CAP. LXVI.

_Come gli Aretini riebbono il castello della Pieve a santo Stefano._

Il castello della Pieve a santo Stefano lungo tempo era stato nelle

mani de’ Tarlati; e’ terrazzani sentendo che Bibbiena era presa pe’

Fiorentini, temendo de’ mali che verisimilemente potevan loro avvenire,

cercarono di volersi acconciare con li Aretini con volontà di quelli

da Pietramala. Nella terra era uno figliuolo di messer Piero Sacconi

male in concio a potere resistere al loro volere, e però venendo

eglino a lui, loro consentì ciò che seppono divisare; e di presente

fece il fatto a’ suoi consorti sentire, e ad altri amici caporali

di loro stato, i quali senza indugio copertamente mandarono fanti al

castello, e uno di loro con pochi compagni disarmati, come se andassono

a sollazzo, entrò dentro con loro, e come si sentirono forti dentro

mutarono sermone, e coloro che si voleano accordare, e tutti quelli che

si faceano a ciò capo mandarono per stadichi ad altre loro tenute, e di

gente forestiera fornirono la guardia della terra, il perchè la cosa,

per allora si rimase. Ma i villani della terra loro intenzione, senza

mostrare segno di fuori, serbarono nel petto, e a dì 8 di febbraio

detto anno, non prendendone guardia i Tarlati che aveano la cosa per

cheta, i terrazzani preso loro tempo tutti si levarono a romore, e

presi i caporali de’ loro signori e de’ soldati, tenendoli tanto che

riebbono li stadichi loro, e liberaronsi della tirannia, racconciandosi

col comune d’Arezzo, e tornando allo stato e costume antico di loro

contadini, con certe immanità che domandarono, e loro furono concedute.

Questo fu alla casa de’ Tarlati, dopo la perdita di Bibbiena, grande

abbassamento di loro stato e signoria.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 181 / 233 题