_Come messer Giovanni da Oleggio fermò suo accordo con il legato di
Bologna._
Il legato poich’ebbe a suo proponimento l’assento di corte di Roma,
d’onde a tempo sperava favore, ritenendo singulare amicizia con messer
Giovanni da Oleggio, e gareggiandolo molto per avere da lui quello
che cercava, riprese con lui ragionamento e trattato con animo di
contentarlo, purchè Bologna venisse alle sue mani, e perchè non dava
del suo era largo per promesse. La cosa era venuta in termine, che
poco dibattito di lievi cose fra loro aveano. Messer Giovanni stava
sospeso, perchè non li parea ben fare rimanendo nemico di messer
Bernabò e della casa de’ Visconti, della quale era per gesta. E stando
in questo intra due, sentendo messer Bernabò che la convegna era per
prendere tosto conclusione, e temendo forte che ciò non venisse fatto,
mandò a messer Giovanni certi de’ Bonzoni da Crema, che gli erano
cognati, e a loro commise che con ogn’istanza cercassono che Bologna
non tornasse nelle mani della Chiesa, e che offerissono al loro cognato
ogni patto e sicurtà ch’e’ volesse. Costoro col detto mandato di
presente furono a Bologna, e trovarono come la concordia era in alto
da potersi e doversi fornire con messer Giovanni; onde si strinsono
con lui, e dissonli quanto aveano da loro signore, e lo confortarono
con belle e indottive ragioni ch’e’ non volesse rimanere nimico del
signore suo e in contumacia de’ suoi consorti, e di tanta possanza e
grandezza, che potea con suo onore e vantaggio rimanere in buona pace
con loro. Messer Giovanni rispose, ch’e’ volea fare certo e sicuro
messer Bernabò che dopo sua morte Bologna gli verrebbe alle mani,
mentre ch’e’ vivea la volea tenere per lui, e titolarsene suo vicario,
e che volea fidanza che ciò li fosse osservato; e dove a questo messer
Bernabò venisse realmente e facesse, disse d’abbandonare ogni altro
trattato, affermando che sopra tutte le cose desiderava d’essere in
grazia de’ suoi maggiori, e a loro ubbidiente e fedele. I cognati
vollono la fede da lui, ed egli la diede loro, dicendo, ch’e’ non potea
guari aspettare, e che la risposta prestamente volea; e con questo
voltarsi indietro, e tornarsi a messer Bernabò, il quale avea sentito
che l’accordo era fatto, e che il prendere stava a messer Giovanni;
di che avendo da costoro chiara certezza in consiglio disse, ch’era
contento di fare quanto messer Giovanni avea domandato, e che così per
sua parte fermassono con lui. I giovani poco sperti e poco accorti,
non considerando il pondo del fatto, e quanto il caso portava o potea
portare, rendendo la cosa per fatta, con matta baldanza, quasi se non
dovesse nè potesse fallare nè uscire di loro mani, lieti e allegri,
perchè pareva loro fare gran fatti, presono alquanto soggiorno,
aspettando il tempo carissimo e pericoloso in vani diletti, nelle quali
cose spesono tre giorni oltre all’aspetto che messer Giovanni attendea;
il perchè ne seguì, che essendo in prima messer Giovanni in sospetto
della fede di messer Bernabò, il sospetto gli crebbe, e la tema di non
essere tenuto a parole a mal fine, e senza più attendere prese partito,
e fermò l’accordo col legato, come nel seguente capitolo diviseremo.
Fornito il fatto, i giovani che gli erano cognati li vennono il giorno
seguente, e trovarono la pietra posta in calcina, sicchè il pieno
mandato ch’aveano da messer Bernabò tornò in fumo. Per questo fallo
seguette, che i giovani a furore e tutte le loro famiglie furono
disperse, e i loro beni guasti e incorporati alla camera del signore
come di suoi traditori, e ne rimasono in bando delle persone.