_Di una congiura si scoperse in Pisa._
Gli artefici della città di Pisa, e massimamente quelli dell’arte
minuta, vedendo loro mancare i guadagni per la partita de’ Fiorentini
i quali il loro porto teneano in divieto, se ne doleano, e mormoravano
e parlavano male; e perseverando nelle querele, una quantità di loro
si giurarono insieme molto occultamente, e presono ordine tra loro, il
quale il venerdì santo a dì 3 d’aprile doveano uccidere gran parte de’
loro maggiorenti ch’erano al governo della città, dove e come trovar
gli potessono insieme, o divisi; e ciò fatto, doveano mandare per li
Gambacorti, che allora si riduceano a Firenze, e con loro riformare
la terra, e pacificare co’ Fiorentini per riavere il porto. Infra’
congiurati erano religiosi alquanti, e preti e altri cherici assai,
intra’ quali fu un prete il quale fu veduto parlare con certi de’
secolari della congiura assai sconciamente, e per disusata maniera,
o che parola di suo ragionamento fosse intesa, o che per lo modo del
parlare si facesse sospetto, fu mandato per lui, e stretto, e’ confessò
tutto l’ordigno; onde subitamente furono presi quattro preti e sette
frati, e nel torno di cento artefici d’arte minute. I governatori della
terra procedendo nel fatto trovarono ch’erano tanti gli avviluppati in
questa congiura che per lo migliore si fermarono, e non si stesono più
oltre, e del numero ch’aveano presi dodici ne furono impiccati, i quali
trovarono più colpevoli e caporali, e gli altri furono condannati a
condizione in danari, i quali per ricomperare le persone tosto furono
pagati. Questa novità molto conturbò e impoverì la città con guasto
dello stato della setta che allora reggea, la quale ne rimase in grande
gelosia, e il popolo minuto malcontento e peggio disposto.