_Discordia del conte di Focì a quello d’Armignacca._
Vedendo il re, come poco davanti dicemmo, che il suo stallo a Rems
era pericoloso e con poco profitto, all’entrare di febbraio divise suo
oste, e una parte ne fece cavalcare per lo paese, la quale non trovando
contrario s’arrestò a san Dionigi ch’è presso a Parigi a due leghe: e
questa mandata secondo l’opinione di molti fu di consiglio del re di
Navarra e con suo favore, sotto la scusa dello sdegno preso per lui per
lo Delfino di sospetto de’ mali ch’e’ facea. Il Delfino, col consiglio
di certi baroni fidati e fedeli alla corona, intendea a fornire le
rocche e le terre, e a fare sollecita e buona guardia in ogni luogo,
e lasciava correre e cavalcare il paese alla volontà degl’Inghilesi. E
stando in queste tenebre il reame di Francia, e non senza pericolo, era
per invidia grave discordia cresciuta intra il conte di Focì e quello
d’Armignacca, il quale solea essere assai di minore possa che quello di
Focì, molto era cresciuto in tanto ch’avanzava assai quello di Focì; e
la cagione di ciò era stato, perocchè per spazio di cinque anni quello
d’Armignacca avea tenuto il vicariato del paese per lo Delfino, onde
avea tratto grande tesoro; e per questo vizio d’invidia, il quale nelle
corti de’ signori signoreggia, il conte di Focì, veggendo il reame
in tanto pericolo, con segreto favore del re d’Inghilterra, secondo
che per fama si disse, raunò gente d’arme a cavallo e cavalcò per lo
paese, ed entrando nelle ville e nelle castella come barone fidato alla
corona, e con questo modo mandò fino a Tolosa, dicea che volea altri
cinque anni la vicheria del paese come avea avuto quello d’Armignacca,
che domandando colta per guardare il paese, non senza tema di
ribellione e per molto arbitrio s’appropriò senza l’assentimento dei
Delfino; i paesani si portavano saviamente per non dare loro in parte
a’ loro avversari, onde s’acquetò la nuova e paurosa fortuna, non che
guerra non rimanesse tra’ due conti.