_Come la Chiesa deliberò l’impresa di Bologna._
Egli è vero, che come già detto avemo, messer Giovanni da Oleggio
non veggendo sufficiente sua possa a resistere a messer Bernabò, nè
speranza di soccorso bastevole, cercato e ricercato avea se con lui
potesse avere convegna o pace fidata, e non di manco, come sagace
e astuto, cercava col legato di rendere Bologna alla Chiesa con suo
vantaggio e profitto. Il legato, ch’era d’animo grande, e desideroso di
torre quell’impresa per crescere suo onore e nome, non si attentava,
perchè non si vedea sufficiente a sostenere tanto fatto, e cominciare
non volea senza l’assento del papa e de’ cardinali, per non avere
riprensione nè vergogna. E avendo per questa cagione e con lettere e
ambasciadori sollicitato il papa, mostrandogli quelle buone ragioni
ch’erano a sua intenzione conformi, del mese di febbraio del detto
anno, ebbe per diliberazione del santo padre e de’ suoi cardinali, che
nel nome di Dio facesse l’impresa, tutto che in questo tempo messer
Bernabò con grande spendìo cercasse con danari con suoi protettori in
corte che ci ò non si facesse; e tanta fu la forza de’ danari e de’
doni, che ora sì ora no si dicea, con poco onore della Chiesa di Roma.
Nè a questo contento il tiranno, sua oste cresceva premendo d’imposte e
di colte tutti i cherici ch’erano di terre a lui sottoposte; e credendo
con parole altiere spaventare il legato ch’era uomo senza paura, forte
lo minacciava. E così la città di Bologna era di fuori tribolata,
e dentro stava in gelosia, e prima non sapendo a cui fosse venduta,
e sapendo che di lei si facea tenere mercato, e non osava parlare;
queste miserie si giugneano in loro gravi danni e le fatiche corporali.
Queste pene, se da’ cittadini erano pazientemente portate, meritavano
sollevamento, ma non era ancora il tempo che Iddio avea diliberato per
fine delle fatiche loro.