CAP. LXXII.

_Come le sette di Cicilia si divoravano insieme._

La parte del re Luigi in Cicilia, sì de’ Messinesi, come de’

Palermitani, in questo tempo era dal giovane duca di Cicilia e da’ suoi

Catalani sopra modo tribolata e astretta, che ’l re Luigi altro che con

parole non aiutava i suoi partigiani, il quale era cresciuto al duca

il seguito suo, e di continovo cavalcavano sulle porte di Palermo e di

Messina, e loro tenute e fortezze e con assedio e trattati toglieano;

onde non potendo resistere alle continove e gravi oppressioni, da

capo con grande istanza richiesono il re d’aiuto, significando loro

stato e bisogno. Il re mandò a’ Fiorentini per trecento cavalieri che

gli erano stati per tre mesi promessi. Il comune per fare più presto

il servigio li mandò settemila fiorini d’oro, avendo sopra questo

risposto, che avendo altra volta mandata gente, era stata soprattenuta

i detti danari, perchè tanto montava il soldo di trecento cavalieri per

tre mesi, acciocchè ’l re li conducesse a suo modo, e quando n’avesse

bisogno. I danari presono luogo in altri servigi, e il soccorso de’

Ciciliani per quella volta furono lettere confortatorie, dando loro

speranza per animarli alla sofferenza, aspettando se si cambiasse

fortuna. Il di che di questo seguette, che i Catalani presono maggiore

cuore, e condussono gli amici del re a grande stretta, e con grandi

pericoli e partiti, come si potrà al suo tempo provare.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 187 / 233 题