
luogo, furono sentiti e scoperti; onde il popolo si levò a romore, e
francamente corsono ove si sentivano i nemici, e gli assalirono col
vantaggio del sito dov’erano, e non potendosi stendere nè campeggiare,
e inviliti, tutto che facessono per loro onore mostra d’arme, in fine
furono cacciati di fuori, ed essendone assai magagnati e fediti: e
mentre ch’era attizzata la zuffa, poco anzi il fare del giorno la gente
ch’avea accompagnato messer Giovanni da Oleggio tornò, onde quelli di
fuori perduta la speranza si ritrassono indietro, e’ traditori furono
presi e condannati alle forche. Parendo al capitano di messer Bernabò
avere avuto dell’impresa vergogna, quasi come se la preda gli fosse
uscita di mano, la seguente mattina con duemila barbute tentò di fare
in aperto quello che non avea potuto fare in occulto, e venuto infino
alle mura della città, la trovò sì bene ordinata e guernita a difesa,
che intendimento che dato gli fosse dentro riputò a niente; onde diè
la volta, e trovando il paese male fornito di roba da vivere, lasciò a
Luco quattrocento cavalieri, e tornossi nell’oste a Bologna.