_Come la Chiesa riformò Bologna._
Messer Gomise da Albonatio Spagnuolo nipote del legato, il quale
era stato marchese della Marca, e Niccola da Farnese capitano della
gente del legato rimasi nella libera signoria di Bologna, e fatta
grande allegrezza e festa co’ cittadini della partita di messer
Giovanni da Oleggio, e mostrando di loro grande confidanza, ma per
accattare loro benivolenza e favore, si cominciarono a ordinare alla
guardia, e alleggiarono il popolo di molte gravezze, e massimamente
delle soperchie, nelle quali li tenea il tiranno; e il popolo con
loro coscienza prese consiglio co’ più cari e sentiti cittadini, ed
elessono di comune concordia d’ogni stato e condizione, mescolando i
gentili uomini e’ popolari, e’ dottori e artefici eziandio dell’arti
minute, pure che ognuno fosse contento, certo numero di cittadini che
intendessono con gli uficiali della Chiesa alla guardia e alla difesa
della città; e ciò fatto, il capitano della gente della Chiesa mandò
comandando alla gente di messer Bernabò che si dovesse partire del
terreno della Chiesa, significando loro come Bologna era tornata alle
mani della Chiesa di Roma, com’essere dovea per ragione; la risposta
fu questa, che innanzi si partissono voleano vedere per cui, e che
s’e’ volessono se ne partissono glie n’andassono a cacciare. E preso
sdegno del baldanzoso comandamento, ed essendo loro di nuovo giunto
mille barbute, cavalcarono infino presso a Faenza, levando gran preda
di bestiame e di gente, la quale condussono al luogo senza impedimento
niuno; e com’aveano cominciato seguirono, facendo gran danno e
spaventamento de’ paesani, e rompendo le strade, minacciando di peggio
i Bolognesi e’ Romagnuoli; per le quali cose la letizia mostravano per
parere loro essere fuori delle mani del tiranno, e posto giù il caldo
voglioso si cominciò a raffreddare, e convertissi in paura di peggio, e
ciò venne loro, come si potrà leggendo innanzi trovare.