CAP. LXXIII.

_Come la Chiesa deliberò l’impresa di Bologna._

Egli è vero, che come già detto avemo, messer Giovanni da Oleggio

non veggendo sufficiente sua possa a resistere a messer Bernabò, nè

speranza di soccorso bastevole, cercato e ricercato avea se con lui

potesse avere convegna o pace fidata, e non di manco, come sagace

e astuto, cercava col legato di rendere Bologna alla Chiesa con suo

vantaggio e profitto. Il legato, ch’era d’animo grande, e desideroso di

torre quell’impresa per crescere suo onore e nome, non si attentava,

perchè non si vedea sufficiente a sostenere tanto fatto, e cominciare

non volea senza l’assento del papa e de’ cardinali, per non avere

riprensione nè vergogna. E avendo per questa cagione e con lettere e

ambasciadori sollicitato il papa, mostrandogli quelle buone ragioni

ch’erano a sua intenzione conformi, del mese di febbraio del detto

anno, ebbe per diliberazione del santo padre e de’ suoi cardinali, che

nel nome di Dio facesse l’impresa, tutto che in questo tempo messer

Bernabò con grande spendìo cercasse con danari con suoi protettori in

corte che ci ò non si facesse; e tanta fu la forza de’ danari e de’

doni, che ora sì ora no si dicea, con poco onore della Chiesa di Roma.

Nè a questo contento il tiranno, sua oste cresceva premendo d’imposte e

di colte tutti i cherici ch’erano di terre a lui sottoposte; e credendo

con parole altiere spaventare il legato ch’era uomo senza paura, forte

lo minacciava. E così la città di Bologna era di fuori tribolata,

e dentro stava in gelosia, e prima non sapendo a cui fosse venduta,

e sapendo che di lei si facea tenere mercato, e non osava parlare;

queste miserie si giugneano in loro gravi danni e le fatiche corporali.

Queste pene, se da’ cittadini erano pazientemente portate, meritavano

sollevamento, ma non era ancora il tempo che Iddio avea diliberato per

fine delle fatiche loro.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 188 / 233 题