_Come le sette di Cicilia si divoravano insieme._
La parte del re Luigi in Cicilia, sì de’ Messinesi, come de’
Palermitani, in questo tempo era dal giovane duca di Cicilia e da’ suoi
Catalani sopra modo tribolata e astretta, che ’l re Luigi altro che con
parole non aiutava i suoi partigiani, il quale era cresciuto al duca
il seguito suo, e di continovo cavalcavano sulle porte di Palermo e di
Messina, e loro tenute e fortezze e con assedio e trattati toglieano;
onde non potendo resistere alle continove e gravi oppressioni, da
capo con grande istanza richiesono il re d’aiuto, significando loro
stato e bisogno. Il re mandò a’ Fiorentini per trecento cavalieri che
gli erano stati per tre mesi promessi. Il comune per fare più presto
il servigio li mandò settemila fiorini d’oro, avendo sopra questo
risposto, che avendo altra volta mandata gente, era stata soprattenuta
i detti danari, perchè tanto montava il soldo di trecento cavalieri per
tre mesi, acciocchè ’l re li conducesse a suo modo, e quando n’avesse
bisogno. I danari presono luogo in altri servigi, e il soccorso de’
Ciciliani per quella volta furono lettere confortatorie, dando loro
speranza per animarli alla sofferenza, aspettando se si cambiasse
fortuna. Il di che di questo seguette, che i Catalani presono maggiore
cuore, e condussono gli amici del re a grande stretta, e con grandi
pericoli e partiti, come si potrà al suo tempo provare.