_Come gli Aretini riebbono il castello della Pieve a santo Stefano._
Il castello della Pieve a santo Stefano lungo tempo era stato nelle
mani de’ Tarlati; e’ terrazzani sentendo che Bibbiena era presa pe’
Fiorentini, temendo de’ mali che verisimilemente potevan loro avvenire,
cercarono di volersi acconciare con li Aretini con volontà di quelli
da Pietramala. Nella terra era uno figliuolo di messer Piero Sacconi
male in concio a potere resistere al loro volere, e però venendo
eglino a lui, loro consentì ciò che seppono divisare; e di presente
fece il fatto a’ suoi consorti sentire, e ad altri amici caporali
di loro stato, i quali senza indugio copertamente mandarono fanti al
castello, e uno di loro con pochi compagni disarmati, come se andassono
a sollazzo, entrò dentro con loro, e come si sentirono forti dentro
mutarono sermone, e coloro che si voleano accordare, e tutti quelli che
si faceano a ciò capo mandarono per stadichi ad altre loro tenute, e di
gente forestiera fornirono la guardia della terra, il perchè la cosa,
per allora si rimase. Ma i villani della terra loro intenzione, senza
mostrare segno di fuori, serbarono nel petto, e a dì 8 di febbraio
detto anno, non prendendone guardia i Tarlati che aveano la cosa per
cheta, i terrazzani preso loro tempo tutti si levarono a romore, e
presi i caporali de’ loro signori e de’ soldati, tenendoli tanto che
riebbono li stadichi loro, e liberaronsi della tirannia, racconciandosi
col comune d’Arezzo, e tornando allo stato e costume antico di loro
contadini, con certe immanità che domandarono, e loro furono concedute.
Questo fu alla casa de’ Tarlati, dopo la perdita di Bibbiena, grande
abbassamento di loro stato e signoria.