CAP. LXV.

_Come messer Bernabò strignea Bologna._

L’oste di messer Bernabò in questi tempi continovamente cresceva, la

quale avea fermato suo campo a Casalecchio, e il capitano del luogo

faceva cavalcare le brigate or qua or là, rompendo le strade, e facendo

assai danno a’ paesani. Gli Ubaldini ad arte si mostravano divisi,

e parte ne teneano con messer Bernabò, e parte con messer Giovanni,

il perchè le strade e l’alpi non si poteano usare. Il legato, che

come il nibbio aspettava la preda, per trarre a sè l’animo di messer

Giovanni, cui vedea dovere poco durare, l’aiutava con tutta la sua

forza, mettendo al continovo in Bologna gente e vittuaglia. Messer

Bernabò di ciò forte turbato, gli scrisse, che non faceva bene a

impedirlo che non tornasse in casa sua, minacciandolo, che se non

se ne rimanesse li farebbe novità nella Romagna e nella Marca. Per

queste minacce il legato più si sforzava ad atare messer Giovanni, il

quale vedendosi male parato e poco atto alla difesa, durando la guerra

guari di tempo, per più riprese mandava a Milano suoi ambasciadori per

levare messer Bernabò dall’impresa, e nondimeno ricercava se potesse

muovere i Fiorentini in suo aiuto; e non trovandovi modo, cominciò a

trattare collegato il ragionamento: il quale dava gli orecchi a volere

fare l’impresa, la quale nella fine venne fornita, come a suo tempo

diremo. Ma in questi dì, la cosa tanto dubbiosa e avviluppata, che

non si vedea dove la cosa ragionevolemente potesse passare, la guerra

rinforzava a giornate. Il capitano di messer Bernabò per più strignere

la terra e da lungi e da presso ponea bastie, e all’uscita di febbraio

ebbe Castiglione per trattato, ch’è un forte castello posto tra Modena

e Bologna. Il signore di Bologna, ch’era uomo al suo tempo riputato,

astuto e di buona testa, e per molti anni pratico delle battaglie del

mondo, bene conosceva che impossibile era sua difesa contro la forza

di messer Bernabò, non avendo altro aiuto, e però sagacissimamente

si sostenea, traendo delle castella quelli terrazzani che gli erano

sospetti, e bene li conoscea, e in Bologna sotto solenne guardia tenea

molti cittadini di cui non prendea confidanza; e del continovo pensava,

come con suo vantaggio e onore potesse dare ad altrui i pensieri della

guerra, e uscire di tante persecuzioni in luogo dove potesse il resto

de’ suoi giorni in pace vivere.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 180 / 233 题