_Come più castella si rubellarono a’ Tarlati._
Come per esperienza vedemo, e gli uomini e gli animali senza ragione
per natura sono vaghi di libertà, e l’appetiscono come loro proprio
bene; gli uccelletti in gabbia vezzosamente nudriti si rallegrano
vedendo le selve, e se possono fuggire de’ luoghi dove sono incarcerati
ritornano a’ boschi; gli uomini che sono stati in lungo servaggio
avvezzi al giogo della tirannia, se sono continovi, e veggiono il
tempo di ricoverare loro libertà, con tutti i sentimenti del corpo si
studiano a ciò pervenire. E di ciò in questi dì ne vedemmo la prova
ne’ suggetti de’ Tarlati, perocchè a dì 13 di febbraio 1359 la Serra
si diede al comune di Firenze; la quale fortezza il nome concordia
al fatto, perocchè serra il passo della montagna che è dal comune di
Bibbiena in Romagna: e il detto dì Montecchio s’arrendè agli Aretini.
Quelli della valle di Chiusi avendo mandato per gente al podestà di
Bibbiena, e non potendola avere, se prima non ne facesse coscienza al
comune di Firenze, e a loro troppo tardava, l’ebbono dagli Aretini, e
rubellaronsi da’ Tarlati. Guido fratello di Marco si tenne alla rocca,
ch’era fortissima, e da non potersi mai vincere per forza, onde per gli
Aretini fu cinta d’assedio in forma che poco potea sperare in soccorso
di fuori. E per questa simigliante fortuna aveano considerato che i
tiranni murano a secco, che bene che loro mura per altezza passino
il cielo, come n’è tratta una pietra di sotto di quelle in su che
è carica, l’altre senza niuno ritegno rovinano; il perchè se cotali
che usurpano il dominio avessono buon sentimento, non piglierebbono
fidanza delle maravigliose fortezze, ma de’ cuori de’ suggetti loro,
trattandoli bene.